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Parliamo seriamente dei passaporti vaccinali

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Dopo la riunione del Consiglio europeo di ieri i passaporti vaccinali sembrano ormai inevitabili: ma hanno conseguenze sociali e morali che vanno affrontate, non ignorate

Nell’Unione europea c’è ancora forte disaccordo tra i paesi che si sono fatti promotori dei passaporti vaccinali e chi invece resta più scettico: Spagna e Grecia — due paesi che hanno stretta necessità che il turismo riparta in forza quest’estate — sono molto a favore, mentre Francia e Germania sono più scettiche. 

Le dichiarazioni di von der Leyen di ieri sembrano confermare che ci sarà un certificato europeo che permetterà di viaggiare, testimoniando la propria immunità o la propria negatività a tampone — ma, resta ancora da risolvere quello che è di gran lunga l’aspetto più annoso del confronto: l’uso dei passaporti come pass per accedere a ristoranti, discoteche, cinema e altri locali. È il modello che ha deciso di seguire Israele, dove, seppur con mascherine e distanziamento ovunque, ha riaperto tutto per chi è già immune, ed è una possibilità discussa molto seriamente anche nel Regno Unito — non per caso, i due paesi che sono più avanti nelle rispettive campagne vaccinali.

Se l’utilizzo di certificati nel contesto di corridoi turistici sembra ormai inevitabile, l’utilizzo di pass vaccinali per accedere a occasioni di convivialità apre a scenari che vanno analizzati con accuratezza — con profonde implicazioni sociali e per la privacy. Dobbiamo iniziare a parlarne ora in modo che, quando saranno probabilmente attivati, si siano prese misure per garantire la minore intrusività possibile.

Show notes

In questa puntata sono con voi: Stefano Colombo @stefthesub e Alessandro Massone @amassone. Per non perderti nemmeno un episodio di TRAPPIST, abbonati su Spotify e Apple Podcasts.

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