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Gli Stati Uniti si ritirano dall’Iraq, anzi no

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la faccia di Mark Milley, in tuta mimetica, mentre deve spiegare l’errore della lettera. Foto di Dave Brown, via Twitter

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Il segretario della Difesa Mark T. Esper ha cercato di mettere il punto sullo scandalo creato da Trump con la minaccia di bombardare beni culturali e luoghi di culto iraniani. In una conferenza stampa al Pentagono, Esper ha esplicitamente dichiarato che i militari intendono “seguire le leggi del conflitto armato,” ammettendo che le minacce del proprio presidente, se realizzate, costituirebbero crimini di guerra. (the New York Times)

L’apparato militare statunitense, però, sembra nel caos totale mentre cerca di reagire all’assassinio di Suleimani. Nel corso della giornata di ieri è stata pubblicata una lettera che sembrava indicare che gli Stati Uniti avrebbero ritirato tutte le proprie truppe dall’Iraq. Per più di un’ora i funzionari militari, sia a Washington che a Baghdad, non sono stati in grado di commentare sulla veridicità della ritirata, ed è stato necessario l’intervento del presidente degli Stati maggiori riuniti Mark Milley per chiarire la situazione: gli Stati Uniti non intendono ritirarsi dall’Iraq, e si stanno pianificando solo degli spostamenti di truppe — la lettera sarebbe una bozza non intesa per la pubblicazione in cui le parole erano state scelte male, sostiene Milley. (CNN)

Si tratta di una versione dei fatti chiaramente posticcia — il testo della lettera è cristallino: il comandante generale statunitense in Iraq, William Seely, scriveva nel documento che le truppe sarebbero state riposizionate per “assicurarsi che l’uscita dall’Iraq sia condotta in modo sicuro ed efficiente.” L’espressione in inglese, “movement out of Iraq,” difficilmente può essere stata scritta con un significato diverso da quello interpretato dai media. (New York Intelligencer)

foto via Twitter

Dopo le minacce di Trump di imporre durissime sanzioni contro l’Iraq i funzionari del paese hanno ammorbidito la propria linea sull’espulsione delle truppe statunitensi. In un meeting con l’ambasciatore di Washington in Iraq il Primo ministro Adel Abdul Mahdi ha dichiarato che il ritiro dovrebbe riguardare solo le forze di combattimento, e non quelle che forniscono supporto logistico e di addestramento ai militari iracheni. (the Guardian)

Secondo i media di stato iraniani, ai funerali di Suleimani a Teheran erano presenti milioni di persone. La funzione è stata condotta da Khamenei in persona, che ha pianto durante la lettura del Corano. Nel corso della celebrazione è intervenuta anche la figlia Zeinab Suleimani, che ha portato un discorso violento, in cui ha promesso vendetta per la morte di suo padre: “Le famiglie delle truppe americane in Medio Oriente, che sono già state testimoni dell’umiliazione dell’America nelle guerre in Siria, Iraq, Palestina e Yemen, si ridurranno a contare ogni giorno che passa, temendo le morti dei propri figli e delle proprie figlie.” (Al–Araby Al–Jadeed)

Oggi Suleimani sarà sepolto nella propria città natale, a a Kerman. Ad accogliere il suo corpo c’erano di nuovo decine di migliaia di persone. La funzione segnerà la conclusione dei tre giorni di lutto indetti per la morte del comandante della Forza Quds. (Al Jazeera)

Nei giorni scorsi su tutti i media si è ipotizzato come l’Iran potrebbe rispondere all’assassinio, e lo scenario più spesso ritratto parlava di un inasprimento delle guerre per procura che consumano il Medio Oriente — ma al contrario, secondo un retroscena di Farnaz Fassihi e David Kirkpatrick, Khamenei avrebbe chiesto una risposta “diretta e proporzionale,” che arrivi “apertamente” dall’Iran. (the New York Times)

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Mondo

Le truppe di Haftar hanno annunciato di aver preso gran parte della città costiera di Sirte, anche se la notizia è stata smentita dal Governo di Accordo Nazionale presieduto da al-Serraj. La città è uno snodo strategico, perché è vicina agli hub petroliferi più importanti del paese. Secondo il Libya Observer, la città sarebbe caduta per colpa della defezione della Brigata 604, formatasi dopo la liberazione dall’Isis nel 2016. (Libyan Express / Al Jazeera / Libya Observer)

Intanto, le prime truppe turche a sostegno del governo di al-Serraj sarebbero già sbarcate in Libia, superando nei fatti i timidi movimenti della diplomazia europea: una missione a Tripoli dell’Alto rappresentante per la politica estera Joseph Borrell, insieme ai ministri degli esteri di Italia, Germania, Francia e forse Gran Bretagna, è stata annullata per volontà del governo libico. Ufficialmente per “ragioni di sicurezza.” (Analisi Difesa)

Kaamil Ahmed racconta la vita di Mohammed Faruque, un giovane venticinquenne, uno dei tanti rifugiati Rohingya deportati dall’Arabia Saudita in Bangladesh. Faruque, come altri 100 mila, era scappato dal Myanmar nel 2012. Da allora, ha perso tutto: il proprio lavoro, in Arabia Saudita, e il contatto con i propri amici e conoscenti, quando il Bangladesh ha bloccato l’accesso a internet per i Rohingya. (Middle East Eye)

È iniziato ieri a New York il processo per l’ex produttore hollywoodiano Harvey Weinstein, che dovrà affrontare cinque imputazioni per stupro e violenza sessuale. Sono solo alcune delle decine di accuse che sono state rivolte a Weinstein da quando è iniziato il movimento globale del #MeToo. Se dovesse essere riconosciuto colpevole per i capi di imputazione più gravi, rischierebbe dai 10-25 anni di prigione, fino al massimo dell’ergastolo. (NPR)

Quasi contemporaneamente, Weinstein è stato incriminato a Los Angeles per altre due accuse di violenza sessuale. Rose McGowan, una delle prime attrici a parlare contro Weinstein, ha detto che il processo a New York rappresenta “un momento di giustizia” per tutte le sue accusatrici, anche quelle che non avranno neanche un giorno in tribunale. (the New York Times)

Oggi è il giorno della verità per Pedro Sánchez, che dovrà ottenere una maggioranza semplice dal Parlamento spagnolo per tornare al ruolo di primo ministro e dare finalmente il via al governo di coalizione con Podemos. Dopo aver mancato il traguardo della maggioranza assoluta in un voto di ieri, i numeri per vincere oggi ci sono, ma sono molto stretti: anche con l’astensione del Partito Catalano Repubblicano, il margine è di appena due voti, per cui non sono ammesse assenze o defezioni. (El Paìs)

Crisi climatica

Mentre entro la fine della settimana le temperature potrebbero tornare a salire, le autorità australiane fanno il conto dei danni degli incendi che continuano a devastare gran parte del paese: si parla di quasi 2000 case distrutte, e danni per circa 700 milioni di dollari australiani (equivalenti a circa 485 milioni di euro). (BBC News)

Italia

La piccola piazza del centro di Riace si è riempita ieri per la “festa della diversità,” organizzata dal movimento delle Sardine per esprimere solidarietà all’ex sindaco Mimmo Lucano. “Siamo qui per dire che c’è gente che crede ancora che l’altro non sia nemico, non sia qualcosa da temere, ma un’occasione di crescita e di evoluzione,” ha detto Jasmine Cristallo, coordinatrice calabrese ed esponente nazionale del movimento. (la Repubblica)


Via Twitter

Nel pomeriggio di ieri, Giuseppe Conte ha tenuto una lunga telefonata con Angela Merkel, per discutere della situazione di crisi internazionale e ribadire “la necessità di uno stretto raccordo dell’Unione europea.” Ma la politica estera del nostro paese resta debolissima, anche per la posizione non proprio brillante del ministro Di Maio, il cui livello di analisi è fermo a “la guerra e la violenza non sono soluzioni.” (HuffPost / Facebook)

Dopo il caso del sequestro di un’ambulanza ad opera di un gruppo di sedicenni all’ospedale Loreto Mare di Napoli, la ministra Lamorgese ha annunciato che dal 15 gennaio saranno arrive le prime telecamere sugli automezzi di soccorso in servizio nel territorio del capoluogo campano. Secondo l’Ordine dei medici e altre associazioni di categoria, l’emergenza sicurezza per medici, infermieri e altri operatori sanitari riguarda tutta Italia, con circa 1200 aggressioni all’anno denunciate. (Napoli Today / il Sole 24 Ore)

Mentre qualcuno si spinge a invocare l’intervento dell’esercito negli ospedali, il sindaco di Napoli De Magistris ha detto che “non siamo in guerra,” denunciando però la carenza di mezzi in città e, di conseguenza, le difficili condizioni di lavoro degli operatori. (Napoli Today)

Il numero delle vittime della strage di Lutago, in Alto Adige, è salito a 7: una delle persone rimaste ferite, una ragazza di 21 anni, è morta all’ospedale di Innsbruck. Le vittime erano tutte nate tra il 1996 e il 1997, e ci sono ancora tre persone ferite in modo grave. (la Repubblica)

Un incidente d’auto mortale è avvenuto anche a Senigallia, dove due donne di 34 e 43 anni sono state investite e uccise lungo una strada statale, all’alba di ieri, da un automobilista di 47 anni. Anche lui sarebbe stato trovato positivo all’alcoltest, con un tasso alcolemico superiore di 4 volte al massimo consentito. (il Resto del Carlino)

Milano

A Monza, Bergamo e Pavia da oggi sono state revocate le misure antismog di primo livello previste dal Protocollo Aria, mentre a Milano continua l’emergenza. Il livello delle polveri sottili non scende sotto il massimo consentito dal 27 dicembre. (Corriere della Sera / Milano)

Intanto, oggi entrano in funzione — in fase di pre-esercizio — dieci nuove telecamere ai varchi di Area B. Entro il 2020 dovrebbe essere completata la rete, che comprenderà in totale 187 telecamere. (Milano Today)

Cult

Che cosa ha causato la scomparsa della società medievale dei norreni in Groenlandia? Probabilmente la scarsità dei trichechi, cacciati fino quasi all’estinzione: è la conclusione di un nuovo studio condotto dalle università di Cambridge, Oslo e Trondheim. (the Guardian)

Gif di Jazzaplot

La missione TESS della Nasa ha scoperto un nuovo esopianeta potenzialmente abitabile: ha più o meno le stesse dimensioni della Terra ed è distante “solo” circa 100 anni luce. Si chiama TOI 700 d e fa parte di un sistema di tre pianeti che orbitano attorno a TOI 700, una stella nana della costellazione di Dorado. (CNN)

La diffusione del virus Wuhan, che sta causando una misteriosa epidemia di polmonite nell’omonima città cinese, ha fatto schizzare alle stelle il prezzo delle mascherine a Hong Kong, esaurite da gran parte dei produttori e distributori. Anche online, le mascherine — molto usate durante l’epidemia di Sars del 2003 — sono molto difficili da trovare. (SCMP)

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