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“Maledetto e Benedetto”: il cantautorato sintetico di Lucia Manca

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Il 4 maggio è uscito per Malinka Sound/Peermusic “Maledetto e Benedetto”, il nuovo album di Lucia Manca. Il disco, prodotto da Matilde Davoli, segue l’album d’esordio dell’artista salentina uscito nel 2011 e intitolato “Lucia Manca”. “Maledetto e Benedetto” verrà presentato il prossimo 25 maggio al Mi Ami, a Milano.

Come mai in questo disco hai deciso di virare verso un uso piuttosto ampio di sintetizzatori e un suono in generale più elettronico?

Lo stile si è delineato man mano che scrivevo le bozze con piano elettrico e voce, poi le ho girate a Matilde Davoli che ha prodotto e arrangiato tutto. Ci piaceva l’idea di portare il mondo sintetico degli anni ’80 in un contesto cantautorale.

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A livello di testi, quali sono i temi in “Maledetto e Benedetto”?

In generale non mi piace far trasparire un significato preciso dalle canzoni, mi piace lanciare degli input che poi ognuno può interpretare secondo il proprio punto di vista. Ogni canzone è una mia personale prospettiva verso temi che riguardano l’amore (non necessariamente inteso come rapporto di coppia), i cambiamenti volontari e involontari, i ricordi, la distanza, l’assenza e la mancanza.

In Bar Stazione, il primo singolo estratto dall’album, la tua voce ricorda molto quella di Loredana Bertè. Anche questa è una differenza piuttosto marcata, se vuoi un’evoluzione, rispetto al disco precedente che da questo punto di vista, invece, suona molto meno tormentato. Cosa ne pensi?

Lei è sicuramente un grande riferimento se pensiamo a questo tipo di sound, e merita di essere omaggiata in qualche modo, ma nel cantare non mi piace mai pensare espressamente ad un riferimento preciso.

Ho letto che i tuoi riferimenti si rifanno soprattutto al cantautorato italiano degli anni ‘60 e quindi anche a cantanti pazzesche come Mina. Cercando in giro ho trovato un video molto simpatico di un po’ di tempo fa in cui tu e Erlend Øye cantate in Piazza del Duomo a Lecce Grande, grande, grande di Mina. Hai mai pensato di collaborare con lui?

Si è stata una bella esperienza, e già quell’occasione per me rappresenta un piccolo featuring. Ovviamente mi piacerebbe collaborare con lui ufficialmente, ma non ho mai avuto occasione di chiederglielo.

 

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