“This Is America,” l’ultimo singolo di Childish Gambino, è nei feed social di tutti in questi giorni, o almeno di tutti quelli che seguono un minimo la scena musicale nordamericana.

L’artista – reduce dalle riprese dallo spin-off stellare Solo – ha deciso di incanalare la rabbia verso il proprio paese in un brano che attacca la violenza delle forze dell’ordine, l’uso incontrollato delle armi da fuoco, il suprematismo bianco, ma anche l’attitudine schizofrenica dei mass media e dei social network. Il video non poteva essere da meno.

Con l’aiuto del collega e amico Hiro Murai – con cui l’artista ha già girato la maggior parte dei suoi video musicali e degli episodi di Atlanta – Donald Glover ha riempito un capannone industriale con le peggiori paure dell’America di oggi e ha avviato il carosello di fear and loathing che sempre più spesso vediamo apparire nei notiziari d’oltreoceano. La canzone, che Childish Gambino ha già interpretato dal vivo durante l’ultima serata del SNL, inquadra perfettamente il bipolarismo artistico di Donald Glover, passato dal rap all’R&B al funk e di nuovo al rap in pochi anni. La canzone mescola vari generi e stili musicali, anche grazie al talento di Glover che dimostra ancora una volta di saper gestire registri e toni diversi (ancora non sa suonare il clarinetto però).

Così come le melodie, anche il testo accosta visioni contrapposte: da una parte l’individualismo classista dei rich kids of Instagram (I’m so fitted / I’m on Gucci / I’m so pretty), dall’altra lo swag da videoclip dei rapper di Atlanta (Hunnid bands, hunnid bands, hunnid bands / Contraband, contraband, contraband), il tutto legato dalla litania woke – questa volta non di tendenza – del ritornello (Don’t catch you slippin’ up / woo, woo, don’t catch you slippin’, now).

Su internet gli utenti hanno applaudito il brano – contrapponendolo subito alle uscite poopity scoop di Kanye West – e soprattutto osannato la performance attoriale di Glover, alle prese con danze spasmodiche e catalizzatrici. Molti hanno anche sottolineato come il video, denso di simboli e riferimenti, vada visto più volte prima di poter cogliere tutti i messaggi racchiusi nei suoi quattro minuti.

Per rendersi conto di quanta cura sia stata riposta nella struttura del video musicale il consiglio è di guardarlo una volta senza audio — vi accorgerete della potenza corporea di Glover, ma anche di uno sfondo in continuo movimento, senza però capire se è il primo a inseguire il secondo o viceversa.

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Una visione asettica che permette di concentrarsi sull’impostazione surrealista della regia, ancora una volta unico modo per esprimere il clima di follia che si respira negli Stati Uniti. Nel silenzio di YouTube, le danze ritmate di Glover diventano ancora di più quello che rappresentano: orgoglio afroamericano e retaggio schiavista.

Il Sud di Jim Crow e l’Atlanta dei Migos, mescolati in una whip dance dalle mosse grottesche. Questa è l’America di oggi, ci vuole dire Donald Glover, fa paura e non è di certo una scelta.


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