L’appuntamento con gli attori del film è per questa sera a Milano al Circolo Ohibò, zona Piazzale Lodi, a partire dalle 21.

A più di 10 anni dall’uscita del film (in Italia era uscito nel 2011), arriva per la prima volta a Milano il dj set di Thomas Turgoose e Andrew Ellis, gli attori di This is England, film cult ambientato nell’Inghilterra degli anni ’80, dove gli hippy sono svaniti, le psichedelie indotte dagli anni ’60 sbiadite, e le nuove influenze di quegli anni su musica, cultura e politica stanno iniziando a farsi strada anche nella vita quotidiana e sociale delle persone.

Il protagonista era Shaun Field, un pre-adolescente solitario, vittima di bullismo tra i coetanei, che aveva da poco perso il padre nella Guerra delle Falkland. L’incontro con un gruppo di skinhead guidati da Woody, di cui diventerà il sostanziale braccio destro, sarà cruciale. Lo stesso senso di identità, anche sociale, di Shaun risulta visibilmente alterato e connotato dall’ingresso nel gruppo: compare con indosso una nuova camicia Ben Sherman, sfoggia un bel paio di bretelle e un nuovo taglio skinhead, simile a quello dei nuovi compagni. Il ragazzino dei block di Nottingham sgambetta ora in stivaletti Dr. Martens. Non è più solo.

Nonostante le evoluzioni che avrebbero interessato la subcultura skinhead diffusasi a partire dagli anni ’60 tra i giovanissimi della classe operaia più povera, il film di Shane Meadows – regista e protagonista del plot della pellicola autobiografica – mette in evidenza in modo potente e brillante come la realtà skinhead, oggi comunemente etichettata come razzista e legata agli ambienti di destra, abbia avuto invece origine da ambienti operai, dove la musica ascoltata era ska, reggae, e dove la politica ancora non era – e non poteva, o non riusciva – ad arrivare.

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Racconta a proposito Meadows in un articolo scritto per il Guardian all’epoca della release del film: “Oggigiorno, quando racconto alla gente che ero uno skinhead, pensano stia dicendo che ero razzista. Il mio film mostra come la politica della destra abbia iniziato a insinuarsi nella cultura skinhead negli anni ’80, e in definitiva a cambiare la percezione della gente su di essa. Era un tempo in cui c’erano 3 milioni e mezzo di disoccupati, e noi eravamo coinvolti in una guerra inutile nelle Falkland. Ed è proprio nei momenti in cui le persone sono frustrate e disilluse che i gruppi estremisti si insinuano, cercando di sfruttare la situazione. Questo è ciò che ha fatto il Fronte Nazionale nei primi anni ’80. Gli skinhead erano sempre stati orgogliosi di provenire dalla classe lavoratrice inglese, di farne parte, e hanno rappresentato il più facile bersaglio per il Fronte Nazionale, che affermava che la loro identità operaia era minacciata. Parallelamente, hanno coltivato un vero e proprio odio per la comunità asiatica. Nel film, Combo rappresenta il tipo di leader carismatico che il FN ha usato per trasformare gli skinhead in violenti esecutori di strada. Improvvisamente, tutti gli skinhead sono stati marchiati allo stesso modo, di conseguenza. Ma la maggior parte delle real old skins che ascoltavano quella musica e indossavano quegli abiti sarebbero poi diventati scooter boys, avrebbero preso le distanze dal razzismo. Quello che ho sempre voluto è che This Is England raccontasse finalmente la verità su ciò che sono stati davvero gli skinhead, su cosa sono diventati, e perché.”

Coraggiosamente, Meadows tenta di salvare la subcultura skinhead dall’immagine neo-nazista tradizionale e ormai comune, salvando esplicitamente i suoi stessi personaggi dall’influenza razzista che avrebbe interessato il movimento.

Gli skinhead del regista sono presentati come una tribù giovanile anarchica, che idolatrava la musica dei Caraibi, ascoltava reggae, figlia di una cultura senza padre (lo stesso protagonista l’ha perduto in quell’inutile guerra thatcheriana), orfana del proprio tempo, e infine vittima del populismo razzista di destra.

La performance dell’allora tredicenne Thomas Turgoose è quasi commovente: è lui il cuore e l’anima del film, estremamente naturale e allo stesso tempo di imponente dolcezza. Il fascino bambino che irradia non si rompe nemmeno quando si avvicina al lato oscuro del razzismo, seppur con disprezzo: Meadows è sempre interessato a preservare un nucleo di simpatia per Shaun, e in effetti per tutti gli skinheads, vittime di una svolta che non hanno davvero voluto ma che hanno poi in qualche modo abbracciato e seguito. Da qui, in definitiva, la combo profondamente discutibile di condanna e affetto nei confronti del gruppo di ragazzi che avevano salvato il giovane Shaun viene portata sullo schermo, carica della sofferenza e del dolore emotivo dello stesso Meadows.

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Oltre a ciò, il film, ambientato agli inizi degli anni ’80, appare estremamente attuale: “Non a caso ho chiamato il film «This is England» e non This was England. Quel tipo di disagio sociale ed economico si ripropone ciclicamente, ci sono problemi strutturali in Inghilterra che riemergono sempre. Certo l’Iraq e l’Afghanistan non sono le Falkland che racconto io, ma è inevitabile che ci siano certe similitudini. A questo va aggiunto un disagio generazionale che di politico ha poco. La tensione di un clima persistente di paura, unito a una disoccupazione crescente crea grandi difficoltà e reazioni inconsulte. Ma, nonostante il mio passato, non riesco a giustificarli. E soprattutto a giustificarne le derive più criminali,” raccontava Meadows al Sole 24 Ore nel 2011, all’epoca della release italiana.

Qualunque sia il giudizio finale dello spettatore, qualunque sia l’opinione riguardo il tentativo di Meadows, non si può togliere al regista un unico, importantissimo merito: essere riuscito in quel momento a dare finalmente nuova anima alla produzione cinematografica britannica, oltre Ken Loach. Qualcosa che nessuno nel 2006 si sarebbe davvero aspettato.

L’appuntamento con gli attori del film è per questa sera a Milano al Circolo Ohibò, zona Piazzale Lodi, a partire dalle 21.

— FIN —