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Il Cile in rivolta

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“Se non c’è il pane per i poveri, non ci sarà la pace per i ricchi.” foto via Twitter

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In Cile continuano con violenza le proteste scatenate dall’aumento dei prezzi del trasporto pubblico. Il numero delle vittime è salito a 8, dopo che 5 persone sono state trovate morte in un capannone a cui era stato appiccato il fuoco nel corso della giornata di ieri. Intanto, oltre alla polizia, il governo ha inviato l’esercito a pattugliare le strade di Santiago, nel contesto di nuove misure attivate attraverso lo stato d’emergenza. Oggi il servizio non sarà garantito in ospedali, scuole, e dal trasporto pubblico a Santiago. Secondo il presidente Piñera “sarà una giornata difficile,” e accusa i contestatori: “Hanno un’organizzazione e logistica tipica delle organizzazioni criminali.” (the New York Times)

È la prima volta dalla fine della dittatura di Pinochet che i militari pattugliano le strade della capitale, dove già quasi 1500 persone sono state arrestate. Piñera ha difeso la linea dura, dicendo che “siamo in guerra,” e ha esteso lo stato d’emergenza e il coprifuoco. (Al Jazeera)

Le dichiarazioni di Piñera sono state accolte con aspre critiche dall’opposizione di centro-sinistra. Rappresentanti del ex–Nuove Mayoría e del Frente Amplio hanno descritto le parole del presidente come “irresponsabili.” Anche il presidente del Senato, Jaime Quintana, del progressista Partito per la Democrazia, ha rimarcato che “In Cile non c’è nessuna guerra.” Secondo Quintana il problema è “il malessere accumulato dalla cittadinanza, a cui non abbiamo saputo dare risposta.” Ma non si è dato risposta anche a “atti criminali,” ripete. (La Tercera, in spagnolo)

Il presidente del Partito per la Democrazia Heraldo Muñoz, sottolinea che il partito “rigetta la violenza,” ma anche che “Quando protestano centinaia di migliaia di persone non lo fanno pacificamente.” (Twitter, in spagnolo)

Il nostro preferito è il democristiano Francisco Huenchumilla, che ha definito le azioni del presidente “patetiche!!!!!!!!!!” — punti esclamativi suoi — per poi specificare. “Con tutto il rispetto.” (Twitter, in spagnolo)

Nel tentativo di placare le proteste, la Camera dei Deputati si è riunita in una sessione straordinaria per sospendere gli aumenti del costo della metropolitana, che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La legge che blocca le nuove tariffe dovrà ora passare al Senato. Ma ovviamente non sarà sufficiente. (Diario Financiero, in spagnolo)

La sindaca della regione metropolitana di Santiago Karla Rubilar non ha commentato in nessun modo le ragioni delle proteste, limitandosi a scusarsi nei confronti della cittadinanza per non aver garantito maggiore sicurezza. L’unico commento trasversale di Rubilar è stato ammettere che anche chi tra i cittadini della regione pretende che ci siano di nuovo condizioni di “pace e tranquillità,” non per questo non riconosce che la politica ha ancora “molte promesse da mantenere.” (El Mercurio)

La risposta della polizia è stata violenta anche nei confronti di proteste fuori dalla capitale, più piccole e pacifiche. El Marino parla di cariche e di almeno un ferito a San Fernando; secondo Sergio Micco, direttore dell’Istituto nazionale dei diritti umani, la polizia ha colpito indiscriminatamente, compreso in un caso almeno un bambino, che è stato colpito da una pallottola al fegato. L’istituto ha annunciato che provvederà ad avviare azioni legali contro la violenza di polizia. (El Naveghable)

Il Guardian raccoglie alcune foto impressionanti delle proteste dei giorni scorsi.

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Mondo

Le SDF hanno lasciato la città di Serê Kaniyê‎ / Ras al-Ain. La città, che era già caduta per due terzi in mano alle forze turche, era teatro di uno degli scontri più violenti della guerra nel Rojava. La ritirata segna la collaborazione delle forze curde nel tentativo di mantenere il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, malgrado le truppe turche non lo abbiano rispettato nei giorni precedenti. (Al Jazeera)

Il primo ministro libanese Hariri avrebbe ottenuto dai propri partiti di coalizione il via libera per presentare un pacchetto di riforme, nel tentativo di placare le proteste, che sono continuate con partecipazione vastissima per la quarta giornata consecutiva. Tra le proposte, un taglio drastico dei costi della politica e contribuzioni forzate da parte di banca centrale e banche private per sanare il budget del 2020. Finora i contestatori non hanno accolto positivamente i segni di apertura di Hariri: i più pensano si tratti dell’ultimo tentativo dell’establishment per rimanere al potere. (Middle East Eye)

Carmen Calvo, vice prima ministra del governo temporaneo spagnolo, ha accusato il presidente catalano Torra — che a mezze parole aveva promesso incontri con le autorità di Madrid nella speranza di ottenere maggiore indipendenza per la propria regione — dicendo che deve “smettere di promettere menzogne impossibili.” Calvo ha anche difeso la repressione poliziesca delle proteste, e ha accusato i partiti di centrodestra, tradizionalmente ancora più duri con i secessionisti catalani, di agitare le acque nella regione in modo da indebolire il governo in vista delle prossime elezioni. (the Guardian)

Maggie Haberman, Eric Lipton e Katie Rogers cercano di capire cosa abbia spinto Trump a cambiare idea sull’ospitare i leader del G7 nel proprio resort di Miami. Secondo il retroscena, Trump sapeva che la decisione sarebbe stata accolta da critiche da parte dei democratici, ma si è spaventato vedendo contrari anche molti repubblicani: un cambio di direzione come questo, in piena indagine per l’impeachment, non è ideale — ma è meglio che logorare l’intesa con gli stessi repubblicani che dovranno votare per la sua innocenza al Senato. (the New York Times)

Mentre aspetta una reazione dall’Unione europea, Johnson vorrebbe riportare il proprio accordo per la Brexit in parlamento, provando a ignorare l’emendamento di Oliver Letwin che prevede obbligatoriamente una fase parlamentare di discussione della legge di implementazione dell’accordo. Se oggi il parlamento voterà l’accordo, però, dipende unicamente dallo speaker Bercow, perché tecnicamente potrebbe essere considerata una forzatura — si chiede di fatto al parlamento di esprimere la propria opinione per una seconda volta sullo stesso quesito.

Italia

Oggi a Palazzo Chigi si terrà il vertice di governo che dovrebbe porre fine ai battibecchi degli ultimi giorni. Di Maio e Conte continuano ad essere ai ferri corti: il “capo politico” del M5S non ha apprezzato per niente le dichiarazioni del premier contro chi “non fa gioco di squadra,” e pretende che la discussione sulla manovra venga riaperta per accogliere le richieste dei 5 Stelle, “altrimenti non si va avanti.” (Corriere della Sera)

Il ministro degli Esteri ha lanciato il proprio ultimatum chiedendo di smetterla con gli ultimatum. Ma quali sono le “3 proposte imprescindibili” senza cui “la manovra non esiste”? Di Maio le elenca in un post su Facebook: carcere ai grandi evasori e confisca per sproporzione; abbattere i costi delle carte di credito; mantenere l’aliquota agevolata al 15% per le partite Iva. (TGCOM / Facebook)

Dall’altra parte, anche Italia Viva rafforza il pressing su Conte, chiedendo di rivedere la sugar tax e le nuove tasse sulla casa, oltre naturalmente a Quota 100 — su cui la battaglia di Renzi però ha molte meno probabilità di successo. (il Sole 24 Ore)

Si è venuto a creare, così, un quadro piuttosto insolito: da una parte Renzi e Di Maio, gli “scontenti” della manovra, che un giorno sì e l’altro pure minacciano di togliere il proprio appoggio al governo, dall’altro Giuseppe Conte e il Pd, che hanno scoperto un feeling inedito, al punto da prospettare — pochi giorni fa — un ritorno al voto con Conte candidato premier del Pd (il Messaggero / Next Quotidiano)

Ieri è entrato a gamba tesa nel dibattito anche Zingaretti che, solitamente moderato nei toni, è riuscito a guadagnare le prime pagine dei giornali dicendo in diretta tv che “gli italiani non sono coglioni.” Il segretario del Pd chiede il rispetto dei patti e la fine delle polemiche, altrimenti — minaccia — “l’interesse ad andare avanti viene meno.” (HuffPost)

I ciclofattorini bolognesi da venerdì scioperano e protestano in solidarietà con 40 colleghi licenziati in tronco da Just Eat, con meno di sue settimane di preavviso. L’azienda non ha propriamente licenziato i lavoratori, ma ha interrotto i rapporti con Food Pony, la cooperativa per cui i 40 lavoravano — con condizioni contrattuali più vantaggiose di quelle che Just Eat potrebbe applicare ri-assumendoli, magari con paga a cottimo. Secondo Riders Union Bologna, alcuni di loro sono stranieri e, senza più contratto, rischiano di perdere il permesso di soggiorno. (Bologna Today / Open)

Ma ora passiamo al meteo: se siete in Liguria o in Lombardia vi sarete accorti che piove di brutto. (Rai News)

Cult

Tutto quello che vi serve sapere sull’app con cui Tsunami Democràtic sta organizzando le proteste in Catalogna: si scarica solo attraverso codice QR che hanno solo altri membri dell’organizzazione, e immediatamente colloca la persona all’interno di una “cellula,” mettendo in contatto ogni attivista con l’organizzazione locale. (Wired)

È iniziata Watchmen, la nuova serie HBO ad alto budget ispirata al fumetto storico di Alan Moore. Secondo Leah Schnelbach è sorprendente, ed è da vedere, mentre Jordan Hoffman l’ha trovata appesantita dai troppi riferimenti al fumetto originale. (Tor.com / MEL Magazine)

Gods of the Upper Air di Charles King racconta la storia e le vite delle ricercatrici Ruth Benedict, Margaret Mead, Zora Neale Hurston e Ella Cara Deloria, il cui lavoro ha completamente ridefinito concetti di etnia, sesso e genere nell’antropologia del Ventesimo secolo. Una recensione della storica Gili Kliger. (Boston Review)

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Gif di Massive Science

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