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Cosa sappiamo della nuova variante del coronavirus

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La variante del SARS–Cov–2 responsabile del contagio nel sudest inglese non sembra causare forme piú gravi di Covid–19, ma potrebbe essere piú contagiosa — e spaventa tutta l’Europa, ancora nel pieno della seconda ondata

A poche ore dalla notizia della cancellazione dei voli provenienti dal Regno Unito fino al 6 gennaio, la nuova variante del SARS-CoV-2 è arrivata anche in Italia: in serata è stata data notizia di un caso individuato a Roma. Secondo una nota del ministero della Salute, “Il paziente, e il suo convivente rientrato negli ultimi giorni dal Regno Unito con un volo atterrato presso l’aeroporto di Fiumicino, sono in isolamento e hanno seguito tutte le procedure stabilite dal Ministero della Salute.” Il ministro Speranza, motivando la decisione di bloccare i voli, ha detto che la variante del virus “è preoccupante” e “dovrà essere approfondita.” Sul caso si sono espressi anche gli esponenti più in vista della comunità scientifica nazionale, da Galli a Crisanti: tutti concordano che non dovrebbe avere ripercussioni sull’efficacia dei vaccini, ma la sua maggiore capacità di diffusione rappresenta un problema serio. Oltre che nel nostro paese, la variante è stata già individuata nei Paesi Bassi, in Danimarca e in Australia.

Anche Germania, Francia, Belgio, Romania e Irlanda hanno annunciato un blocco dei voli dal Regno Unito, e il governo francese ha bloccato anche gli spostamenti in treno e su strada, almeno per le prossime 48 ore. I treni Eurostar tra Londra, Bruxelles, e Amsterdam si sono fermati. In realtà, il blocco ai viaggiatori britannici non riguarda solo l’Europa: anche El Salvador, Colombia, Argentina e Brasile, Israele, Canada, Arabia Saudita, e Turchia hanno annunciato blocchi dei voli.

La proporzione della nuova variante VUI 202012/01 sul totale delle sequenze di SARS-CoV-2 isolate nel Regno Unito, da un brief dell’ECDC molto utile per approfondire.

La chiusura dei trasporti da parte della Francia rischia di avere conseguenze durissime per il Regno Unito: ieri, mentre i negoziati mancavano l’ultima scadenza segnata dal Parlamento europeo, Grant Shapps implorava le aziende di non recarsi nei porti del Kent, preavvisando che ci sarebbero state difficoltà. Ian Wright, amministratore della federazione britannica per il Cibo e le bevande, ha dichiarato che la chiusura del porto di Dover potrebbe tradursi nella carenza di alimenti disponibili sugli scaffali britannici, in particolare in vista delle spese per le festività natalizie. Si è espresso in modo ugualmente preoccupato anche Andrew Opie, direttore agli alimenti e alla sostenibilità del Consorzio britannico del commercio al dettaglio, che ha riportato un dato che spiega le difficoltà a cui andrà incontro il Regno Unito: in questo periodo dell’anno attraversano il Tunnel più di 10 mila camion al giorno. Ieri la polizia del Kent ha annunciato l’attivazione delle misure della “Operation Stack,” che permette di riorganizzare parti dell’autostrada M20, che collega Londra al tunnel della Manica, in due file controllate, in modo da evitare che le code blocchino il traffico in tutto il paese.

L’altroieri Boris Johnson aveva annunciato la cancellazione delle misure di distensione per le festività, a Londra e in quasi tutto il sudest inglese. Il Primo ministro aveva difeso la decisione di alleggerire le misure anti–contagio per le feste solo tre giorni prima, ignorando le sempre più preoccupate richieste degli esperti sanitari. La massima autorità medica del paese, Chris Whitty, è tornata a parlare del VUI-202012/01, dichiarando che il gruppo consultivo che affianca il dipartimento della Salute crede che questa forma del virus possa diffondersi più rapidamente. I test sulla variante del SARS–CoV–2 richiederanno ancora settimane, ma, al contrario di quello che implicano gli eccitabili titolisti italiani, niente fa pensare agli scienziati, in questo momento, che causi forme più acute di Covid–19 o che sia resistente ai vaccini sviluppati nel corso dell’anno. Quando si affrontano queste notizie è importante ricordare che la mutazione dei virus è un fenomeno normale: quando i virus si moltiplicano creano sempre copie imperfette di se stessi, e i coronavirus — come quello del Covid e della SARS — tendono a essere più stabili di — per esempio — i comuni virus influenzali, che richiedono vaccinazioni annuali. Anzi, alcuni studi svolti nel corso dell’anno hanno dimostrato che il nuovo coronavirus è particolarmente stabile. Questo non vuol dire che in futuro variazioni del SARS–CoV-2 non possano avere un impatto sull’andamento della pandemia, ovviamente, ma allo stesso tempo non significa che si debba essere più allarmati del necessario per questa specifica mutazione. Di fatto, molti dei casi della seconda ondata in Europa sono stati causati da una variante del virus che sarebbe emersa nel corso dell’estate in Spagna. La variante — 20A.EU1 — sarebbe responsabile di circa il 20% dei casi in Europa. Anche in quel caso ci fu un ciclo mediatico agitatononostante anche quella volta i ricercatori avessero indicato che le differenze non costituivano un problema per lo sviluppo del vaccino.

Non tutti sono ugualmente allarmati: il ministro federale alla Salute australiano Hunt, ad esempio, ha minimizzato: l’Australia ha motivo di essere meno preoccupata, in effetti. A differenza dei paesi europei, i viaggiatori che arrivano in Australia sono sottoposti a 14 giorni di quarantena obbligatoria nei Covid hotel del paese, per cui le autorità non ritengono necessario bloccare i voli. La gestione degli hotel dedicati alla quarantena non è stata senza difficoltà, ma si tratta di uno strumento che ha dimostrato di essere efficace nel proteggere la popolazione da una fonte di possibile contagio.

Oggi è previsto il meeting del Comitato per i Medicinali per uso umano dell’Ema, che dovrà esprimere la propria valutazione sul vaccino di Pfizer e BioNTech. Da una settimana ormai i media e la politica hanno già deciso per l’EMA che il vaccino sarà approvato, ma serve che il Comitato si esprima ufficialmente per iniziare la somministrazione dei vaccini negli stati europei, a partire dalle giornate del 27, 28, e 29 dicembre. È stato anticipato anche il meeting per approvare il vaccino di Moderna, ora previsto per il 6 gennaio — ma anche la precedente data, fissata al 12, resta in calendario, in caso i lavori dovessero protrarsi.

La situazione della pandemia è ancora difficile in tutta Europa: in Germania il numero di morti nel mese di dicembre è raddoppiato rispetto a novembre, raggiungendo le 10 mila persone — è stato il mese più mortale dall’inizio della pandemia. In Francia questa settimana sarà chiave per confermare la stabilizzazione del numero di contagi — comunque a livelli altissimi — o, al contrario, l’andamento di lieve accelerazione della scorsa settimana.

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