Buon 25 aprile.

Sembra essersi finalmente sopita la polemica scatenata lo scorso ottobre da un articolo pubblicato sul New Yorker dalla storica Ruth Ben-Ghiat, che si chiedeva come mai in Italia fossero in piedi ancora così tanti monumenti fascisti. Ben-Ghiat, che pochi giorni dopo abbiamo intervistato, suggeriva che fosse mancato un necessario processo di rielaborazione storica attorno ai lasciti del regime fascista, simboli tangibili di un’ideologia genocida, e che quindi — per dirla in parole povere — gli italiani non avessero mai fatto francamente i conti con il proprio passato. Così il Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR, che celebra le conquiste coloniali del Ventennio, può diventare tranquillamente la sede di una casa di moda..

In seguito all’articolo, la storica è stata attaccata praticamente su tutti i giornali, accusata di una sorta di furia iconoclasta diretta alla distruzione dei “capolavori” dell’architettura razionalista.

In occasione del 25 aprile, abbiamo deciso di cogliere la provocazione lanciata in quei giorni da Emilio Gentile sul Sole24Ore — che suggeriva di dare ascolto al New Yorker e demolire i monumenti fascisti per creare lavoro — e abbiamo immaginato come sarebbe il paese senza alcune delle opere architettoniche che lo deturpano costellano.

Palazzo della Civiltà Italiana di Roma

foto originale via Wikimedia Commons cc Blackcat

foto originale via Wikimedia Commons cc Blackcat

Il Palazzo della civiltà italiana si trova a Roma, nel quartiere dell’EUR, voluto dal regime fascista alla fine degli anni ‘30. Il palazzo venne ultimato solo dopo la guerra, e per molti decenni è rimasto inutilizzato. Oggi è soggetto a vincolo museale in quanto edificio di interesse culturale e dal luglio 2013 è affittato alla ditta d’alta moda Fendi. Sulla facciata principale è incisa una citazione di Mussolini tratta dalla dichiarazione di guerra all’Etiopia: “Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori.”

Torre littoria di Torino

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foto originale via Wikimedia Commons

La Torre littoria, nota informalmente come “dito di Mussolini,” è un grattacielo che svetta nella zona più centrale del capoluogo piemontese. È sede di Reale Mutua assicurazioni e di prestigiosi uffici e appartamenti privati. L’edificio contrapponeva simbolicamente il potere fascista a quello monarchico, simboleggiato dagli edifici barocchi dell’adiacente piazza Castello.

Obelisco del Foro italico

foto originale via Wikimedia Commons

foto originale via Wikimedia Commons

Il Foro italico, in origine Foro Mussolini, è un complesso sportivo concepito durante il regime fascista ma ultimato solo negli anni Sessanta. Al suo interno campeggia un obelisco celebrativo del dittatore, con incisa la scritta DVX. In origine la punta era coperta da una cuspide di oro puro, che venne sottratta nei giorni successivi alla caduta del regime. L’obelisco è composto da un unico blocco di marmo alto 19 metri, trasportato da Carrara a Roma in nave. Pare che sotto l’obelisco siano state sepolte alcune lire d’oro.

Stazione marittima di Napoli

foto originale via Wikimedia Commons cc Ra Boe

foto originale via Wikimedia Commons cc Ra Boe

La Stazione marittima di Napoli è stata inaugurata nel 1936 nell’ambito del potenziamento del porto partenopeo, auspicato dal regime fascista. In origine le due torri avrebbero dovuto essere collegate da una passerella. Oggi, il piazzale davanti alla struttura è usato come pista da ballo la notte di capodanno.

Monumento al Marinaio

foto originale via Wikimedia Commons cc Claudio Matarrelli

foto originale via Wikimedia Commons cc Claudio Matarrelli

Il monumento al marinaio è a forma di timone, è alto 53 metri e si innalza all’entrata del porto di Brindisi. Ultimato nel 1933, è dedicato ai marinai italiani caduti durante la prima guerra mondiale. Nell’immediato dopoguerra vennero rimossi i fasci littori appesi ai suoi fianchi. Nel 2014 il Ministero della difesa ha ceduto la struttura al Comune di Brindisi.

Monumento ai caduti dal lago

fotografia originale via Wikimedia Commons cc Massimo anelli

fotografia originale via Wikimedia Commons cc Massimo anelli

Il monumento ai caduti di Como è stato progettato e costruito tra il 1930 e il 1933 dall’architetto Giuseppe Terragni, brianzolo e tra i padri del razionalismo italiano. Sul lato del monumento, che si affaccia direttamente sul lungolago, è possibile leggere la scritta “STANOTTE SI DORME A TRIESTE O IN PARADISO CON GLI EROI.” Ok.


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