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Le sardine sono l’unica opposizione di piazza alla destra, ed è questo il problema

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Oggi è quasi impossibile pensare di creare qualcosa di radicale appoggiandosi a contenitori già esistenti. Il rischio, però, è creare qualcosa di politicamente già vuoto.

Bentornat* a TRAPPIST, l’unico podcast al limone

Il 14 novembre quasi quindicimila persone si sono organizzate, tramite un evento Facebook, per riunirsi in Piazza Maggiore a Bologna e manifestare contro Salvini che quella stessa sera era presente a un evento della Lega per promuovere la candidata Lucia Borgonzoni. 

Quella piazza, che sta avendo risonanza a livello nazionale e ne sta producendo diverse altre, arriva in piena campagna elettorale per le elezioni regionali che si svolgeranno in Emilia-Romagna il 26 gennaio 2020. La campagna vede scontrarsi il presidente Bonaccini (PD), e la sua avversaria leghista. 

Di fronte a una regione storicamente schierata a sinistra, ma sempre più erosa dalla destra leghista in provincia, un movimento dichiaratamente apartitico come quello delle sardine cosa può sollevare, e in che modo potrebbe influenzare il risultato delle elezioni?

Inoltre, a cosa serve un movimento apartitico? In ottica anche nazionale — dato che le sardine stanno uscendo dall’Emilia–Romagna — confrontiamo il nascituro movimento con esperienze più politicizzate, chiedendoci se sia possibile riempirne il contenitore ancora vuoto.

Show notes

In questa puntata sono con voi: Stefano Colombo @stefthesub, Sara Catalano @carasatalano, Alessandro Massone @amassone
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