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Lo stallo alla messicana sui nuovi lockdown nazionali in Europa

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Le prossime ore saranno decisive per il prossimo giro di provvedimenti anti–contagio in Europa. Ma la politica, in Francia, Germania, e Italia, continua a temere le conseguenze di un secondo lockdown

Di fronte al fallimento di tutti i governi europei nella gestione della pandemia — tra mezzi che sarebbero stati efficaci come il tracciamento dei contagi, e idee rivelatesi fallimentari come i coprifuoco — la possibilità che diversi stati europei tornino sotto lockdown si fa più probabile di giorno in giorno. Tuttavia, leggendo le dichiarazioni di politici — francesi e italiani, soprattutto — la sensazione è che nessuno voglia essere il primo a chiudere di nuovo. L’unica cosa evidente a tutti i governi, mentre il contagio continua ad espandersi, è la necessità di agire rapidamente, ma la mancanza di qualsiasi tipo di coordinazione europea sta rallentando meccanismi già lenti, dando spazio a ritrosie locali. 

Il fallimento della gestione del contagio — in particolare tra la prima e la seconda “ondata” — avrà però un costo politico: un sondaggio YouGov svolto in collaborazione con il Guardian rivela che, già prima dell’aumento dei casi nelle ultime settimane, in molti stati gli elettori erano scontenti per la gestione della pandemia. Il paese meno soddisfatto dell’azione del proprio governo è il Giappone, con il 73% degli intervistati che commentano che la pandemia è stata gestita “male” o “molto male.” Ma più di metà degli intervistati boccia l’azione del proprio governo anche in Spagna, Francia, Brasile, Stati Uniti, Sudafrica e Regno Unito. Il Guardian sottolinea esplicitamente l’eccezione di Italia e Svezia, due paesi che hanno visto tassi di mortalità altissimi, ma dove gli intervistati hanno in maggioranza espresso supporto per il governo. In Italia, spiega il quotidiano britannico, la soddisfazione degli intervistati sarebbe direttamente riconducibile alla grande popolarità individuale del presidente del Consiglio stesso.

La risposta poco incisiva dello Stato di fronte all’aumento dei contagi in Italia, però, sembra essere stata dettata proprio dal tentennare di Conte, che voleva a tutti i costi ulteriori evitare danni all’economia italiana, evidentemente anche di fronte al più grande dei rischi — che il contagio andasse di nuovo fuori controllo, come è ormai evidente sia successo.

In Italia l’entità del disastro che, con 200 morti al giorno, si può dire che stia accadendo già ora, starebbe convincendo anche il premier della possibilità — o della necessità — di un nuovo lockdown nazionale. Conte non intenderebbe procedere prima di altri paesi “messi peggio,” in particolare la Francia, ma la situazione si sta deteriorando così rapidamente che bisognerà decidere entro pochi giorni. Se l’Italia sta aspettando la Francia, però,  potrebbe non dover attendere ancora molto: questa sera è previsto un nuovo messaggio televisivo alla nazione di Emmanuel Macron, in cui il presidente francese dovrebbe annunciare nuove misure restrittive per cercare di limitare un contagio sempre più intenso. Ieri in Francia sono stati conteggiati 33.417 casi, prova che i coprifuoco — che in questo momento interessano 46 milioni di francesi — non sono serviti a ridurre il contagio. I retroscena sono contrastanti: secondo alcuni media Macron dovrebbe annunciare un lockdown nazionale di un mese, ma secondo altri si parlerebbe ancora di misure più moderate, tra cui un’estensione dell’orario da trascorrere in casa — con l’aggiunta eventuale di lockdown specificamente localizzati, oppure lockdown sì nazionali, ma solo nel week end. Parlando con la radio France Inter, il ministero dell’Interno Darmanin ha fatto eco alle stesse preoccupazioni espresse dalla politica italiana, dicendo che il governo dovrà prepararsi a “prendere decisioni difficili” — giustificandosi, però, dicendo che si farà “come hanno fatto i nostri paesi vicini.”

Anche in Germania sarà una giornata chiave per capire se si farà un secondo lockdown: oggi Angela Merkel incontrerà in videoconferenza i governatori dei 16 Länder tedeschi per discutere che misure adottare per contenere il contagio. In queste ore si stanno rincorrendo diversi e a volte contrastanti retroscena, ma la parola d’ordine sembra essere “lockdown light” — usata per la prima volta dal Bild — che dovrebbe prevedere la chiusura totale di bar e ristoranti, ma che cercherebbe di preservare l’apertura delle scuole — con l’eccezione delle aree ad alto contagio. Parlando con DW il fisico Dirk Brockmann, che ha sviluppato diversi modelli matematici per esaminare la diffusione delle infezioni, ha spiegato che misure di lockdown rischiano di essere inevitabili, sottolineando che le esperienze con i coprifuoco — in Europa ma anche in Germania, come quello parziale di Berlino — finora si sono dimostrati completamente inefficaci nel controllare il contagio.

Finora la risposta moderata dei governi europei alla seconda ondata è stata giustificata anche dall’inferiore tasso di mortalità rispetto ai numeri catastrofici della scorsa primavera. A porte chiuse, tuttavia, si parla in altri termini. Il Daily Telegraph ha pubblicato un retroscena esclusivo in cui rivela che studi interni del governo britannico prevedono che la seconda ondata causerà più morti della prima: gli esperti prevedono che il picco della mortalità sarà inferiore a quello di questa primavera, ma il tasso si manterrà sui livelli massimi per settimane, forse mesi. La proiezione sarebbe stata messa sulla scrivania di Boris Johnson, che è sotto fortissima pressione per annunciare un secondo lockdown.

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