Arabeschi
Alchimia

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Benvenuti in un nuovo episodio della rubrica Arabeschi.

In questa puntata andremo a rispolverare le origini di una delle parole che più di ogni altra sa richiamare a sé i concetti di mistero ed esoterismo.
Tuffiamoci allora nell’oceano di sapere che sta alla radice di  الكيمياء,
al-kimiya’.

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fornello alchemico con testo arabo

fornello alchemico con testo arabo

Il termine al-kimiya’ significa letteralmente “chimica”, il quale a sua volta deriva dal greco  khymeia, traducibile con il verbo “fondere” o “colare insieme”.

Un’ulteriore versione colloca l’origine della parola all’Antico Egitto con Al Kemi, “arte egizia”, dato che i sacerdoti egizi erano soliti chiamare la loro terra “Kemi” ed erano considerati potenti maghi in tutto il mondo conosciuto.

La storia che circonda questa magnifica parola è troppo vasta da poter essere inserita in un articolo così breve; ci focalizzeremo dunque su ciò che accadde nel mondo islamico.

Rispetto a quella indiana, greco-alessandrina o egiziana, l’alchimia islamica è molto meglio conosciuta poiché molti dei testi scritti sono giunti sino ai nostri giorni in perfette condizioni.

Grandi scoperte chimiche come la tecnica della distillazione, l’acido muriatico e l’uranio si devono alla brillante mente dello scienziato Al-Razi; del resto, l’apporto di nomenclatura alchimistica a tutta la cultura occidentale è di origine araba.

I filosofi islamici diedero grandi contributi per ciò che concerne l’ermetismo alchemico, il cui massimo esponente fu Jabir Hayyan, noto al mondo intero come il più grande alchimista musulmano.

A lui si deve la prima analisi documentata degli elementi secondo le quattro qualità base di caldo, freddo, secco e umido.

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