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L’aborto è stato legalizzato in Argentina

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Il voto favorevole del Senato è arrivato nella notte, con 38 voti favorevoli, 29 contrari e 1 astenuto

Dopo un lungo dibattito che si è esteso per tutta la notte, il Senato argentino ha definitivamente votato a favore della legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza fino alla 14esima settimana, che in precedenza era concessa solo in caso di stupro o se la salute della donna era in pericolo. L’Argentina diventa così il più grande paese dell’America latina a legalizzare l’aborto — e soltanto il terzo, dopo l’Uruguay, che l’ha depenalizzato nel 2012, e la Guyana, in cui è legale dal 1995.

Il paese, fortemente cattolico, è stato attraversato negli ultimi anni da un crescente movimento femminista, che ha trovato il supporto del governo di Alberto Fernández nel contesto del suo ampio programma di riforme progressiste. Fuori dal Palazzo del Congresso, una manifestazione femminista gigantesca, ha vegliato sul processo di voto, mentre nelle scorse settimane la Chiesa cattolica e gli evangelici si sono alleati per contrastare la riforma. Solo due anni fa proprio il Senato aveva bloccato la  stessa riforma, che questa volta è riuscita a passare anche grazie all’inserimento dell’obiezione di coscienza.

Quest’ultimo punto è stato fortemente contestato dai movimenti femministi, secondo cui si tratta di una misura che porterà al mancato rispetto della legge e, di fatto, un ostacolo al riconoscimento del diritto. Oltre all’obiezione di coscienza individuale, il testo della legge prevede anche un’obiezione di coscienza “di struttura,” che permetterà alle strutture ospedaliere private religiose di aggirare la legge.

Ciononostante, l’approvazione rappresenta un grande passo avanti per i diritti delle donne in Argentina. Si tratta di “un forte messaggio di speranza a tutto il continente,” ha detto al Guardian Mariela Belski, direttrice esecutiva di Amnesty International in Argentina. “Possiamo cambiare direzione contro la criminalizzazione dell’aborto e contro gli aborti clandestini, che mettono a serio rischio la vita e la salute di milioni di persone.”

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