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Al largo della Libia è in corso un naufragio. La guardia costiera libica: “Richiamate domani”

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in copertina, la Sea Watch 4, di nuovo sotto fermo amministrativo, via Twitter

Un’imbarcazione si è rovesciata al largo di Garabulli, e 33 persone sono in acqua da piú di 10 ore, aggrappate al relitto. Le autorità italiane si sono dichiarate non responsabili, mentre quelle libiche hanno detto di “richiamare domani”

Come ormai è consuetudine, la Sea Watch è stata sottoposta a fermo amministrativo dopo aver completato il salvataggio di 117 persone. Il comunicato della Ong, emesso congiuntamente a Medici senza frontiere, è durissimo: “le autorità italiane ormai da un anno utilizzano strumentalmente questi controlli tecnici per bloccare le navi umanitarie impegnate nel soccorso in mare.

Bloccando le navi delle Ong nei porti è possibile lasciar annegare la gente o rispedirla in Libia, senza che troppe persone se ne accorgano o possano far qualcosa per impedirlo. In queste ore sta succedendo un esempio perfetto del fatto che gli stati europei siano una causa attiva di morti evitabili, come ha dichiarato settimana scorsa Safa Msehli, portavoce europea dell’Oim. Secondo quanto riporta Avvenire, nell’ultima settimana sono avvenuti 4 naufragi, con 100 vittime accertate e 160 dispersi .

Al largo della Libia è infatti in corso un naufragio, secondo quanto riportato dalla Ong Alarm Phone. Un gommone si è rovesciato al largo di Garabulli, ed è stato soccorso solo da un piccolo peschereccio libico che ha potuto prendere a bordo tutte le 7 donne e 14 uomini. Altri 33 sono in acqua da 10 ore, aggrappati al relitto. Alarm Phone sostiene di essere stata contattata direttamente dal pescatore proprietario dell’imbarcazione, a cui le autorità non hanno semplicemente risposto.

A contattarle, le autorità, ci ha allora provato la stessa Alarm Phone. Risultato? Le autorità italiane si sono dichiarate non responsabili, mentre quelle libiche hanno detto di “richiamare domani.”

Nel Mediterraneo si consuma una strage continua. Secondo quanto riportato da Nuovi desaparecidos, nel 2019 è morto 1 migrante su 9 che ha provato a raggiungere l’Italia via mare: gli sbarchi in Italia in quell’anno sono stati 11.471 mentre le vittime sono 1.295: “una percentuale da decimazione”, il doppio del rapporto di 1 a 18, del 2018. Nei cinque anni precedenti al 2020, hanno perso la vita nel Mediterraneo più di 20 mila persone — che sono destinati a restare solo cifre e per di più incerte, visto che grazie alle politiche dei governi di questa sponda del Mediterraneo stanno aumentando i “naufragi fantasma.” È utile chiedersi quale giudizio storico, nei decenni e nei secoli futuri, verrà etichettato a questo periodo di storia europea.

Aggiornamento alle ore 12:42: Alarm Phone ha comunicato che altri pescatori, allertati dal primo soccorritore, hanno prestato aiuto ai migranti ancora da trarre in salvo. Si spera solo, a questo punto, che non ci siano stati morti. Come fa notare la Ong, “I pescatori, gli equipaggi dei mercantili e la flotta civile sono gli unici che soccorrono nel Mediterraneo mentre le autorità europee e i loro alleati fanno tutto il possibile per lasciarli annegare.”

 

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