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I fuochi d’artificio più belli sono in bianco e nero

Cosa c’è di più prevedibile di una foto di fuochi d’artificio? Probabilmente due foto di fuochi d’artificio. Questo è quello che deve aver pensato Damion Berger nel momento in cui ha iniziato a elaborare le foto scattate a Monaco durante il concerto di Sting del 2008. La ripetitività dei colori, le coreografie, la prospettiva, tutto suggeriva schemi triti e ritriti.

Ma è proprio durante lo sviluppo dei negativi che si rende conto dell’estetica unica che il contrasto crea nelle foto di fuochi artificiali. Dal nulla una tipologia tipica delle cartoline aveva assunto un nuovo significato artistico. “Il bianco e nero di solito aggiunge un tono nostalgico agli scatti, ma in negativo diventa elettrico, moderno e incognito” spiega il fotografo.

Da quel concerto Berger ha cominciato a girare per i più grandi spettacoli pirotecnici del mondo, cercando le immagini più suggestive da convertire con la sua nuova tecnica. Da San Francisco a Dubai, Black Powder – letteralmente polvere nera, diventato il nome del progetto fotografico – racconta questo mondo invisibile e capovolto. Spesso fanno da sfondo alle complesse strutture dei fuochi le strutture più famose del mondo, come il Burj Khalifa di Dubai o la più casalinga Basilica di Santa Maria della Salute a Venezia.

La tecnica di Berger è meticolosa: arriva sul luogo ore prima dell’evento per posizionare la propria attrezzatura (solitamente sceglie postazioni strategiche e poco accessibili al pubblico) e durante lo spettacolo scatta solo una o due foto a diverse esposizioni. Per il primo scatto adotta una tempo di esposizione lungo, scegliendo ritratti scuri che bilancino le luci vivide dei fuochi d’artificio, la seconda foto viene scattata a metà dello spettacolo con un’esposizione di trenta minuti fino a quando il cielo non si è completamente ripulito dalle scintille. Ogni risultato è diverso dall’altro. I risultati più affascinanti si ottengono anche nelle foto che riprendono dettagli delle esplosioni, ricreando un effetto che richiama i quadri di Jackson Pollock e le tecniche dell’espressionismo astratto.

A differenza delle correnti artistiche del dopoguerra, Damion Berger scansiona i negativi e corregge digitalmente i colori per rendere più efficace il risultato finale. Di certo gli siamo grati per aver alleviato un po’ la monotonia delle foto di fuochi artificiali.


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