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foto CC-BY-SA 4.0 Niccolò Caranti

Il governo ha deciso che Berlusconi dev’essere pianto ufficialmente da tutto il paese: mercoledì è stato dichiarato lutto nazionale, che prevede le bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici pubblici. La scelta era tutt’altro che obbligata

Silvio Berlusconi, ex presidente del Consiglio e presidente di Forza Italia non è riuscito a superare una crisi improvvisa della leucemia che lo affliggeva da tempo ed è spirato intorno alle 9:30 del mattino al San Raffaele di Milano, con il conforto dei suoi figli e del suo dottore di fiducia, Alberto Zangrillo. La notizia è stata comunicata al pubblico circa un’ora dopo. Subito sono cominciati i commenti e le condoglianze pubbliche, a cominciare da quelle del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, secondo il quale “Berlusconi è stato un grande leader politico che ha segnato la storia della nostra Repubblica, incidendo su paradigmi, usi e linguaggi.”

Fare un riassunto di tutte le dichiarazioni arrivate in suo onore è praticamente impossibile. All’estero la notizia è stata data con relativa pragmaticità: la maggior parte delle testate internazionali ha sottolineato il ruolo di Berlusconi di anticipatore di molte tendenze retoriche e politiche dell’estrema destra contemporanea o i suoi scandali sessuali. Il New York Times è stato piuttosto duro e lo ha definito “lo sfacciato magnate dei media che ha rivoluzionato la televisione italiana.” Altri hanno fatto notare la sua vicinanza a Putin — che l’ha ricordato con un messaggio commosso, in cui sull’orlo delle lacrime ha definito la sua scomparsa “una grossa perdita per l’Italia e per il mondo.”

Come previsto, ma forse persino un po’ più del previsto, in Italia il profluvio dei commenti si è trasformato in una gara alla beatificazione del caro estinto, anche da figure “inattese.” I partiti dell’opposizione hanno reso le condoglianze alla famiglia, mentre il Pd ha rinviato la direzione prevista per ieri sostenendo che “vogliamo far arrivare tutta la nostra vicinanza al dolore della sua famiglia, dei suoi cari e di tutta Forza Italia, così come vogliamo che arrivi al Governo e alle forze di maggioranza.” Antonio Ingroia, ha detto che “per quanto l’ho conosciuto anche in occasione di interrogatori, l’ho sempre apprezzato e mi era anche simpatico,” anche se “ha peggiorato la politica e le telecomunicazioni.”

Niente di paragonabile alla macchina retorica messa in campo dai media di proprietà di Berlusconi, o comunque in questo momento vicini alla destra come la Rai e dalle forze di maggioranza. Una parte della calorosità mostrata dalle forze di governo è ascrivibile al tentativo — a questo punto legittimo — di assicurarsi una quota il più larga possibile dell’elettorato di Forza Italia, la cui esistenza è diventata un punto di domanda; uno dei fondatori, Gianfranco Micciché, ha detto che “con Silvio muore anche Forza Italia,” mentre il partito sta spaccandosi tra ronzulliani e moderati già sulla gestione dell’immediato post-morte del capo. In prima linea c’è ovviamente Giorgia Meloni, che ieri ha tenuto a far sapere quanto Berlusconi la stimasse: “Sono molto fiera anche del fatto che ultimamente spesso mi chiamava e mi diceva: ‘Stai lavorando bene’. Non era facile per un uomo con quella esperienza. E anche nell’ultima telefonata che abbiamo avuto mi ha detto: ‘Guarda te lo voglio dire sono molto fiero del lavoro che stai facendo, di come lo stai facendo’” — Meloni ha anche ricondiviso il noto video del 2009 in cui Berlusconi dava “dei poveri comunisti” a dei contestatori. Alla caccia ovviamente partecipa anche il leader di Italia viva Matteo Renzi, che ha definito Berlusconi “un fuoriclasse assoluto.”

A parte la retorica, il governo ha deciso che Berlusconi dev’essere pianto ufficialmente da tutto il paese: mercoledì è stato dichiarato lutto nazionale, che prevede le bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici pubblici. La scelta era tutt’altro che obbligata: negli ultimi trent’anni solamente due ex presidenti del Consiglio, Giovanni Leone e Carlo Azeglio Ciampi, erano stati onorati in questo modo — ma entrambi erano stati anche presidenti della Repubblica, e per Leone erano state sollevate alcune polemiche. Berlusconi avrà anche dei funerali di stato, ma questa scelta è meno controversa, dato che per il suo passato da presidente del Consiglio ne ha diritto automaticamente. Saranno celebrati mercoledì alle 15 nel duomo di Milano dall’arcivescovo Mario Delpini, con tanto i maxischermi sul sagrato e diretta di Mediaset. La camera ardente si sta svolgendo in maniera riservata nella sua villa di Arcore, dopo che erano circolate le ipotesi di cerimonie pubbliche negli studi Mediaset o a palazzo Marino. Non è ancora chiaro invece dove Berlusconi verrà sepolto: ad Arcore c’è un vero e proprio mausoleo che lo aspetta, ma potrebbe essere tumulato anche al cimitero Monumentale insieme ai suoi famigliari. “A proposito di maxischermi: la regione Liguria, comandata dall’alleato Toti, ha ritenuto di dover proiettare il volto di Berlusconi sulla facciata del palazzo regionale, a Genova.”

Quasi tutti i giornali mainstream si siano perfettamente allineati alla retorica dell’addio commosso al vecchio statista. Un servizio d’informazione, però, come fa notare Peter Gomez del Fatto Quotidiano, dovrebbe scollegare il cordoglio personale e familiare per fornire una corretta informazione politica e sociale, ricordando anche le ombre di chiunque sia scomparso. È quindi il momento giusto per ricordare alcuni dei provvedimenti politici più rilevanti e dannosi dei governi Berlusconi — lasciando da parte i suoi scandali personali:

2002–2003

  • Legge “Bossi–Fini,” che da allora disciplina in modo repressivo l’immigrazione;
  • L’inasprimento del 41–bis, reso provvedimento permanente — prima era temporaneo e da riconfermare ogni 2 anni;
  • Legge “Biagi,” che apre la stagione del precariato come fondamento del mercato del lavoro;
  • Riforma “Moratti,” che riduce drasticamente l’insegnamento di storia, geografia, scienze.

Le leggi ad personam

  • Legge “Gasparri,” per il riordino del sistema radiotelevisivo — che fruttò a Mediaset tra 1 e 2 miliardi di euro;
  • Legge 367 per le rogatorie internazionali;
  • Legge “ex Cirielli,” per abbreviare i tempi di prescrizione — introdotta per salvare l’amico di Berlusconi Cesare Previti
  • Lodo Schifani, per vietare la sottomissione a processo delle 5 cariche piú alte dello stato — dichiarata incostituzionale ma poi riproposta come Lodo Alfano;
  • Legge Pecorella, per l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione pronunciate nel processo penale.

2008

  • Riforma Gelmini, con l’introduzione del maestro unico nelle scuole primarie e il ripristino della bocciatura per motivi di condotta;
  • Legge sul legittimo impedimento, dichiarata poi parzialmente illegittima, e poi abrogata con il referendum del giugno 2011.