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La crisi del nuovo coronavirus è diventata davvero europea

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Anche Francia e Spagna hanno annunciato la chiusura delle attività commerciali “non essenziali” e misure per limitare il movimento dei propri cittadini.

Le misure ricalcano da vicino quelle già viste in Italia, ma arrivano in ritardo di diversi giorni. Tutti i governi stanno prendendo queste decisioni con grande precauzione — giustamente, perché si tratta di limitazioni alla libertà individuale drastiche. Ma le conseguenze dell’inazione politica questa volta sono immediate, e il rischio per la tenuta del sistema sanitario dei vari paesi europei molto alto. La Germania, dove in questo momento ci sono piú casi confermati che in Francia, resta l’eccezione — sono stati cancellati molti eventi culturali e sportivi, ma mancano indicazioni a livello federale. Intanto, la ministra della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer ha dichiarato che l’esercito è pronto ad “aiutare il paese.”

Nonostante l’epidemia, le elezioni amministrative in Francia e in Bavaria di oggi sono confermate, e stanno avendo luogo.

In Spagna

Dopo una riunione del gabinetto lunga sette ore, il Primo ministro spagnolo Sánchez ha annunciato i provvedimenti del governo per cercare di limitare la diffusione del nuovo coronavirus. Da ieri sera gli spostamenti sono limitati in modo non dissimile da quanto fatto anche in Italia, con concessioni solo per andare al supermercato, al lavoro, in farmacia e per altre necessità fondamentali. Le disposizioni del governo prevedono anche la chiusura di tutti i negozi, con l’eccezione degli alimentari, le farmacie, i tabaccai, i negozi di tecnologia, le edicole, i parrucchieri e le lavanderie a secco. Saranno chiuse tutte le scuole, comprese le università. Tutti i bar e i ristoranti dovranno chiudere, con l’eccezione di quelli che fanno servizio a domicilio. Il governo si impegnerà durante la crisi a garantire la disponibilità degli alimentari in tutte le regioni. Mentre scriviamo, il Johns Hopkins University Coronavirus Resource Center conta in Spagna 6.391 casi confermati.

In Francia

Anche il Primo ministro francese Philippe ha annunciato misure restrittive per tentare di limitare la diffusione del virus. Dalla mezzanotte di ieri sono stati chiusi tutti i negozi che non vendono materiale strettamente necessario, i ristoranti, e i luoghi di ritrovo. Philippe ha sottolineato che il governo ha dovuto prendere questa decisione perché i francesi non stavano rispettando il consiglio di limitare le uscite e mantenere le distanze di sicurezza. Da lunedì è confermata la chiusura delle scuole, e c’è un’indicazione di rimanere in casa specificamente rivolta alle persone con più di settant’anni. Oggi, però, è confermato lo svolgimento delle elezioni amministrative, come da precisa indicazione di Macron. In Francia il Johns Hopkins University Coronavirus Resource Center conta 4.480 casi confermati.

In Germania

La Germania, dove il numero di casi è marginalmente superiore alla Francia — 4585 — non ha ancora disposto misure uniformi e drastiche come gli altri stati europei. Oliver Pieper ha raccolto la testimonianza di Patrick Larscheid, funzionario del sistema sanitario di Berlino, che sottolinea come le misure approvate dal governo siano finora insufficienti. Secondo Larscheid è necessario chiudere qualsiasi posto di aggregazione, “o non saremo in grando di contenere il contagio.”

E in Italia

In Italia, intanto, continua a crescere il numero dei nuovi contagiati: secondo l’ultimo bollettino della protezione civile, ieri se ne sono registrati 2795, che fanno salire a 17.750 il totale degli attualmente positivi. 1441 le vittime, poco meno di 2000 i guariti. L’emergenza continua ad essere particolarmente grave in Lombardia, dove i posti in terapia intensiva sono ormai agli sgoccioli, “nell’ordine di 15 o 20 a disposizione.” “Tra poco arriviamo a un punto di non ritorno,” ha detto in serata l’assessore Gallera, che se l’è anche presa con la protezione civile, colpevole di aver mandato in Lombardia una fornitura di mascherine non omologate e quindi inutilizzabili.

Gif via YouTube

Il governatore Fontana ha nominato Guido Bertolaso come proprio “consulente personale” per la realizzazione di un ospedale nei locali messi a disposizione da Fiera Milano — un progetto che la stessa protezione civile aveva giudicato infattibile per mancanza di attrezzature. La giunta regionale lombarda ha quindi deciso di mettersi ancora una volta in rotta di collisione rispetto alle decisioni che arrivano da Roma, e fare di testa propria. Bisticci come questo non fanno altro che mostrare l’incompetenza diffusa a tutti i livelli amministrativi, una goffaggine che sta rendendo sempre più letale la crisi in Lombardia — dove da settimane mancano dispositivi medici essenziali come i respiratori e nessuno, né commissario né politico, semra avere davvero un’idea chiara di come procurarseli.

A Roma, intanto, i medici della delegazione cinese arrivati per assistere i colleghi dello Spallanzani hanno detto che “per strada ci sono ancora troppe persone e comportamenti da migliorare,” (soltanto ieri ci sono state 7 mila denunce per violazione delle restrizioni) ma hanno anche elogiato il lavoro dell’ospedale romano. Non è l’unica delegazione internazionale in arrivo: in Lombardia saranno reclutati medici da Cuba, Venezuela e Cina, dando all’espressione “zona rossa” un significato più pieno.

Per cercare di limitare ancora di più gli spostamenti e eventuali contagi al sud, Trenitalia applicherà restrizioni al servizio, sospendendo per la durata della quarantena, ad esempio, i treni notturni. La serrata più vistosa è comunque quella che riguarda la Sardegna: di fatto rimarrà completamente bloccato il trasporto di persone da e per l’isola, dato che bisognerà dimostrare motivi “validi e improrogabili” per imbarcarsi insieme alle merci. Sarà operativo solo un volo Roma – Cagliari di Alitalia.

Intanto è stato trovato positivo al nuovo coronavirus anche un altro politico: si tratta del viceministro della salute Pierpaolo Sileri. Le sue condizioni non sembrano gravi. Anche la sua omologa all’istruzione, Anna Ascani, ha dichiarato di aver contratto la malattia.

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