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“Non si tratta con una pistola puntata alla tempia”

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in copertina: un edificio residenziale colpito da bombardamento il 14 marzo nel quartiere Obolon di Kyiv.
Foto: Consiglio comunale di Kyiv

La trattativa tra Kyiv e Mosca procede, tra lo scetticismo europeo e le bombe che continuano a cadere sulle città ucraine

Ieri è stata una giornata di diplomazia più o meno di alto livello per cercare di arrivare a un accordo di pace in Ucraina, mentre la posizione della Cina come terza parte si fa ogni giorno più complessa. Oggi Xi Jinping sentirà al telefono Biden, visto che l’incontro tra Jake Sullivan e Yang Jiechi non ha placato i sospetti degli Stati Uniti, secondo cui la Cina potrebbe sostenere economicamente o militarmente la Russia. Secondo le intenzioni illustrate dai diplomatici statunitensi, Biden ammonirà Xi con la possibilità di ulteriori sanzioni anche contro la Cina. In un altro momento — sicuramente meno diplomatico — durante il proprio discorso per il giorno di San Patrizio Biden ha definito Putin come un “dittatore omicida,” e “un vero delinquente.” Intanto Cheng Guoping, il vice ministro degli Esteri cinese, ha incontrato Andréj Denísov, l’ambasciatore russo in Cina, per confrontare le rispettive posizioni su attività di “antiterrorismo bilaterale” e per la “cooperazione sulla sicurezza.” Originariamente doveva recarsi a Pechino il ministro degli Esteri Lavrov, ma nel corso del tragitto il suo volo ha cambiato direzione ed è tornato indietro — al momento non è chiaro se per richiesta di Putin o delle autorità cinesi.

Continua anche la stesura della bozza del trattato di pace: un nodo ancora da sciogliere, come spiegato dal ministro della Difesa ucraino Oleksij Reznikov, è la necessità che Mosca accetti un cessate il fuoco come premessa dell’accordo. Ma dall’Europa la trattativa di pace diretta tra Mosca e Kyiv è vista con poca fiducia: in un’intervista con le Parisien il ministro degli Esteri francese Le Drian ha accusato la Russia di “fingere” di partecipare al negoziato: “Putin ha deciso di continuare a far parlare le armi.” Il ministro nota come da parte dell’Ucraina continui a esserci un dialogo aperto e responsabile verso la Russia, ribadisce che l’unico obiettivo, anche per l’Europa, è quello di cessare il fuoco, “non si può trattare con una pistola puntata alla tempia,” ha spiegato. Quanto sia vicino il cessate il fuoco è ancora da capire: Le Drain vorrebbe aumentare le sanzioni finché i costi della guerra per Putin diventeranno talmente alti da costringerlo a interrompere gli attacchi e “iniziare una vera trattativa con il presidente Zelenskyj.”  

La pistola alla tempia ha le sembianze dei bombardamenti, che vanno avanti su Kyiv — in alcuni casi ostacolati dalle difese della città, ma gli attacchi hanno provocato diversi incendi nel quartiere di Svjatošinskij, mentre nuove città vengono attaccate, tra cui Merefa, a 30 km da Charkiv, dove è stata distrutta anche una scuola. A Černihiv la situazione sta peggiorando: in un’intervista a RBC-Ukraine, il sindaco ha detto che la città si trova in una catastrofe umanitaria, senza cibo, medicine, acqua e riscaldamento. Un corridoio umanitario per garantire l’evacuazione dei civili è ancora in fase di negoziato. Il sindaco ha accusato l’aviazione russa di sganciare bombe in alta quota per evitare i sistemi di difesa ucraini — da quell’altezza, però, è impossibile colpire gli obiettivi con precisione. Nel corso della giornata ci sono stati anche sviluppi positivi: nel bombardamento del teatro di Mariupol, dove avevano trovato rifugio numerosi sfollati, al momento non risultano vittime.

Nella notte i bomardamenti sono andati avanti con intensità a Siverskodoneck e Rubižne, coinvolte direttamente nello scontro tra forze ucraine e russe nell’oblast di Luhansk. Più di 20 edifici residenziali sono stati distrutti. Anche qui il bombardamento sembra aver interrotto l’accesso ad acqua e gas. Questa mattina, invece, gli attacchi si sono spostati nella periferia di Leopoli — è stata colpita la zona dell’aeroporto, che però per ora risulta ancora in funzione.

Nel frattempo, Human Rights Watch ha rimproverato le autorità ucraine, chiedendo loro di smettere di pubblicare sui social network video dei prigionieri di guerra russi intimiditi e umiliati. L’organizzazione sottolinea che questo trattamento dei prigionieri di guerra costituisce una violazione della terza convenzione di Ginevra. Il servizio di sicurezza ucraino ha infatti un account di Telegram con circa 868 mila iscritti, nel quale ha pubblicato diversi video di soldati Russi legati e interrogati, mentre rivelano i loro nomi, date di nascita e altri dati sensibili. Gli stessi video vengono poi riportati sugli altri account social del servizio di sicurezza, raggiungendo così un pubblico molto ampio. In alcuni di questi video vengono mostrati i soldati russi mentre chiamano la famiglia. La terza convenzione di Ginevra afferma che i diritti umani dei prigionieri di guerra devono essere salvaguardati in ogni circostanza, e protetti da ogni atto violento, intimidatorio o insulto. Questo include la pubblicazione di video di interrogatori e ogni altro dato privato. D’altra parte è importante che anche i social media abbiano un controllo su ciò che viene pubblicato, e che impediscano di trasmettere e pubblicare materiale che viola le leggi di guerra.

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