È ora di smetterla con gli allarmismi e di risolvere il problema del Seveso

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Tutti i quotidiani questa mattina erano molto impegnati a condire di allarmismo e fake news le notizie riguardanti il meteo, quasi nessuno ha parlato di soluzioni per il problema delle esondazioni del Seveso.

Dopo le piogge di ieri, che proseguono anche oggi nel nord Italia con molta insistenza, tutti i quotidiani locali questa mattina hanno condito di allarmismo le news riguardanti il meteo, riportando per l’ennesima volta le solite frasi che siamo abituati a leggere quando arriva un temporale: “Un’ondata di maltempo sta colpendo l’Italia settentrionale,” “Seveso e Lambro a un passo dall’esondazione,” “Strade allagate, Seveso e Lambro a rischio esondazione.” È un refrain già noto, ma che almeno per stavolta si è rivelato fondato su un eccessivo allarmismo. Il Seveso, infatti, mentre scriviamo queste righe, nel pomeriggio del 21 ottobre, non è ancora straripato — anche se la situazione potrebbe peggiorare nelle prossime ore.

L’assessore alla Mobilità e ai Lavori Pubblici di Milano, Marco Granelli, ha pubblicato nel primo pomeriggio un post su Facebook diffondendo il seguente bollettino:

Abbiamo contattato Granelli per capire cosa sta facendo, oggi, concretamente, il Comune di Milano — la principale amministrazione coinvolta nella questione — per cercare di risolvere il problema, ma al momento della pubblicazione non abbiamo ancora ricevuto una risposta.

Mettendo da parte i quotidiani e dando un’occhiata ai dati rilevati dal Centro Meteo Lombardo, si può invece osservare che le precipitazioni di ieri non sono state così forti — di sicuro non abbastanza da giustificare la parola “nubifragio.” A Milano il picco è arrivato infatti questa mattina verso le cinque e si è esaurito in meno di due ore. Da quel momento le precipitazioni sono continuate con insistenza, senza però raggiungere i valori del mattino.

Alla luce di tutto questo la domanda da porsi è: perché a Milano Nord bastano poche ore di pioggia per vivere nel timore di esondazioni del Seveso? 

Grafici di oggi pubblicati dal Centro Meteo Lombardo relativi alla stazione meteo di Milano Lambrate

Il fiume che sgorga dai tombini di Niguarda, in città, è praticamente un meme, e lo è da più di mezzo secolo. In un articolo pubblicato l’anno scorso abbiamo provato a dare una risposta a questo timore ancestrale. In breve il Seveso esonda perché, attraversando durante il suo corso una zona molto urbanizzata e caratterizzata da una permeabilità molto bassa, quando piove si trova a raccogliere gran parte delle acque dei tombini dell’hinterland. Gli effetti di questa “raccolta” si hanno più a valle, principalmente nelle zone 2 e 9 di Milano, tra i quartieri di Bicocca e Niguarda, dove l’acqua risale dalle condotte provocando periodicamente allagamenti di strade e cantine. 

Nel corso del tempo si è provato a fare qualcosa. Per limitare le esondazioni, nel 1980, è stato realizzato nella località di Palazzolo Milanese, una frazione di Paderno Dugnano, uno scolmatore — un’opera che dovrebbe ridurre la portata di piena di un fiume. Oggi quell’opera non è più sufficiente a contrastare le esondazioni. In compenso è altamente problematica a livello ambientale, visto che porta le acque molto inquinate del Seveso a riversarsi in quelle relativamente limpide del Ticino, dopo un lungo percorso nella pianura.

Si è pensato dunque di risolvere il problema costruendo delle vasche di laminazione — in sostanza, delle grandi “piscine” da riempire con l’acqua in eccesso proveniente dal fiume in piena. Il problema di queste vasche sarebbero però le dimensioni. Le principali andrebbero costruite infatti a Senago, un comune che dista addirittura 3 chilometri dal corso del Seveso, e che quindi ragionevolmente preferirebbe evitare di trovarsi con dei laghetti artificiali di acqua, probabilmente maleodorante, sul proprio territorio. Dopo un lungo stop, i lavori sono stati assegnati a una ditta vincitrice dell’appalto lo scorso agosto. Va detto che esistono vari tipi di vasche di laminazione: alcuni sotterranei, altri “semplici,” altri ancora semi-integrati come zone umide nel territorio. Quella di Senago non è l’unica vasca prevista lungo il fiume: negli ultimi 5 anni ne è stata realizzata già una sul comune di Milano, e la città è in conflitto col comune di Bresso per la realizzazione di un’altra struttura.

Il problema estremamente complesso che oggi ci troviamo a dover risolvere, quello delle esondazioni sempre più frequenti di un torrente — ha avuto origine da una decisione errata intrapresa e perseguita dalle amministrazioni dell’ultimo secolo: seppellire frettolosamente e in maniera raffazzonata tutti i corsi d’acqua di Milano sotto uno spesso strato di cemento per esigenze di “modernizzazione” e facilitazione dello scorrimento del traffico cittadino. Risultato: nel periodo compreso fra il 1976 e il 2000, il fiume è uscito dalle tubature 62 volte. La condotta in cui il Seveso è stato incanalato infatti non è stata pensata in modo ottimale e nel corso del tempo ha registrato dei problemi di manutenzione. In occasione delle piene del 2014, l’anno peggiore per le esondazioni, la colpa venne data a una serie di concause tra cui la presenza di vari detriti nel canale sotterraneo che strozzavano il passaggio dell’acqua. In quell’occasione la piena raggiunse addirittura il quartiere dell’Isola, un fatto fino a quel momento inedito. Il comune di Milano, da allora, ha provveduto a “sturare” per quanto possibile il corso sotterraneo del fiume.

Dalla fine degli anni Settanta, inoltre, la città è stata protagonista di un particolare fenomeno idrogeologico: la chiusura delle acciaierie a nord di Milano. Per poter operare queste fabbriche impiegavano infatti un’enorme quantità di acqua dal sottosuolo. La loro chiusura ha causato quindi un progressivo innalzamento delle falde, che sono tornate ai loro livelli naturali. Questo fatto oggi minaccia alcune fermate della metropolitana — progettate quando la falda era bassa — e rende più difficile per il terreno assorbire una grande quantità di precipitazioni. Inoltre, la cementificazione del suolo riduce la capacità di drenaggio del terreno, aumentando il flusso d’acqua che finisce nei fiumi e la probabilità che questi straripino.

Negli ultimi anni si è indicata come ulteriore, possibile, soluzione al problema del Seveso anche la riapertura dei Navigli. A segnalare l’ipotesi e i suoi possibili benefici sono stati l’associazione “Riaprire i Navigli,” ma anche i Verdi. Il nocciolo di questa proposta è semplice: oggi il Seveso e il naviglio Martesana si uniscono sotto via Melchiorre Gioia in un unico canalone sotterraneo. Riportando in superficie il naviglio si separerebbero i due corsi d’acqua, e il Seveso avrebbe più spazio per sfogarsi. Anche questa proposta, per ora rimane solo un’ipotesi che arricchisce il ventaglio di possibilità senza risolvere del tutto il problema. Problema che difficilmente potrà essere risolto nel breve periodo, vista la quantità di scelte poco rispettose dell’ambiente compiute nell’ultimo secolo dalle amministrazioni cittadine.

Stefano Colombo ha partecipato alla stesura di questo articolo.
Si ringrazia per il contributo Luca Tomaino.
In copertina, foto CC BY SA Yorick39

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