Una ragazza di Roma e una di Milano si sono sfidate a distanza nella 30 days Zero Waste Challenge, una gara a chi produce meno rifiuti per un mese.

La zero-waste challenge è una competizione a scopo ecologico lanciata per la prima volta con questo nome da un gruppo di studenti della University of Arizona nel dicembre del 2015, in occasione della finale di football giovanile Arizona Wildcats – Utah Utes. Nel maggio del 2016 un’idea simile viene ripresa dal sindaco di New York, Bill de Blasio, che chiede a 30 grosse aziende commerciali di sviluppare un piano per la riduzione dei propri rifiuti.

L’iniziativa di De Blasio finisce su tutti i media americani e suscita grande apprezzamento da parte di varie associazioni ambientaliste e blog di stile di vita sostenibile, che iniziano a plasmare il concetto di una competizione ecologista amatoriale in cui chiunque può cimentarsi.

Tra il 2017 e il 2018 la sfida sbarca sui social, dove centinaia di profili Instagram e canali YouTube a tema fitness danno vita al format narrativo della zero-waste challenge: una sfida con sé stessi da svolgere da soli o in gruppo e da raccontare giorno per giorno al proprio pubblico.

Roma Vs Milano

Cecilia Vicinanza, Chiara Vigone e Francesca Pinto fanno parte di Free2Change, un’organizzazione no profit nata con lo scopo di informare, educare e sensibilizzare i cittadini ai temi del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile.

Per dimostrare che anche in Italia chiunque può ridurre drasticamente la propria impronta ecologica, Cecilia, da Roma, e Francesca, da Milano, si sono sfidate nella 30 days zero-waste challenge, mentre Chiara, dalla Svizzera, ha fatto da arbitro. Le abbiamo intervistate per sapere come è andata.

Le sfidanti

  • Cecilia Vicinanza, laureata in ingegneria energetica, vive a Roma, dove lavora per un’importante utility dell’energia. È ideatrice del progetto Free2Change e nel tempo libero collabora con la start-up Yezers. La sua passione è la corsa su strada e, anche se da grande avrebbe voluto essere Beyoncè, si accontenta di cercare, come può, di rendere il pianeta un posto più accogliente per le generazioni a venire.
  • Francesca Pinto, linguista, napoletana di origine, ma romana nell’animo, si è trasferita a Milano da circa un anno e mezzo per lavoro. Vegetariana e appassionata ciclista, non riesce a fare a meno di Fata, la sua olandesina blu, per tutti i suoi spostamenti e anche per la sua spesa zero-waste. Oltre a tartassare l’animo del suo prossimo, per convincerlo ad adottare uno stile di vita più ecologico, Francesca ama ballare e non si perde mai una serata di tango o di salsa cubana.

L’arbitro

  • Chiara Vigone, laureata in ingegneria energetica. Al momento vive in Svizzera dove gestisce un progetto volto a trovare le idee più innovative per la riduzione delle emissioni di CO2. Co-fondatrice di Free2Change e collaboratrice di Yezers, è amante di bicicletta e moda (ha più volte rischiato le penne pedalando con i tacchi). Nei week-ends legge e viaggia in cerca di ispirazione perchè “la soluzione sono le persone” e deve solo trovare un modo per comunicarlo ai più in modo efficace.

Cecilia, Chiara, Francesca, Come vi è venuto in mente di organizzare una zero waste challenge a distanza?

Cecilia: L’idea è nata quando mi sono trasferita a Roma senza la mia famiglia e ho finalmente potuto gestire la mia spesa da sola. Era da un po’ che riflettevo su quanti rifiuti inutili produciamo tutti i giorni e ho pensato che si potesse mostrare questa iniziativa sostenibile ad pubblico più ampio. Ho presentato l’idea al gruppo, Francesca e Chiara si sono fatte coinvolgere e insieme abbiamo definito la struttura. Io e Francesca saremmo state le sfidanti, Chiara la giudice. Il resto è venuto da sé.

Chiara: L’idea che volevamo passare è proprio che ognuno, indipendentemente da dove si trovi, può fare del suo meglio per ridurre il proprio impatto ambientale. E con i mezzi di comunicazione di oggi è stato molto semplice. Io, per esempio, seguo da tempo Lauren Singer su Instagram, fondatrice del Package Free. È affascinante vedere come lei ormai produca una quantità di rifiuti che stanno in un barattolo di marmellata.

Come si è svolta la competizione?

Chiara: La sfida è durata un mese. La settimana prima dell’inizio abbiamo registrato la quantità di rifiuti prodotti normalmente da Cecilia e Francesca. Dopodichè la gara è stata divisa in due sotto-sfide: le prime due settimane le due partecipanti dovevano ridurre al minimo i rifiuti indifferenziabili, cercando di produrre solo organico e riciclabile. Invece, nelle due settimane finali, dovevano produrre soltanto organico.

Francesca: La prima settimana abbiamo annotato tutto ciò che abbiamo buttato, è stata una presa di coscienza diciamo.

Chiara: Le ragazze dovevano annotare tutti i loro rifiuti su un foglio elettronico condiviso e tenere aggiornato il pubblico tramite le stories sul profilo Instagram.

Con i prodotti offerti dal mercato e i servizi di smaltimento disponibili, arrivare a produrre zero rifiuti è ancora impossibile a giorno d’oggi. Ma anche solo evitare di produrre i rifiuti indifferenziati dev’essere piuttosto complesso. In questo senso cosa è stato più difficile ridurre?

Cecilia: Gli scontrini e le etichette. Non puoi proprio liberartene.

Francesca: A parte gli scontrini, che è impossibile evitare di produrre, non c’è una cosa in particolare che mi abbia causato più difficoltà. Piuttosto, il fatto di cambiare alcune abitudini di lunga data. Un esempio su tutti, andarmi a procurare il latte crudo sfuso, al posto del latte vegetale imbottigliato con cui faccio abitualmente colazione.

Molti prodotti ecosostenibili sono in genere più cari di quelli tradizionali, perché nel prezzo di vendita è incluso il costo per coprire l’impatto ambientale della produzione. In questo senso qual è stato il bene più costoso da ridurre?

Cecilia: Indubbiamente i prodotti per l’igiene personale. Saponi, creme, prodotti per il corpo in generale.

Francesca: Credo nessuno. ho cercato di non privarmi di nulla rispetto alle mie abitudini precedenti, ho provato a mantenere uno stile di vita comunque piacevole e non volevo fare troppi sacrifici. Inoltre, credo che la mia spesa non sia così tanto costosa in assoluto. Ad ogni modo, ho notato come spesso i negozi di prodotti sfusi vendano i loro prodotti a prezzi piuttosto alti rispetto a quelli di un supermercato normale – per non parlare dei discount – e questo è un fatto che andrebbe rivisto. Sono sicura che moltissime persone non si sentano incoraggiate a frequentarli anche, e soprattutto, per questo motivo.

Ovviamente sono da considerare rifiuti anche le emissioni dei mezzi con cui ci spostiamo. In questo senso, quanto tempo aggiuntivo hai speso per passare alle alternative di trasporto più sostenibili?

Francesca: Zero! Io sono un’orgogliosissima ciclista. Lo ero già da molto prima di iniziare la sfida, quindi nessun cambiamento da questo punto di vista.

Cecilia: Zero anche per me. Fortunatamente a Roma mi sposto sempre a piedi o con l’autobus. Quindi in realtà non ho modificato il mio modo di spostarmi.

In generale, avete fatto più fatica nel condurre uno stile di vita più eco-friendly?

Cecilia: Nel mio caso è stato un po’ faticoso andare nei negozi specializzati in prodotti alla spina invece che al supermercato sotto casa.

Francesca: Per me zero fatica aggiuntiva. Come dicevo prima, ho già una certa abitudine agli spostamenti in bici.

Chiara: Abbiamo notato che in entrambe le città i negozi con i prodotti alla spina sono ancora molto pochi, Milano ne ha qualcuno in più di Roma e Cecilia, per esempio, doveva attraversare la città per andare in quello più vicino a casa sua. Per fortuna entrambe le nostre sfidanti sono già abituate a muoversi in bici e bus ed erano motivate da tanta buona volontà.

In Italia il dibattito sulla sostenibilità ambientale è piuttosto arretrato e chi aderisce a iniziative ecologiche del genere spesso viene preso per un estremista. Hai parlato con qualcuno di tua conoscenza di ciò che stavi facendo, come hanno reagito?

Cecilia: Ho parlato con molte persone di questa sfida, la reazione più diffusa è stata “tu sei pazza!” Devo anche aggiungere, non senza rammarico, che molta gente a Roma non fa nemmeno la differenziata. Quindi una sfida zero waste risulta praticamente inconcepibile per alcuni.

Francesca: Assolutamente sì! Ne ho parlato più possibile con le persone che conosco, in famiglia, tra gli amici, tra i colleghi… anche con le persone che incontravo al mercato. Hanno reagito per lo più con stupore e ammirazione: è uno stile di vita che viene ritenuto impossibile da praticare al giorno d’oggi, quindi le persone mi vedevano come una specie di santone indiano. Alcuni anche con un certo distacco, potevo leggere un pensiero del tipo: buon per te, ma io non lo farei mai.

Alla fine chi ha vinto?

Chiara: la prima sfida, no indifferenziata, è stata vinta da Francesca, la seconda sfida, solo organico, è stata vinta da Cecilia ma la sfida generale l’ha vinta il pianeta. Grazie allo sforzo di entrambe è stato molto interessante vedere come abbiano entrambe ridotto drasticamente i loro rifiuti, soprattutto gli indifferenziati, nel giro di un mese. Se con una iniziativa così piccola siamo riuscite a diminuire i rifiuti di due ragazze, immagina se ognuno di noi facesse semplicemente più attenzione nel proprio quotidiano.

Diciamocelo, ridurre i propri rifiuti dev’essere un bello sbattimento. Per quanti giorni saresti andata ancora avanti con la sfida senza perdere la brocca?

Cecilia: Zero. Essere zero waste implica un elevato livello di organizzazione e una città che ti dia la possibilità di procurarti quello che ti serve senza impazzire nella ricerca dei prodotti anche più semplici. I condimenti, i prodotti estetici, i vestiti. Sono tutte cose che si consumano, si gettano e si ricomprano ed è molto difficile fare altrimenti. Lavorando, recarsi sempre al negozio di spesa alla spina in cerca di prodotti sfusi non era scontatissimo. Ho acquisito delle abitudini sostenibili, quello sì. Ma preferisco trovare un giusto equilibrio, almeno finchè non ci saranno servizi adeguati nella città in cui vivo. A parte questo, è un’esperienza che consiglio a tutti di provare per un periodo anche breve. Solo cercando di non produrne ci si accorge di quanti rifiuti produciamo.

Francesca: In modo così tanto ristretto penso ancora per un bel po’, ma sicuramente a un certo punto mi sarebbero mancate alcune cose, come ad esempio il latte vegetale. La cosa positiva è che con un po’ di organizzazione sto riuscendo a continuare a mantenere questo stile di vita. Anzi, mi piace pensare che si è trattato solo di un inizio, mi sto continuando a documentare su tutti i modi in cui potrò andare avanti. Il prossimo passo saranno i detergenti fatti in casa (ride).


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