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Quello che è successo a Kenosha segna un punto di non ritorno

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Anche di fronte alla trasparente collusione tra polizia e milizie private, non si farà niente per evitare che episodi di terrorismo nazifascista come quello di Kenosha si ripetano

Martedì è successo quello che era nell’aria da mesi, con le manifestazioni di Black Lives Matter che incontravano sempre più spesso disturbatori violenti dell’estrema destra. Durante le proteste a Kenosha — nel Wisconsin — per l’aggressione a Jacob Blake, un gruppo di civili, armati fino ai denti, ha deciso di pattugliare le strade durante le proteste, come vigilantes. Tra di loro c’era anche Kyle Rittenhouse, un diciassettenne armato di fucile che nel corso della notte avrebbe sparato a tre persone, uccidendone due. Tutti e tre gli episodi sono stati filmati e caricati sui social media, scatenando una nuova ondata di proteste negli Stati Uniti e indignazione nel resto del mondo. 

Nel corso della giornata di ieri, Rittenhouse è stato identificato e arrestato, con l’accusa di omicidio. Essendoci video e testimoni oculari delle sue azioni, è facile dire che presto sarà fatta “giustizia.” Ma è vero l’opposto: il sistema mediatico, sociale e, forse, anche quello giudiziario statunitense, inquadrerà Rittenhouse come un assassino squilibrato — abbiamo visto la stessa operazione in azione molte volte — senza che si attivi nessun meccanismo per impedire che episodi del genere si ripetano. 

La situazione è estremamente inquietante: un altro video, girato la sera in cui venivano uccise due persone, rivela che la polizia era in rapporti cordiali con la milizia che imperversava in città. Interrogato sulla vicinanza e collaborazione tra miliziani e poliziotti, lo sceriffo della Contea di Kenosha, David Beth, prima ha minimizzato, quasi giustificando gli agenti, e poi si è agitato, dicendo che non poteva rispondere delle azioni di ogni singolo agente. Il capo della polizia di Kenosha, Daniel Miskinis, ha messo in dubbio l’esistenza stessa del video che ritraeva agenti di polizia ringraziare e offrire acqua ai membri della milizia armata — un video, che però, appunto, esiste.

Ma da dove è venuta fuori questa milizia armata? Ovviamente si è organizzata su Facebook, dove i cittadini armati della città erano stati chiamati alle armi per difendere i negozi e le attività commerciali che potevano essere attaccate da manifestanti nel corso delle proteste. Russell Brandom di the Verge ha raccolto la testimonianza di due utenti Facebook locali che hanno segnalato la pagina ai moderatori del servizio prima degli eventi di martedì — che però avevano stabilito che letteralmente una chiamata alle armi per creare una milizia non infrangesse le regole del social network. 

Mercoledì, finalmente, Facebook ha cancellato la pagina della “Kenosha Guard”, e ha anche eliminato i profili Facebook e Instagram di Rittenhouse. In una dichiarazione rilasciata a the Verge, Facebook mette le mani avanti per non essere accusato dell’ovvio: essere in parte responsabile di quello che ha tutti i connotati di un attentato terroristico. “Non abbiamo trovato prove su Facebook che suggeriscano che l’assassino seguisse la pagina della Kenosha Guard.” Può essere che Rittenhouse non abbia mai premuto “Mi piace,” ma certamente era a conoscenza di quello che si stava organizzando, e infatti, come ogni buon terrorista radicalizzato, aveva girato un video in cui spiegava perché prendeva parte alle azioni della milizia. 

Il profilo di Kyle Rittenhouse è quello di una persona radicalizzata fin da età giovanissima — vicino ad ambienti della polizia fin dai quindici anni, Rittenhouse postava spesso tributi ai poliziotti morti sul lavoro a Chicago. Aveva anche un account su TikTok — con solo 25 follower — in cui scriveva di supportare Trump e di “voler diventare famoso.” Il gruppo di cui apparentemente faceva parte aveva chiesto formalmente alla polizia di ricevere un incarico ufficiale, ma gli era stato negato perché le autorità “temevano che il gruppo facesse qualcosa di avventato.” Nonostante questo timore, però, non si è fatto niente di concreto per fermarne l’attività.

Ovviamente non si farà niente nemmeno per affrontare i molti problemi sistemici che hanno portato alla morte di due persone: anzi, ieri Trump ha annunciato che invierà a Kenosha degli agenti federali per ripristinare “la legge e l’ordine.” Questo nonostante l’amministrazione fosse già in contatto con il governatore del Wisconsin Evers, che aveva rifiutato “l’aiuto” della Casa bianca. Inviare altre persone armate e in divisa militare, nelle strade di una città che è stata consumata dalla violenza di polizia e milizie, rischia di tradursi in ulteriori gravi tensioni. Non lo diciamo noi, lo diceva il mese scorso il segretario della Difesa Esper. Ma la posizione di Trump è questa:

Ci limitiamo a sottolineare che la lista non comprende la parola “omicidio.”

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