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Il genocidio delle bambine e dei bambini indigeni in Canada

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foto: Federation of Sovereign Indigenous Nations

Nelle ultime settimane sono state individuate quasi mille sepolture non segnalate di bambini sottratti alle proprie famiglie da parte della Chiesa. Alcune stime ipotizzano che siano stati uccisi fino a 30 mila giovani nel corso dei decenni

Sono stati scoperti i resti di 751 sepolture non segnate nel cimitero della scuola aborigena residenziale Marieval, nella provincia del Saskatchewan, in Canada. La scoperta conferma le testimonianze che si susseguono da generazioni tra le popolazioni native, e i leader indigeni della provincia canadese dichiarano infatti che è solo l’inizio di quello che si preannuncia come un momento di chiarezza sul sanguinario passato coloniale canadese. È infatti il secondo ritrovamento di un sepolture di questo tipo in poche settimane: a fine maggio sono state individuate le sepolture di altre 215 bambine e bambini nel cortile di una scuola in Columbia Britannica.

Le scuole aborigene residenziali furono una rete di “collegi” gestiti in larga parte dalla Chiesa Cattolica canadese — anche se ne esistevano anche di legate alla Chiesa anglicana, e alla Chiesa unita, la principale confessione protestante del paese. La rete delle scuole residenziali rapiva attivamente bambine e bambini indigeni dalle proprie famiglie per assimilarli alla cultura cristiana dei coloni canadesi. Rimaste attive per più di 100 anni, le scuole furono responsabili del rapimento di circa 150 mila bambini, in alcuni periodi approssimativamente il 30% di tutte le bambine e i bambini indigeni. Non c’è un consenso su quanti giovani delle Prime nazioni siano stati uccisi nelle scuole cristiane, ma alcune stime arrivano a ipotizzare fino a più di 30 mila morti. Nel 2008 è stato stabilito un gruppo, la Commissione Verità e Riconciliazione, che ha raccolto le testimonianze di più di settemila sopravvissuti alle scuole, arrivando alla conclusione che si trattò di un genocidio culturale, operato con lo scopo di “uccidere l’indiano” (sic) all’interno delle bambine e dei bambini.

Bobby Cameron, il capo della Federazione delle Nazioni indiane, ha usato parole dure ma molto lucide per descrivere l’entità delle scoperte: “Il mondo ci guarda mentre il Canada scopre il ritrovamento di un genocidio: avevamo dei campi di concentramento qui. Li avevamo in Canada, in Saskatchewan, e li chiamavamo scuole residenziali indiane.” La scoperta è stata fatta a grazie ad un sistema di radar capace di penetrare attraverso il suolo. La scuola residenziale Marieval, specificamente, era operata dalla Chiesa cattolica, ed è rimasta attiva dal 1899 al 1996. Quella scoperta non è una fossa comune, ma singole sepolture non segnalate, cosa che fa pensare ai membri della Federazione che la Chiesa potrebbe aver rimosso le lapidi in un momento successivo per nascondere le tracce della propria strage. La rimozione delle lapidi potrebbe essere avvenuta, secondo gli attivisti, durante gli anni Sessanta.

Dal 2001, con l’approvazione di una legge sui cimiteri, in Saskatchewan è illegale disturbare un luogo di sepoltura. Tuttavia, non è chiaro se la legge sia “retroattiva,” ovvero se sia possibile, per lo meno, cercare di indagare su cui ha distrutto le lapidi. Due settimane fa, in risposta alla scoperta dei 215 bambini uccisi in Columbia Britannica, papa Francesco aveva espresso il proprio dolore e aveva chiesto riconciliazione, ma non si era scusato per il genocidio perpetuato dalla Chiesa ai danni della popolazione nativa, una dichiarazione che, comprensibilmente, non era stata benaccetta dai leader indigeni.

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