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La storia dei respingimenti etnici ai confini dell’Ucraina

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Servizi, interviste e dichiarazioni di autorità non hanno fermato il negazionismo sulla selezione etnica dei rifugiati al confine. “C’è stato un trattamento diverso,” hanno ammesso le agenzie Iom e Unhcr. La guerra non ha cambiato il razzismo europeo

Numeri impressionanti: in una settimana di conflitto, il numero di persone che hanno lasciato l’Ucraina ha raggiunto la cifra di 1,2 milioni di persone, la maggior parte delle quali ha cercato  rifugio in Polonia. Tuttavia, nonostante la Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati che, all’art. 3, impone agli Stati di applicare le sue disposizioni a tutti i richiedenti asilo, senza discriminazione alcuna, dal primo giorno di conflitto, sono emersi diversi episodi di discriminazione nei confronti di chi cercava di lasciare il territorio. A testimoniare sui social, principalmente su Twitter, le violenze e i respingimenti subiti, sono molti studenti internazionali che frequentano le università ucraine. Non solo universitari, ma anche famiglie. Principalmente si parla di africani, caraibici, arabofoni, studenti provenienti dal subcontinente indiano, rifugiati siriani e afghani.

Nonostante il moltiplicarsi dei video, all’interno dei quali si vedono donne allontanate dai treni e dai bus perché la priorità era data a donne e bambini ucraini, nonostante le immagini delle violenze da parte delle guardie di frontiera – addirittura in un video è mostrato come i soldati puntino i fucili contro gli studenti che tentano di arrivare al confine – fino a pochi giorni fa, almeno qua in Italia, la notizia era stata fatta passare come opera della propaganda russa. In particolare, il portavoce del ministero dell’Interno al Coordinamento dei Servizi speciali, Stanislaw Żaryn, ha twittato che la notizia, ripresa da BBC News, fosse falsa.

Non è bastato nemmeno la dichiarazione dell’Unione Africana, diffusa lunedì 28 febbraio, in cui l’istituzione denuncia il trattamento subito dai propri cittadini, sottolineando la natura razzista di un respingimento su base etnica, e in cui ricorda che “tutte le persone hanno il diritto di attraversare i confini internazionali durante il conflitto, e come tali, dovrebbero godere degli stessi diritti di attraversare per mettersi in salvo dal conflitto in Ucraina, indipendentemente dalla loro nazionalità o identità razziale.” Non sono bastati i servizi di France24, di CCN o di BBC News, oltre a tutte le testimonianze raccolte, a legittimare l’informazione.

C’è stato un trattamento ‘diverso’

Filippo Grandi – Alto rappresentante Onu per i rifugiati

Si è dovuto attendere la – tardiva – conferma da parte di Filippo Grandi, Altro Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati – che, nella conferenza stampa dello scorso 1° marzo, ha ammesso che diversi profughi non europei hanno subito atti discriminatori mentre cercavano di lasciare il Paese: “Avete visto dai media che ci sono trattamenti diversi – con ucraini e non ucraini. […] C’è stato un trattamento diverso […]. Non ci dovrebbe essere assolutamente alcuna discriminazione tra ucraini e non ucraini, europei e non europei. Tutti stanno fuggendo dagli stessi rischi”.

In ultimo, sia Human Rights Watch che il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale per l’Immigrazione, António Vitorino, si sono espressi in merito. Vitorino ha rilasciato un comunicato in cui ha dichiarato la sua preoccupazione in merito agli episodi xenofobi contro i cittadini stranieri che tentano di lasciare l’Ucraina e in cui condanna fermamente la discriminazione su base etnica di coloro che stanno scappando dalla guerra.

Proprio in seguito a queste dichiarazioni, il Governo di Kyiv si è attivato, tramite il proprio ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, a far partire una linea di emergenza telefonica dedicata a tutti coloro presenti sul territorio e appartenenti a Stati terzi che vogliono lasciare l’Ucraina. Va sottolineato che l’Ucraina è una delle mete scelte da molti studenti asiatici e africani, sia per il costo della vita abbordabile, sia per la qualità dei corsi, ma moltissimi di questi Stati non hanno una missione diplomatica sul territorio, come la Tunisia. Per questa ragione queste persone si sono trovate da sole a gestire la propria evacuazione.

I racconti degli studenti sono tutti molto simili. In un’intervista a Open Democracy, uno studente indiano ha raccontato che al checkpoint di Shehyni, al confine con la Polonia, c’erano centinaia di studenti internazionali, tra cui indiani, pakistani, nepalesi e africani. Gli stranieri venivano separati dagli ucraini, le uniche persone che venivano lasciate passare.

Il ragazzo ha dichiarato, poi, che le guardie del checkpoint sono diventate violente nel tentativo di controllare la folla, spingendo le persone indietro e puntando le pistole contro gli studenti. “Quando una donna è caduta a terra, una guardia l’ha trascinata per i capelli.”

In un altro servizio di CNN, si vede un altro check point al confine con la Polonia, in cui gli ucraini sono stati separati dagli stranieri, lasciati in fila per giorni nonostante il freddo e la mancanza di cibo e acqua. Una famiglia afghana, all’interno della quale è presente anche una donna e una bambina nata il 23 febbraio, è stata lasciata al freddo per una notte. Nonostante ciò, la famiglia è stata bloccata più volte.

E ancora, la testimonianza rilasciata a BBC News da parte di Jessica, una studentessa nigeriana che racconta gli episodi di razzismo subiti dagli ufficiali ucraini, che le hanno intimato di scendere dai mezzi e di camminare fino al confine.

Per molti il dramma continua anche una volta arrivati in Polonia. Secondo quanto riportato dal Guardian, ci sono state diverse aggressioni da parte di squadristi di estrema destra nella cittadina di Przemyśl, nei confronti di diversi profughi extra europei.

Gli aggressori hanno cercato gruppi di rifugiati non bianchi, soprattutto studenti che erano appena arrivati in Polonia alla stazione ferroviaria di Przemyśl dalle città dell’Ucraina dopo l’invasione russa. Secondo la polizia, tre indiani sono stati picchiati da un gruppo di cinque uomini, facendo finire uno di loro in ospedale. Secondo dei giornalisti locali, “intorno alle 19, questi uomini hanno iniziato a gridare e urlare contro gruppi di rifugiati africani e mediorientali che erano fuori dalla stazione ferroviaria. Hanno urlato contro di loro: ‘Tornate alla stazione ferroviaria! Tornate al vostro paese.”

Anche una ragazza egiziana, studentessa in Ucraina, ha raccontato che “questi uomini sono arrivati e hanno iniziato a molestare un gruppo di uomini della Nigeria. Non volevano che un ragazzo africano entrasse in un posto per mangiare qualcosa. Poi sono venuti verso di noi e hanno urlato, tornate al vostro paese.”

Dopo l’incidente, la polizia in Polonia ha avvertito che gruppi legati all’estrema destra stanno già diffondendo false informazioni su presunti crimini commessi da persone provenienti da Africa e Medio Oriente in fuga dalla guerra in Ucraina.

Dal lato istituzionale sembrerebbe, però, essersi fatti dei passi avanti in merito alla protezione delle persone che scappano dal Paese invaso ormai da nove giorni dalle truppe russe. Il ministro dell’Interno francese Darmanin — in qualità di rappresentante della presidenza francese del Consiglio europeo, l’organo politico dell’Ue — ha annunciato il 3 marzo lo storico accordo che prevede la garanzia da parte dell’Unione Europea della protezione temporanea a chiunque fugge dall’Ucraina, con l’unica clausola della residenza nello Stato dell’Europa orientale. Va comunque ricordato che l’accordo rischiava di saltare proprio per le rimostranze della Polonia a riconoscere la tutela ai cittadini non ucraini.
Intanto
l’Italia ha approvato il decreto legislativo che allarga il sistema di accoglienza — ex SPRAR ora SAI — anche a chi non abbia presentato domanda di protezione internazionale.

Le reazioni della nostra politica sono state tutte favorevoli all’applicazione della Direttiva europea per il riconoscimento dello status temporaneo di rifugiato, se non fosse per le reazioni di alcuni esponenti della destra, in particolare della Lega, che non hanno perso occasione per ricordarci la linea nostrana: rifugiati sì, ma solo se sono bianchi.  Il Senatore Salvini  nella discussione parlamentare del 25 febbraio ci ha ricordato come si vadano salvati i “profughi veri che scappano da guerre vere” a differenza dei “profughi finti che scappano da guerre finte” – un palese riferimento alla rotta balcanica e a quella mediterranea. L’europarlamentare Susanna Ceccardi in un’intervista a Sky TG24 alla domanda “se c’è una donna africana che scappa dall’Ucraina, la devono accogliere secondo lei?” ha risposto “bisogna vedere se scappa veramente dall’Ucraina. Non è facile stabilirlo, altrimenti diventa un viatico per tutti quelli che scappano dall’Africa”.  Un altro esempio di definizione selettiva e razzista di cosa sia un migrante, “autorizzato” a richiedere aiuto quando la sua vita venga minacciata da guerre e conflitti, in base al colore della pelle.

in copertina/foto dal profilo Twitter di Nico Popescu

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