Per il suo esordio alla regia Come Swim, presentato in anteprima al Sundance, l’attrice ha sfruttato le reti neurali per applicare alle immagini lo stile di un dipinto.

Kristen Stewart, l’attrice protagonista di Twilight diventata proverbialmente famosa per la propria risicata gamma di espressioni — forse un po’ troppo severamente, dai — ha appena co-firmato uno studio sull’intelligenza artificiale pubblicato su ArXiv, l’archivio online della Cornell University dedicato ad articoli scientifici che ancora non sono passati attraverso il processo di peer-review.

È una cosa seria: si intitola Bringing Impressionism to Life with Neural Style Transfer in Come Swim, e oltre a Stewart è firmato da Bhautik Joshi, un ingegnere di Adobe, e dal produttore David Shapiro.

Come Swim è l’esordio di Kristen Stewart alla regia, e viene presentato oggi in anteprima al Sundance Festival. Valore aggiunto: la colonna sonora è di St. Vincent.

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Si tratta di un cortometraggio di 17 minuti, “metà realistico e metà impressionistico,” sulla giornata di un personaggio. Impressionistico nel vero senso della parola: l’ispirazione per il lavoro deriva infatti da un dipinto della stessa Stewart. La tecnologia delle reti neurali entra in gioco per “trasferire” lo stile del dipinto nelle scene del film — che in parte appariranno quindi come se fossero dipinte su tela e animate. Non diversamente — per citare un caso analogo — da come A Scanner Darkly di Richard Linklater è stato trasformato in una specie di cartone animato allucinogeno.

“Può sembrare che questa tecnica offra impressionismo on demand, ma metterla in pratica non è facile,” si legge nel paper. Gli autori — come in ogni procedimento artistico che si rispetti — sono andati per tentativi, aggiustando di volta in volta i parametri dell’algoritmo per raggiungere gli effetti desiderati.

Non si tratta quindi di un processo semplicemente automatizzato, ma di una tecnica di manipolazione delle immagini in cui il controllo creativo resta in gran parte nelle mani di chi se ne serve — per ottenere, in questo caso, anche un certo tipo di contenuto emozionale.

In attesa di vedere il risultato, l’approdo a Hollywood delle intelligenze artificiali è solo l’ultimo passo di un lento percorso che sta dando una nuova vita a questo tipo di esperimenti di automazione artistica (molto in voga negli anni ’70), sfruttando la rinnovata tecnologia delle reti neurali e del deep learning. Dalla musica alla letteratura, l’arte degli algoritmi potrebbe diventare qualcosa di vero nei prossimi decenni.

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