in copertina, foto via Twitter

Mission Lifeline viene fondata nell’ottobre 2015 quando i primi freddi resero particolarmente pericolosa la rotta balcanica.

Sta succedendo di nuovo. Il di fatto capo del governo è tornato a minacciare di impedire l’arrivo di una nave di una Ong che ha salvato migranti dalla Libia e dal Mar Mediterraneo.

Questa volta si tratta della nave della Ong Mission Lifeline, che ha appena salvato tra i 300 e i 400 migranti dalle acque del mediterraneo.

Qualcosa è diverso dal caso dell’Aquarius: c’è un precedente. Ciò significa che Salvini sa che la strategia del tiro alla fune funziona — e infatti l’ha già minacciato, proprio nei confronti della Spagna. E siccome ha funzionato, qualsiasi malumore interno al governo durante le tensioni europee per l’Aquarius è superato. Toninelli — nel caso non lo sapeste, il ministro a Trasporti e Infrastrutture — questa volta non è rimasto sospettosamente silente, messo da parte. Si è offerto immediatamente come spalla “ragionevole” all’aggressività sragionata di Salvini: prendersela con i piú deboli ha dimostrato di funzionare e, a conti fatti, di non provocare conseguenze, per cui non c’è motivo per non farlo.

La nonchalance con cui Toninelli parla di guardia costiera libica, dopo mesi di scandali, dopo la denuncia delle condizioni nel paese di Amnesty International, è scandalosa. “La guardia costiera libica estende le proprie operazioni regolarmente oltre la soglia delle 12 miglia,” scrivono Marie Naass e Rebecca Kupfner di Mission Lifeline sul loro blog.

Lifeline è la nave con cui Salvini ebbe da dire già qualche giorno fa: “stiamo salvando le persone dall’annegamento,” avevano risposto al tweet sarcastico del ministro dell’Interno sull’aspetto di uno dei volontari della nave, che Salvini aveva deriso — con una retorica da destra italiana che sembra essere uscita dai giorni del G8 di Genova — per il proprio aspetto punk.

Mission Lifeline viene fondata nell’ottobre 2015 quando i primi freddi resero particolarmente pericolosa quella che all’epoca veniva identificata come rotta balcanica. Inizia come “Dresden-Balkan-Konvoi” con pochi volontari, che decidono che non si poteva rimanere a guardare: da Dresda, in Germania, si organizza a novembre una piccola missione, che parte per la Siria per aiutare le organizzazioni sul campo per assistere le vittime della guerra.

Il mese successivo la missione inizia a organizzare centri di assistenza in Grecia, prima a Idomeni e poi sull’isola di Chio.

Dresden-Balkan-Konvoi si specializza nella primissima assistenza dei migranti appena sbarcati, che nel corso dell’inverno arrivano spesso in condizioni di ipotermia. Qui il gruppo si allarga, e diventa una struttura nevralgica del primo soccorso su tutta l’isola.

Dopo la chiusura della rotta balcanica e le sempre piú frequenti tragedie nel Mediterraneo centrale il Dresden-Balkan-Konvoi organizza un nuovo gruppo che si dedica esclusivamente alla ricerca e salvataggio in mare, pur senza lasciare scoperta l’isola di Chios.

Nasce così nel 2016 Mission Lifeline, e inizia dal nulla, senza nemmeno una nave — altro che Soros. Solo qualche mese dopo, attraverso un’altra Ong, il gruppo riesce a trovare un’imbarcazione — bisognosa di riparazioni, ma in grado di accogliere qualche centinaio di persone.

Dopo una pausa forzata durante l’inverno, la nave della Lifeline sarebbe dovuta tornare in mare lo scorso marzo, ma ha dovuto affrontare una serie di difficoltà per trovare una parte di ricambio.

Dopo la violentissima stretta contro le Ong dello scorso anno, ogni nave è importante per garantire il soccorso delle persone costrette ad arrivare in Europa rischiando la propria vita. Lifeline ha potuto contare sul supporto di cinque aziende tedesche che si sono offerte di lavorare a riparazioni ad hoc al solo costo del materiale.

Lifeline non è in nessun modo una nave pirata, come Toninelli vuole chiaramente sottendere. Solo ieri, non esattamente in un clima disteso o sotto altro regime, a Pozzallo è arrivata la nave Diciotti, della Guardia costiera, con a bordo 519 migranti. Un quarto di quelle persone erano state salvate da un’operazione proprio della Lifeline.

È ormai chiaro però che le ONG sono uno degli obiettivi principali della destra europea. Ieri il parlamento ungherese ha approvato una legge che criminalizza l’attività di volontari e avvocati che aiutano i migranti, e le ONG delle organizzazioni di fatto fuori legge. Salvini è del tutto allineato a Orban e agli altri paesi sovranisti nella propria lotta contro la solidarietà umana, con l’obiettivo sempre più chiaro di “spostare la morte dove non ci sono telecamere.”


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