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L’obbligo di mascherina FFP2 è un problema per i più poveri

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di Stefano Colombo ed Elena D’Acunto

Senza un intervento del governo si rischia un aumento del prezzo delle mascherine FFP2, ora obbligatorie anche sui mezzi — con conseguenze sui conti delle famiglie più in difficoltà

Con il decreto “Festività” del 23 dicembre è entrato in vigore l’obbligo delle mascherine FFP2 sui mezzi di trasporto e in altri luoghi come il cinema e i teatri. Il governo ha cercato in questo modo di arginare la crescita di casi Covid-19, senza però tenere conto dell’impatto economico della propria decisione sui conti delle famiglie e dei lavoratori. Le mascherine FFP2 arrivano infatti a costare sei volte tanto quelle chirurgiche — rappresentando una spesa mensile di circa 140 euro per una famiglia di 4 persone. L’ennesimo capitolo del conflitto tra salute ed interesse economico che abbiamo osservato durante tutta la pandemia.

La scelta del governo infatti per il momento non è stata accompagnata da un calmiere del prezzo delle FFP2. In più, come accaduto l’anno scorso per le mascherine chirurgiche, il prodotto è andato a ruba in pochissimi giorni. Per l’altissima richiesta, in diverse zone di Milano le FFP2 sono già esaurite — in particolare nei punti vendita con prezzi più bassi. La situazione in Lombardia è piuttosto grave: è l’epicentro dell’ondata di Omicron — in una settimana i contagi risultano quasi triplicati. Ieri ne sono stati registrati quasi 29 mila, di cui 4.671 soltanto a Milano. In alcuni quartieri del capoluogo lombardo l’incidenza ha superato l’1% e gli effetti si vedono sul numero enorme di persone in quarantena o in isolamento fiduciario — e sull’estrema difficoltà nel trovare un tampone, in attesa che diventino operativi i nuovi centri allestiti dalla regione.

In questo scenario, alcune farmacie hanno deciso di abbassare i prezzi delle mascherine FFP2 per renderli più accessibili. Come ha dichiarato il personale della farmacia di Cordusio (Milano) al Corriere, “prima le vendevamo a 2 euro, adesso a 1,50. È un tema di sicurezza pubblica.” Il rischio è che “dopo le festività, con la ripresa delle attività e degli spostamenti, il prezzo delle FFP2 possa schizzare alle stelle,” come evidenziato dal Codacons. La scelta di abbassare i prezzi però non dovrebbe essere lasciata all’eventuale senso di responsabilità dei venditori: il governo dovrebbe impegnarsi per calmierare i prezzi, prima che le mascherine diventino inaccessibili per molti sul lungo termine.

La speculazione andrebbe a impattare le fasce più in difficoltà e a compromettere l’efficacia stessa dell’utilizzo di questo tipo di mascherina. Infatti, per essere efficace, la FFP2 andrebbe cambiata ogni 8 ore. Per chi, ad esempio, deve prendere i mezzi quotidianamente questo implica un ricambio anche quotidiano della mascherina — che andrebbe a sommarsi al prezzo del biglietto. Con i prezzi attuali, cambiando ogni giorno la mascherina FFP2, il costo per persona può raggiungere la cifra gravosa di 60 euro mensili. L’alternativa è riutilizzare in modo inappropriato il dispositivo, con una conseguente maggiore esposizione al virus. Sulle piattaforme di vendita online i prezzi scendono, ma il rischio è di acquistare modelli contraffatti e non a norma. La continua richiesta di mascherine ne ha impedito in alcuni casi il controllo di qualità e sono stati in molti a denunciare l’import di FFP2 senza il certificato europeo CE di validità.

Ci troviamo davanti a quello che la deputata tedesca Katja Kipping ha definito — in Baviera — come un’esclusione delle persone in difficoltà economica dalla vita pubblica, in relazione all’obbligo delle FFP2 per i trasporti pubblici e i negozi. La misura è stata introdotta nello stato tedesco a gennaio 2020 e ha riscontrato molte critiche, in quanto non teneva conto dell’impatto a livello sociale. Come evidenziato da Jonas Schmidt-Chanasit del Bernhard Nocht Institute for Tropical Medicine, l’obbligo delle FFP2 nella teoria risulta una buona idea. A differenza delle semplici mascherine chirurgiche, le FFP2 proteggono infatti sia chi le indossa che chi si trova nelle vicinanze. Uno studio pubblicato su Jama Internal Medicine ha dimostrato che questo modello raggiunge il livello di difesa più alto tra quelli in commercio. L’obbligo dell’utilizzo delle FFP2 in certi luoghi, afferma Schmidt-Chanasit, deve però essere integrato con un accesso gratuito a tali protezioni e una sensibilizzazione sull’uso corretto. Altrimenti l’efficacia ne risulta compromessa. 

Il governo bavarese si è fatto carico delle critiche, mettendo inizialmente a disposizione, gratuitamente, 2 milioni di mascherine e inviando coupon per acquistare FFP2 nelle farmacie locali agli individui ad alto rischio. Nel Regno Unito invece il governo ha deciso di inviare dei test rapidi direttamente a casa di chi ne fa richiesta e non ha altro modo di ottenerli. Delle misure efficaci solo a breve termine, ma che vanno in una direzione che l’Italia potrebbe seguire. E che non riguarda solo le FFP2: negli ultimi giorni il discorso pubblico si è acceso anche sui tamponi, che con l’aumento dei casi sono diventati rapidamente introvabili — e un costo non indifferente per muoversi in un paese sempre più pieno di positivi, anche se non obbligatorio come le mascherine. A Roma alcuni centri hanno già adottato una politica del “chi più paga meno aspetta” per i tamponi: chi può permettersi di sborsare 140€ ha il risultato entro 4 ore, per tutti gli altri l’attesa sale.

La consapevolezza della classe politica italiana però sembra ferma. Lo scorso ottobre il paese si è spaccato sull’opportunità di offrire test gratuiti a tutti i lavoratori che ne avessero bisogno — specialmente quelli che avevano deciso di non vaccinarsi. Il governo aveva alla fine deciso di lasciare i tamponi a pagamento — anche se a prezzo calmierato — per spingere le persone a vaccinarsi anziché affidarsi ai test. Una mossa discutibile a livello etico e anche a livello pratico, visto che non si è rivelata particolarmente efficace: la percentuale di persone vaccinate non era salita dopo l’entrata in vigore del green pass obbligatorio sui posti di lavoro. Il segretario del Pd Letta all’epoca aveva addirittura paragonato l’eventualità di offrire tamponi gratuiti a un condono fiscale. Eppure una maggior diffusione dei test avrebbe garantito un miglior monitoraggio della pandemia: una prospettiva che avrebbe giovato al benessere collettivo. 

In questo caso però qualcosa sembra essere diverso. Il Codacons, dopo aver lanciato l’allarme sulle possibili speculazioni, ha chiesto che tamponi e mascherine FFP2 siano resi gratuiti per tutti. Alcune persone potranno riuscire a ottenere delle mascherine gratuite: ad esempio alcuni insegnanti — ovvero il “personale preposto alle attività scolastiche e didattiche nei servizi educativi per l’infanzia, nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole di ogni ordine e grado, dove sono presenti bambini e alunni esonerati dall’obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie.” 

Secondo alcune indiscrezioni, il governo starebbe pensando a un compromesso al ribasso: mascherine non gratuite ma a prezzi calmierati. Intanto cosa si può fare? Le mascherine FFP2 possono essere detratte nella dichiarazione dei redditi. Il procedimento però può essere insidioso: perché siano detraibili è fondamentale che su scontrino — o fattura o ricevuta — sia presente la dicitura “dispositivo di protezione individuale,” e che sul documento fiscale sia riportato il codice “AD”. Se questa dicitura non è riportata, bisognerebbe verificare se la singola mascherina è presente nell’elenco della banca dati dei dispositivi medici a disposizione sul sito del ministero della Salute — o, come estrema possibilità, abbia sia la marcatura CE sia la conformità alle direttive europee. Tutte cose a cui fare attenzione soprattutto se non si acquista la mascherina in farmacia.

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