Secondo fonti ufficiali sono più di cento i decessi accertati e 30 mila gli sfollati, in un’area, quella delle coste del fiume Galana, abitata da 750 mila persone.

Ogni anno, nella stagione delle piogge, nel sud del mondo i danni sono ingenti, ma quest’anno il Kenya ha dovuto affrontare un’alluvione senza precedenti.

Le organizzazioni locali hanno lanciato l’appello per l’emergenza umanitaria nel Paese dopo che nei giorni scorsi piogge torrenziali hanno fatto straripare il fiume Galana, il secondo corso d’acqua del Kenya, lungo 390 km.

Dopo i primi soccorsi per mettere in salvo gli abitanti delle zone maggiormente colpite, si contavano già i morti: secondo fonti ufficiali sono più di cento i decessi accertati e 30 mila gli sfollati, in un’area, quella delle coste del fiume Galana, abitata da 750 mila persone.

La situazione è precipitata quando mercoledì 9 maggio una diga, nella contea di Nakuru, Sud-Ovest del Kenya ha ceduto, allagando altri campi coltivati e travolgendo altre vite umane.


Il problema ora è trovare una sistemazione all’enorme numero di sfollati; inoltre i campi allagati dall’alluvione erano in gran parte coltivazioni e pascoli che sarebbero serviti per il sostentamento della popolazione locale per l’anno successivo. Il problema che si pone su queste aree dunque sarà da risolvere sul lungo periodo.

Come ci ha spiegato Edoardo Mortara, referente sul posto per Africa Milele le organizzazioni locali si sono subito attivate negli aiuti di primo soccorso e nella ricostruzione.

“Gli interventi saranno in due fasi: una di emergenza finché non finiscono le piogge o almeno finché il Galana non riprenderà il suo corso naturale e quindi creare delle zone di campi profughi raggruppando più villaggi perché alcuni sono di dimensioni ridotte per avere dei gruppi di 1000-1500 persone, organizzare delle cucine, organizzare dei gruppi gerarchici di modo che ci sia sempre un elderl, ovvero un anziano, per mantenere l’ordine, poi serviranno vestiti e infine con gli elderl stiamo cercando di capire cosa hanno perso persona per persona, quante case avevano, se avevano una fattoria eccetera, di modo da poter attivare la fase due dell’intervento ovvero la ricostruzione che partirà da giugno con i fondi che stiamo raccogliendo.”

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Si ringraziano Edoardo Mortara e Roger Laurence-Brown per il materiale audiovisivo.

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