Incontriamo Fadi in zona Lomellina, a Milano, per un caffè e per fare quattro chiacchiere sul nuovo disco che non vediamo l’ora di ascoltare.

Abbiamo parlato con Fadi, astro nascente di Picicca Dischi (etichetta già di Brunori Sas e Dimartino). Ieri Fadi ha pubblicato Cardine, il suo singolo d’esordio, un brano soul che nasce sulla riviera romagnola tra una giornata in spiaggia e un giro in moto sul lungomare. Incontriamo Fadi in zona Lomellina, a Milano, per un caffè e per fare quattro chiacchiere sul nuovo disco che non vediamo l’ora di ascoltare.

Una delle cose che mi ha incuriosito subito, la prima volta che ho ascoltato Cardine, è il fatto che sia completamente diversa dalla tipica canzone indie che circola in questo momento. Ad esempio, non ci sono i synth ma ci sono le chitarre e il brano mi sembra tratti temi diversi da quelli che ascoltiamo di solito, manca il livello di dettaglio (nomi, cose e città) a cui siamo abituati e i riferimenti musicali sono altri e guardano anche oltreoceano. La prima domanda quindi è scontata, com’è nato questo pezzo?

In pratica quella volta eravamo in sala prove in un momento di cazzeggio generale. Il bassista ha iniziato a sfregare il basso contro il cardine della porta, allora abbiamo pensato di chiamarla Cardine. Poi in realtà abbiamo capito che il titolo c’entrava anche molto con il pezzo e allora è stata battezzata così.

E dal punto di vista del suono?

Diciamo che il mio orecchio trova compiacimento a sentire diverse cose. A me sono sempre piaciute le chitarre, mi piace modularne il suono. La chitarra è uno strumento che mi gasa, mi intriga, tutto qua. Di conseguenza quando uno fa quello che gli piace, cantare e fare musica, ci tira dentro queste cose.

Qualcuno non ti ha suggerito a un certo punto di provare a inserire dei synth?

C’è stato qualche momento in cui pensavamo di provare… Però poi non se n’è fatto niente.

Non ci stavano.

Se ascolti il main riff c’è un Re e un Fa diesis. Quello vuole essere una similitudine della routine e la chitarra è in sintonia con quella cosa lì. Il canto è soul, perché per me deve essere soul. È la dinamica, il meccanismo, la macchina della vita di tutti i giorni, che tu sia bidello, meccanico o insegnante.

E invece, dal punto di vista dei testi? Mi sembra che la malinconia dell’indie sia sostituita in questo caso dall’entusiasmo, nonostante gli alti e i bassi di cui parli nella canzone.

Questo brano è un “ci ballo su” sofferto. Quando penso al soul penso a Sam Cooke o a Otis Redding, che raccontavano fatti di vita vissuta: chiamo la donna e dall’altra parte della cornetta risponde l’operatore, oppure non risponde l’operatore ma l’uomo che stava dormendo con la mia donna, per Otis Stand by me. In Italia quello che va più a braccetto con quella roba lì sono Battisti, Gaetano, Dalla. Quello, per me, è il soul italiano.

Il tuo è un debutto assoluto o prima di Fadi avevi già lavorato ad altri progetti musicali?

Da un certo punto di vista è un debutto assoluto. Prima avevo una band e sicuramente, suonando nei dintorni della riviera, ci siamo tolti delle soddisfazioni. È stato bellissimo. Ad un certo punto però ho deciso di provare questa strada… Perché ci sono tante cose che uno vorrebbe fare nella vita ma finché non ti ci metti veramente non lo sai.

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Un’altra passione che ho notato sbirciando il tuo profilo personale di Instagram è quella per le moto.

È uno dei miei difetti. (ride) Sono appassionato di diverse cose. Quella dei motori è una passione di famiglia e penso sia proprio bello come un’esplosione possa essere convogliata per far muovere qualcosa.

Forse, venendo dalla Romagna, la passione per i motori è anche inevitabile.

Si, anche il mio babbo correva. Lui è venuto su dalla Nigeria a 18 anni per fare una formazione da designer di automobili. Quando è arrivato in Italia è andato a Torino a studiare. Poi, giù a Riccione, si è messo a “spataccare” con le auto storiche. Mio padre è un dottore di queste cose, io diciamo che sono mitigato, ma quel mondo lì mi ha sempre incuriosito. Mi sembra di averla un po’ sottopelle questa cosa. Mi piace molto anche la questione del limite, della velocità.

Un’altra cosa interessante è che il disco uscirà per Picicca Dischi, parlaci un po’ di questa collaborazione.

È nata da un rapporto di amicizia con alcuni componenti della band di Brunori Sas e con Dario (Brunori ndr) e Matteo (Zanobini, manager di Fadi ndr).

Tendenzialmente sono un tipo molto curioso. Praticamente mentre ero a Bologna a studiare economia — e tra l’altro in quel periodo cantavo le canzoni di Dario in spiaggia a Riccione — ci sono state un po’ di vicissitudini in cui chiedevo pareri a Dario Della Rossa, a Matteo e allo stesso Dario su delle bozze che avevo. Diciamo che, anche prima di conoscerli, ero già un fan sfegatato della Brunori Sas.

Mentre ero a Bologna, una sera, eravamo lì in Piazza Verdi e ho conosciuto Dario Della Rossa senza sapere chi fosse. Dopo ho visto che saliva sul palco e ho capito. Poi, più avanti, ci siamo anche confrontati sui pezzi. Nel mezzo c’è stato di tutto e di più, mi sono anche dovuto laureare.Un altro aneddoto interessante è ambientato al botanique di Bologna. C’era Dario Della Rossa sul palco e io ero fra il pubblico di fianco a tre ragazze che facevano una cagnara pazzesca urlando “Dario sei bellissimo!” e cose del genere. Allora io a un certo punto ho urlato “non è veroo! È più bella la Simo!” e lì Dario mi ha sentito, mi ha guardato e mi ha chiamato su, sul palco, a fare Guardia ’82.

Non ti sei cagato addosso?

Mi sono cagato addosso di brutto. (ride) Hai presente quando a McFly gli danno del fifone? È stata stupenda come cosa. L’anno scorso ad Agosto invece ho fatto l’apertura, sempre di Brunori, a Sogliano.

Invece del disco che uscirà puoi anticiparci qualcosa?

Assolutamente… No! (ride) Diciamo che parlerà molto dei miei posti. Ma in realtà è ancora in lavorazione, anche se ci sono già un po’ di bozze.

Si può dire almeno quando uscirà?

Probabilmente in inverno. Nel frattempo però verranno pubblicati un po’ di brani. Abbiamo già quattro cinque pezzi che usciranno scaglionati nel corso del tempo. Poi per l’uscita del disco, direi questo inverno.

Tutte le foto di Silvia Tofani.

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