in copertina foto cc Alessio Damato

Il Concerto del Primo Maggio di Roma da un po’ di tempo sembra una di quelle metropoli troppo grandi per rimanere intatte, per stare in equilibrio.

Concertone, non a caso, è il nome che si porta dietro nella memoria collettiva, proprio per via delle dimensioni del cast, della durata della maratona (e della diretta televisiva) e più in generale per l’ampiezza dell’evento. Un’enorme metropoli, dunque, che col tempo ha sviluppato troppe periferie comportando tantissimi aspetti da curare la cui gestione è stata però spesso approssimativa e raffazzonata. Il tutto, chiaramente, andando a discapito della resa finale.

È innegabile infatti che, dopo una serie di stagioni d’oro, il Concertone abbia perso d’’mportanza – al netto anche dello sviluppo di un’alternativa validissima come quella di Taranto, che ha catalizzato in Puglia artisti che prima erano habitué di piazza San Giovanni – impantanandosi in una serie di edizioni sottotono. L’evento di Piazza San Giovanni, anche a causa di un reiterarsi di formule e rituali approssimativi che l’hanno cristallizzato in una sorta di enorme, scalcinato luogo comune, ha preso col tempo quasi una connotazione macchiettistica, avvilendo i contenuti sociali di cui per sua stessa natura si fa carico.

In particolare gli ultimi anni hanno rappresentato un periodo di transizione determinando uno svecchiamento della formula segnato da un difficoltoso ricambio generazionale, non sempre riuscito. Finalmente il processo sembra essere giunto, se non al termine, perlomeno a un traguardo soddisfacente, con l’edizione di quest’anno che vanta una line–up ricca, fresca, rinnovata e al tempo stesso varia. In linea di massima a guidare la scelta dei nomi che si troveranno in piazza San Giovanni sin dal primissimo pomeriggio sembrano essere state due strategie. Da un lato anteporre la necessità di fare spettacolo a tutto – anche all’esplicito impegno politico – così da offrire al pubblico televisivo e all’oltre mezzo milione di spettatori in piazza un prodotto principalmente d’intrattenimento. Dall’altro il pescare a piene mani dall’itpop/indie e dall’hip-hop per rinnovarsi tramite quelle che sono due fra le scene più floride e interessanti del panorama musicale italiano. Che questi artisti siano abbastanza lontani da ogni sorta di militanza politica o sociale e che, anzi, facciano di un certo disimpegno un vero e proprio credo, sembra l’inevitabile risvolto della medaglia.

In particolare, riguardo alla prima delle due direzioni, basta dare un’occhiata agli headliner per capire di cosa si stia parlando. I nomi sono quelli della Nannini, di ritorno su quel palco dopo 24 anni, e di Fatboy Slim (leggendario producer inglese) che, oltre a dare un tocco di internazionalità alla serata, avrà come obiettivo quello di far ballare tutta la piazza. Più in là l’altro nome di punta è Sfera Ebbasta. Trapper, idolo soprattutto dei giovanissimi, numeri alla mano è probabilmente l’artista italiano dell’anno. Sulla scia dei precedenti artisti anche Cosmo che col suo Cosmotronic sta portando in giro uno spettacolo a metà fra una sessione di clubbing e un concerto vero e proprio e Francesca Michielin. Non è neanche difficile, a questo punto, capire che cosa accomuni tutti questi ospiti: l’impegno politico e sociale è praticamente assente ma i numeri e, soprattutto, lo spettacolo e l’intrattenimento sono assicurati. Dall’altra parte il cast itpop/indie e hip-hop funziona perché porta sul palco realtà già affermate o emergenti fra le più interessanti in circolazioni. Achille Lauro e Boss Doms ad esempio, così come anche il pop-rock da stadio dei Canova, sono esempi concreti di come si possano creare situazioni live adrenaliniche, corali e coinvolgenti anche in piazza San Giovanni. Per il resto, sarà finalmente l’occasione per far arrivare alle orecchie di molti spettatori giovani realtà in rampa di lancio quali Galeffi, Frah Quintale, Gazzelle e Maria Antonietta, oltre all’indie ormai rodato degli Zen Circus e dei Calibro 35.

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Non mancheranno ovviamente le vie di mezzo, ma sono tutte coerenti con la nuova direzione della manifestazione. Max Gazzè e Carmen Consoli, ad esempio, sono fra i pochissimi superstiti della vecchia guardia, aiutati dal fatto che il pubblico può facilmente inserirli all’interno del filone indie (la Consoli l’anno scorso era headliner al Mi Ami). Ermal Meta, che pure rivela un certa dose di impegno sociale per lo più latitante nel resto del cartellone, è comunque uno dai numeri importanti (dopo aver vinto l’ultima edizione di Sanremo ha recentemente fatto sold-out al Forum di Milano) e viene seguito anche e soprattutto dai giovani. Infine, Lo Stato Sociale è probabilmente l’unica band veramente schierata della manifestazione – col cantante Lodo Guenzi nella doppia veste anche di conduttore – ma oltre alla connotazione politica assicurano, come visto nelle precedenti edizioni, anche una bella dose di istrionismo e di spettacolo, essenziale per questo Primo Maggio.

Chiaro è che, al netto di un cast fra i più importanti di sempre, permangono i soliti problemi propri di un format con evidenti limiti strutturali e che inevitabilmente ne offuscano la piena riuscita. Una conduzione, visto anche il ruolo marginale affidatole, spesso approssimativa per la quale è comunque lecito lasciarsi il beneficio del dubbio di fronte alla nuova coppia Guenzi-Angiolini. Un format ibrido, a metà fra maratona televisiva e concerto dal vivo, che finisce col non soddisfare del tutto nessuna delle due facce scemando spesso in veri e propri momenti morti. Un palco enorme che dà in pasto ad un ambiente altrettanto grande e dispersivo artisti abituati ad esibirsi in contesti più intimi, che così rischiano di venire oltremodo penalizzati – almeno la metà dei nomi dell’itpop rientra in questa categoria.

Al di là di questo, è evidente come l’edizione di quest’anno abbia apportato un significativo quanto necessario svecchiamento, un’evoluzione. La musica, forte di un cast di primissima fascia oltre che di una serie di realtà più piccole, ma comunque vive e pulsanti, è tornata protagonista assoluta,. Il rischio che tutto ciò finisca per andare a scapito proprio del messaggio, oltremodo relegato a un ruolo ancor più marginale, c’è ed esiste. Tuttavia, al di là di questo timore, l’impressione è che questa sia davvero la strada necessaria per ringiovanire e ridare dignità alla manifestazione, onde evitare proprio che il contenuto trasmesso, ormai già ampiamente offuscato, finisca con lo svilirsi del tutto. In ogni caso, per ora, l’unica certezza che il messaggio sarà comunque presente sul palco di fianco ai cantanti continua a garantirla soltanto l’onnipresente hashtag in sovrimpressione #1M2018. Racchiude un po’ il senso di tutta la manifestazione. Un hashtag, sì. Niente di preoccupante, solo i tempi che cambiano.


Sul palco di Piazza San Giovanni a Roma si esibiranno dalle 15 alle 24: Gianna Nannini, Fatboy Slim, Max Gazzè (accompagnato dall’Orchestra Filarmonica Marchigiana e dalla pianista sudcoreana Sun Hee You), Carmen Consoli, Ermal Meta, Sfera Ebbasta, Lo Stato Sociale, Cosmo, Le Vibrazioni, Calibro 35, I Ministri, The Zen Circus, Canova, Willie Peyote, Ultimo, Nitro, Achille Lauro e Boss Doms, Gazzelle, Francesca Michielin, Frah Quintale, Gemitaiz, Maria Antonietta, Galeffi, Wrongonyou, John De Leo, Dardust feat. Joan Thiele, Mirkoeilcane, Esposito, Braschi, Giorgio Baldari, Erio, La Municipal, Zuin.


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