“La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza.” Ma allora come si fa a non diventare una società intollerante?

Dopo i fatti di Charlottesville l’opinione pubblica statunitense ha riscoperto l’antifascismo. È un momento importante, drammatico quanto storico — se c’è un popolo oggi al mondo che oltre a eleggere Donald Trump può anche cacciarlo, è quello statunitense.

Nel contesto contemporaneo della realtà dell’informazione, però, ogni operazione di lotta contro neo–nazisti e “suprematisti bianchi” non può che essere operata attivamente con limitazioni della loro presunta libertà di parola.

Per gli Stati Uniti è un discorso radicalmente nuovo: è un Paese costruito sulla fiducia implicita nella libertà di parola, e nella libertà di religione, pure.

Se avete girato su Twitter in questi giorni, vi sarete imbattuti certamente in un breve fumetto che spiega come no, i nazisti non hanno libertà di parola. Ma come?

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In La società aperta e i suoi nemici, saggio di filosofia politica vero esordio di Karl Popper, nel 1945 (edito in Italia solo nel 1973), il filosofo teorizza che l’unica necessità per garantire la sopravvivenza di una società tollerante sia l’assoluta intolleranza verso… l’intolleranza.

Popper scrive:

“La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.”

Si tratta di un paradosso, sì, ma di un paradosso di facilissima, intuitiva comprensione. Ma come ogni problema di questo genere, un’applicazione tranchant è ovviamente impossibile, se non operativamente dannosa.

Anni dopo, nella Teoria della giustizia (1971), John Rawls risponderà a Popper, sostenendo che una società che non riconosca la tolleranza agli intolleranti è per definizione a sua volta intollerante. Rawls concede tuttavia che sia necessaria una clausola di auto-conservazione. È fondamentale, quindi, tollerare gli intolleranti, finché non costituiscano attivamente un pericolo per la società e le istituzioni della libertà. Questa analisi verrà ripresa e attualizzata nel 1997 da Michael Walzer, in On Toleration, sottolineando come gruppi minoritari, spesso intolleranti soprattutto per istinti di sopravvivenza, se beneficiari di tolleranza potrebbero imparare a comportarsi con altrettanto rispetto — anche senza aver internalizzato la virtù.

Durante tutta la scorsa decade l’argomento dell’intolleranza verso gli intolleranti era uno dei preferiti della destra statunitense e mondiale. Soggetto della loro “intolleranza verso gli intolleranti” era ovviamente l’Islam.

Con l’argomento avevano giocato anche pensatori e giornalisti non di area, come il giornalista giramondo e dalle idee politiche strambe Michael J. Totten, che tirava in ballo anche la Lettera sulla tolleranza di John Locke, in cui il filosofo moderno teorizzava i confini della tolleranza tra intolleranti e chi non rispetta fondamenti della morale — all’epoca, voleva dire gli atei.

Si tratta, oggi è chiaro, di problemi drasticamente diversi: in primis perché l’intolleranza verso l’Islam, non solo esiste ma è drammaticamente sistemicaGli attacchi terroristici da parte di militanti e plagiati dallo Stato Islamico sono frutto dell’intolleranza, e soprattutto, le forze che animano quel movimento vivono della mancanza di libertà di espressione. Così come il razzismo e l’intolleranza verso la minoranza islamica in Europa e negli Stati Uniti sono un dramma per chi le subisce, sono anche prima linfa vitale per l’organizzazione che ordisce e ispira gli attacchi se si sono susseguiti in questi anni in Europa.

D’altro canto, il movimento neo–nazista oltre all’estrema violenza, come nel caso di Charlottesville, non solo pretende un posto nella discussione politica, ma lo ha ottenuto di fatto, da Fox News — che, ricordiamo, è il mezzo stampa piú seguito negli Stati Uniti — fino all’elezione del Presidente stesso.

È in qualche modo ironico, vedere l’estrema destra, da sempre in prima linea a cantare le lodi dell’oppressione, piagnucolare in difesa della libertà d’opinione — sia chiaro, ovviamente solo ed esclusivamente della propria.


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Cos’è successo — Il contesto societario è cambiato, o sta cambiando, e di fronte a una parte della popolazione che non si è lasciata trainare dalla crescente ira idiota della destra razzista, la stessa destra razzista si sente in qualche modo:

  • Ostracizzata,
  • Ma abbastanza forte dal fare piú rumore — e piú morti — di prima.

È facile considerare questo un sintomo della crescente polarizzazione dell’opinione pubblica. In realtà, quando l’estrema destra rivendica il proprio diritto alla libertà d’odio, perché a conti fatti di questa parliamo, non se la prende con “gli antifa” ma con quella “opprimente maggioranza liberal” che soffoca i loro pensatori fin dalle università.

In Italia, una critica antifa di Wu Ming 1 alle disposizioni della Legge Mancino contro gesti, azioni e slogan nazifascisti spiegava che proibire queste derive non fa che renderle piú affascinanti, disegnando un immaginario anti–eroico attorno ai fascisti.

Oggi, la situazione è parzialmente diversa: il caso dei ban a pioggia della Silicon Valley degli ultimi due giorni letteralmente priva di voce tantissimi nazisti statunitensi. Si tratta, seccamente, di un ristrettissimo numero di persone potentissime che, in un giorno, ha deciso che raggiungere opinioni d’un particolare colore politico dovesse essere estremamente laborioso e per molti al di fuori delle proprie competenze tecniche.

Per i nazisti e le persone che stanno plagiando si tratta certamente di una conferma di anni di teorie del complotto — quelle che chiamano globaliste ma che sono sempre le stesse, antisemite e omofobe, contro ogni forma di progresso.

Per tutti gli altri, è un primo passo fondamentale, che impedirà ai nazisti statunitensi — e in futuro nel resto del mondo — di allargare le proprie file a mezzo informatico. Perché l’unica risposta contro la minaccia neo-nazista alla società occidentale è dichiarare che ne sia completamente aliena: superarla, come l’ha superata la Storia, e programmaticamente isolare che chi ne resta complice, perché della Storia, è dalla parte sbagliata.

— FIN —

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