Tutta la Catalogna è in piazza

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in copertina foto via Twitter

Questa è Hello, World!, la nostra rassegna mattiniera di attualità, cultura e internet. Tutte le mattine, un pugno di link da leggere, vedere e ascoltare.

Proteste di massa continuano ad agitare la Catalogna, e in particolare Barcellona, dove migliaia di persone si sono radunate nel corso della giornata di ieri per rinforzare ulteriormente le proteste scatenate dalle condanne della Corte suprema spagnola contro i leader separatisti. L’ingresso della città è stato bloccato dalla colonna dei contestatori, che arrivavano al termine di una marcia di tre giorni. Nel corso della giornata la città è stata attraversata da cinque cortei separati, che sono confluiti alle sei di pomeriggio in un’unica manifestazione. Secondo le stime della polizia, sarebbero state almeno 500 mila le persone in quella manifestazione, che non era nemmeno l’unica della zona. Un folto gruppo di giovani, molti studenti, ha protestato contro la polizia nella vicina Gran Via; altri contestatori hanno bloccato l’accesso alla Sagrada Familia, e uno sciopero ha bloccato più di 100 voli all’aeroporto Josep Tarradelles-El Prat. (El País)

La stragrande maggioranza delle proteste sono state pacifiche, ma alcuni scontri con la polizia ovviamente stanno ricevendo maggiore attenzione dai media. Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha attaccato duramente i contestatori, dicendo che i responsabili delle proteste violente “sono molto organizzati, e le loro azioni saranno punite.” (France 24)

In molti parleranno di “scontri con la polizia,” ma questo video di Albano–Dante Fachin sembra raccontare un’altra storia, almeno in questo singolo caso. (Twitter)

Mercedes Iniguez ha raccolto diverse testimonianze tra le persone che protestavano a Barcellona. Un intervistato ha sottolineato di non essere catalano “di nascita,” ma che non serve esserlo per essere a favore dell’indipendenza. Un altro contestatore ha accusato il governo di Madrid di comportarsi “come la Cina e la Turchia.” Queste proteste non hanno però la speranza di ottenere vere concessioni da Madrid, perché effettivamente manca un interlocutore: “Finché in Spagna non c’è un nuovo governo disposto al dialogo, la situazione non potrà essere risolta,” ha dichiarato Pablo Simon, analista politico e professore all’università Carlos III di Madrid. (DW)

Ai margini delle proteste pacifiche, approfittando del caos causato dalle cariche della polizia, è stato registrato almeno un caso di un’imboscata di picchiatori di estrema destra che hanno aggredito violentemente un attivista pro–indipendenza. (the Guardian)

Intanto, la giustizia spagnola ha fatto oscurare il sito di Tsunami Democratic (ora rinato attraverso GitHub), l’iniziativa che — anche attraverso un’app — sta coordinando molte delle proteste di questi giorni. Su di loro si indaga addirittura per terrorismo. (El Mundo / Tsunami Democratic)

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Mondo

Afghanistan. Una serie di esplosioni hanno fatto crollare il tetto di una moschea, uccidendo 62 persone e ferendone 100 durante le preghiere del venerdì. Entrambi i numeri sono destinati a crescere, perché le operazioni di soccorso sono ancora in corso. Nessun gruppo ha rivendicato l’attentato, ma il governo ha accusato immediatamente i talebani, sostenendo si sia trattato di un attentato suicida. (Reuters)

A poche ore dall’entrata in vigore del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, nel nord della Siria sono andati avanti: secondo le forze curde, l’aviazione turca ha preso di mira bersagli civili, tra cui l’ospedale di Ras al-Ain, ma secondo Erdogan si tratta di “disinformazione.” (CNN)

Continuano le manifestazioni in Libano, scatenate dalla proposta di tassare le chiamate attraverso app di messaggistica come WhatsApp. I contestatori protestano non solo contro le nuove proposte, ma contro quelli che descrivono come “decenni di corruzione e austerità.” Le proteste stanno mettendo in difficoltà il primo ministro Saad Hariri, sostenuto da una coalizione molto fragile. La polizia ha ovviamente risposto con violenza alle manifestazioni, sparando pallottole di gomma e gas lacrimogeno sulla folla a Beirut. (Al–Araby Al–Jadeed)

Hariri ha imposto una scadenza strettissima — 72 ore — ai leader dei partiti della coalizione per trovare una soluzione alla crisi. In un messaggio alla nazione Hariri ha cercato di prendere le parti dei contestatori, che chiedono anche le sue dimissioni, addossando la responsabilità delle nuove tasse ai partiti che lo sostengono. Ma una scadenza così stretta, se sarà rispettata, dimostrerà soltanto che soluzioni alternative erano già state prese in considerazione, e archiviate a favore di più semplici misure di austerità. (Al Jazeera)

Middle East Eye ha pubblicato la propria intervista completa a Mohamed Ali, l’attore e imprenditore diventato simbolo dell’opposizione ad al–Sisi. L’intervista, di cui vi avevamo linkato le anticipazioni qualche giorno fa, racconta delle minacce e dei tentativi di corruzione che ha ricevuto Ali stesso, ma anche delle spese assurde del regime. La nostra preferita: durante una visita di al–Sisi presso una base militare, l’esercito ha pagato tra i 110 mila e i 160 mila euro (2–3 milioni di sterline egiziane) per trasportare e installare erba naturale di fronte all’entrata. Poco dopo il termine della visita, l’erba è morta, ovviamente. (Middle East Eye)

Oggi è il grande giorno, il “Super Sabato” che deciderà le sorti dell’accordo di Boris Johnson per la Brexit. Ma tra gli emendamenti da discutere c’è anche una proposta di laburisti e ribelli conservatori che costringerebbe Johnson comunque a richiedere un’estensione all’Unione europea. I parlamentari, infatti, prima di confermare o meno il voto per la Brexit, chiedono di poter approvare la legislazione di implementazione dell’accordo, e dovrebbero avere i numeri per far passare il proprio emendamento. Ma non è l’unica difficoltà di fronte al Primo ministro britannico: qui c’è una guida completa del Guardian alla giornata che aspetta il Regno Unito. (the Guardian)

Durante un comizio a Dallas, Trump ha cercato di difendersi di nuovo dalle accuse per cui si sta parlando di impeachment, ma invece di difendere le proprie ragioni — evidentemente non può — ha attaccato terzi, muovendo accuse completamente fasulle o comunque molto deboli. In particolare, Trump insiste che il whistleblower che ha rivelato della sua telefonata a Zelensky fosse “di parte” — ma lui stesso ha, nei giorni successivi alle rivelazioni, ammesso letteralmente tutte le sue accuse. (Vox)

In Wisconsin, un addetto alla sicurezza di una scuola superiore ha chiesto a uno studente di smettere di urlargli contro epiteti razzisti. Per cui è stato licenziato, perché la scuola ha una politica di tolleranza zero contro le parolacce. Il lavoratore, fortunatamente organizzato a livello sindacale, sta ora chiedendo di essere reintegrato e di essere pagato per le settimane in cui non ha potuto lavorare. (the New York Times)

Nel corso di un’intervista a Campaign HQ, il podcast di David Plouffe, Hillary Clinton ha messo in fila diverse teorie del complotto, sostenendo che Jill Stein fosse una “risorsa della Russia,” e che funzionari del Cremlino starebbero preparando “una candidata alle primarie democratiche” — alludendo a Tulsi Gabbard — a candidarsi alle elezioni presidenziali come terza parte. Clinton sostiene che la presenza di questi fattori di divisione del voto sia lo strumento con cui la Russia ha fatto vincere, e conta di far vincere di nuovo, Donald Trump. (the Daily Beast)

Italia

Puntuale come l’influenza stagionale, è arrivata la Leopolda: la kermesse renziana compie 10 anni e per la prima volta è un corpo totalmente estraneo al Pd — di fatto il congresso del nuovo partito di Renzi, Italia Viva. Il segretario ha inaugurato l’evento con grande entusiasmo, specialmente per l’affluenza numerosa: la sala si è riempita subito, e a quanto pare duemila persone non sono riuscite a entrare. (la Repubblica Firenze)

Alle 6 di stamattina c’era già la fila per entrare:

Renzi ha fatto un ingresso sul palco da rockstar, tra le acclamazioni della folla, per quella che si preannuncia come “la Leopolda dell’egolatria,” secondo la definizione di Alessandro De Angelis. Non che le altre fossero da meno, ma stavolta l’ego di Renzi, libero dall’impiccio del Pd, è davvero libero di gonfiarsi a dismisura. (HuffPost / La7, video)

Un impiccio in realtà c’è, e si chiama governo: ieri dalla Leopolda Renzi ha negato fermamente qualsiasi intenzione di farlo cadere, ma notoriamente Renzi non è una persona di cui ci si può fidare troppo, e i suoi ex colleghi di partito lo sanno. Particolarmente ostile all’ex segretario è Franceschini, che ieri però ha detto che “non vede il rischio” che Renzi sia il nuovo Salvini dell’esecutivo. (ANSA / Askanews)

Di certo il livello di litigiosità nella maggioranza resta altissimo: da una parte c’è Renzi che insiste per l’abolizione di Quota 100, dall’altra c’è il Movimento 5 Stelle che — in maniera quantomeno inaspettata — ha attaccato il presidente Conte, arrivando a minacciare di far mancare i propri voti dall’approvazione della manovra. Il motivo? Le misure anti-evasione sul contante e sui pagamenti elettronici, che secondo il partito di Di Maio non vanno bene perché colpiscono i piccoli invece che i GRANDI EVASORI (scritto così, in caps lock). (la Repubblica / il Blog delle Stelle)

Intanto, oggi è il giorno della manifestazione unitaria di tutto il centrodestra in Piazza San Giovanni a Roma, dove per unitaria si intende anche con i neofascisti di Casapound, a cui però è stato chiesto cortesemente di non fare il saluto romano in piazza, quindi tutto okay, possiamo stare tranquilli. (Fanpage / Adnkronos)

La manifestazione, a cui sono attese parecchie migliaia di persone, parte con il piede sbagliato: Giorgia Meloni non ha gradito per niente che sul palco ci siano solo i simboli della Lega. “Come se fossimo ospiti in casa d’altri, in una piazza che, con passione, abbiamo contribuito a riempire.” (AGI)

A pochi giorni dalle rivelazioni sulla presenza in Italia di un trafficante libico nell’ambito delle trattative con il governo di Tripoli per bloccare i migranti al di là del Mediterraneo, l’ex ministro Minniti — responsabile di quella trattativa — rilancia dalle pagine di Repubblica la necessità di rinnovare gli accordi con Tripoli, “altrimenti la situazione precipiterà.” Ricordiamo che Minniti era lo stesso che diceva di aver “fermato i barconi” per un presunto “rischio della tenuta democratica del paese.” Sul finanziamento alla Guardia costiera libica, però, Minniti ha cambiato idea: “Ora bisogna far tornare la missione Sophia e svuotare i campi di detenzione.” (la Repubblica, dietro paywall)

Ma perché se ne parla ora? Perché per modificare il “memorandum” siglato con la Libia bisogna procedere entro il prossimo 2 novembre, e nella maggioranza c’è qualche voce isolata — per esempio Orfini — che vorrebbe stracciarlo. Succederà? Ci sono molte ragioni per dubitarne. (il Fatto Quotidiano)

Internet

Guarda il video della conferenza stampa tenuta ieri a Roma, nella sede del sindacato della stampa, da alcuni siti di informazione colpiti dalla censura di Facebook tra il 15 il 16 ottobre. Il problema centrale, sottolineato da tutti i partecipanti, è che “l’infrastruttura digitale di Facebook svolge oramai a tutti gli effetti il ruolo di uno spazio pubblico, rispondendo però esclusivamente a logiche e procedure di carattere privato.” (DinamoPress)

Intanto, alcune delle pagine oscurate — come Milano in Movimento e Infoaut — sono tornate online. Altre, invece, continuano a sparire: ieri è toccata per esempio a quella dell’Ex OPG Je’ So Pazzo di Napoli, il centro sociale da cui è partita l’esperienza di Potere al Popolo. (Facebook)

Cult

Un gruppo di politici bipartisan — e con bipartisan intendiamo che vanno da Alexandria Ocasio–Cortez a Ted Cruz — hanno firmato una lettera in cui chiedono a Apple di reinserire nel proprio App Store HKMap, l’app di mappe in tempo reale usata dai contestatori di Hong Kong per sfuggire alla polizia. (the Verge)

David Nield vi promette che questi bookmark vi miglioreranno la vita: ci sono tantissime opzioni per perdervi in Wikipedia, ma anche comodità come aprire automaticamente un documento vuoto di Google Docs, o per vedere tutti i messaggi non letti che avete su Slack. (Gizmodo)

Evviva, questi ricercatori hanno inventato un vero e proprio mantello dell’invisibilità — ma al contrario di Harry Potter il suo uso non sarà per sgattaiolare per un castello di notte, ma principalmente a scopo militare. (the Telegraph, su YouTube)

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