Gli agricoltori di prima generazione sono in aumento, soprattutto tra le ragazze under 34. Ne abbiamo parlato con Francesco Nastasi dell’associazione ForestIERI.



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“Mollo tutto e vado a vivere in campagna” non è più solo un modo di dire. Per un numero crescente di italiani è la realtà. Questo fenomeno sembra interessare soprattutto due categorie di persone: ragazze giovani e new entry del settore agricolo.

Da un rapporto della Coldiretti, infatti, emerge che nel 2015 sono aumentate del 76% le ragazze italiane under 34 che hanno deciso di lavorare indipendentemente in agricoltura, una crescita tripla rispetto a quella dei coetanei maschi (che è comunque pari al 27%).

E se sempre più giovani decidono di dare continuità alle aziende di famiglia, il vero dato riguarda gli “agricoltori di prima generazione,” ossia persone che arrivano da altri settori o da diversi vissuti familiari che hanno deciso di scommettere sull’agricoltura. Secondo un’analisi della Coldiretti/Ixè, la metà di loro è laureata, il 57% ha fatto innovazione, ma soprattutto il 74% è orgoglioso del lavoro fatto e più contento di prima.

Come si legge nel rapporto, “in Italia si è affermata una nuova generazione di 60 mila contadini, allevatori, pescatori e pastori che costituiscono uno dei principali vettori di crescita del settore agroalimentare nazionale, grazie a una capillare e rapida acquisizione di processi innovativi che spingono l’occupazione.”

The Submarine ha contattato Francesco Nastasi, agricoltore di prima generazione del Giarolo per parlare della sua scelta di vita e di ForestIERI, l’associazione di cui fa parte.

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Che cosa spinge questo fenomeno?
Sicuramente il fatto che il mondo economico in cui siamo cresciuti non offre più le stesse prospettive di carriera e le possibilità lavorative di anni fa. E ci sono dei genitori che hanno risparmiato negli anni ‘70,’80,’90 e che sono contenti di investire nella comunità agricola di un figlio perché si rendono conto che è una buona opportunità, anche perché nella nostra zona ci sono moltissimi terreni e case a basso costo — possibilità più a buon mercato rispetto ad altre zone.

Qual è l’identikit dell’agricoltore di prima generazione?
L’età media è tra i 30 e i 40, spesso sono ragazzi che hanno studiato Agraria e che dopo aver fatto un po’ di esperienza in giro decidono di sistemarsi.

Qual è la percentuale di agricoltori di prima generazione nella vostra associazione che continua con successo il loro progetto rispetto a chi, invece, per un motivo o per l’altro abbandona?
Nell’associazione e nella mia cerchia di amicizie nessuno è tornato in città. Ma ce ne sono di casi, soprattutto le esperienze di insuccesso di cui mi è giunta voce riguardano persone che volevano insediarsi nelle zone più interne dell’Appennino. Anche perché non sempre chi arriva nel territorio trova un appoggio.

Mentre invece fornire un appoggio nel territorio è lo scopo della vostra associazione.
Esatto, noi vogliamo fare da pacificatori. Chi ha intenzione di trasferirsi nel territorio si rivolge a noi, che siamo una rete di relazioni positive e costruttive, da cui può attingere informazioni, consigli e aiuto per le attività agricole, magari attraverso un tirocinio in un’azienda agricola già avviata. Vieni comunque inserito in un tessuto sociale che arrivando da fuori è difficile conoscere, se non dopo lungo tempo.

Come nasce ForestIERI e quali altri obiettivi si pone?
Nasce per sistematizzare quello che già si faceva in modo informale negli anni precedenti: quando c’era qualcuno che voleva trasferirsi e comprare casa, le persone del luogo in qualche modo, nei ritagli, di tempo li aiutavano e li portavano in giro a vedere le possibili sistemazioni. Diciamo che noi cerchiamo di aiutare chi vuole insediarsi nel territorio. In generale non facciamo distinzioni, cioè, se uno vuole trasferirsi ma mantenere il suo lavoro a Milano noi cerchiamo di facilitare anche lui; allo stesso modo se uno vuole avviare un’attività agricola, lo aiutiamo. È chiaro che cerchiamo di rivolgerci a chi fa ripartire un’attività agricola perché sono loro che permettono maggiormente al territorio di essere gestito, curato e seguito, e andare contro a problematiche idrogeologiche e di inondazioni che interessano tutto il territorio appenninico e alpino italiano.

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Ricevete qualche tipo di sussidio finanziario?
Sì, abbiamo ricevuto una piccola sovvenzione dalla Cassa di Risparmio di Tortona. Per ora è l’unico finanziamento, ma stiamo crescendo: siamo partiti come un gruppo di amici, volontari, che volevano avere più persone intorno a sé sul territorio, perché crediamo che questo territorio abbia grandi potenzialità e poco per volta ci struttureremo per ottenere altri fondi e magari qualcuno che lavori a tempo pieno nell’associazione. Adesso siamo volontari e con il sussidio paghiamo le spese vive, come la benzina.

Per quanto riguarda il tuo vissuto personale, cosa ti ha spinto a lasciare Milano?
Io sono nato e cresciuto a Milano ma 12 anni fa sono venuto qui. Non riconosco più le città come un luogo in cui vivere: non mi interessa la città, preferisco stare in mezzo alla natura. Inoltre nel XXI secolo puoi rimanere in contatto con il mondo grazie a Internet pur vivendo in luoghi meravigliosi. Stare in campagna non vuol dire più essere isolati. Poi qui hai il vantaggio di essere a un’ora da Milano, a un’ora da Genova, un’ora da Torino…

È per questo che hai deciso di trasferirti lì?
No, ci sono capitato per caso e ho deciso di fermarmi.

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