“Manuale di sopravvivenza per fiati corti” è l’esordio emo rap di Maggio

https://thesubmarine.it/wp-content/uploads/2019/05/Maggio.jpg

Ci siamo fatti raccontare da Maggio il suo primo EP Manuale di sopravvivenza per fiati corti.

Registrato con un microfono USB in un appartamento di Crescenzago, nella periferia est di Milano, Manuale di sopravvivenza per fiati corti è l’EP di debutto di Maggio ed esplora un emo rap in cui soddisfazioni e preoccupazioni si amalgamano perfettamente facendo emergere le inquietudini di un ragazzo di vent’anni.

Ti va di raccontarci com’è nato il progetto? Cosa facevi prima di scrivere le canzoni dell’EP?

Prima facevo il grafico in televisione, mi sono trasferito a Milano per fare quello di lavoro. Però prima di partire, nel 2016, conobbi un altro mio amico di collettivo, Ngawa. Lui rappava già da dieci anni circa, ma molto più per passione che per pensare poi che cosa farci con la musica. Ero arrivato a Milano da solo, in casa non sapevo cosa fare e io scrivevo già da un po’ di tempo, dal 2011. Così ho iniziato a prendere quello che scrivevo, racconti e poesie, e a metterle in metrica, che è sicuramente più difficile. Per almeno un anno e mezzo ho continuato a registrare delle cose in casa ma senza farle uscire perché volevo raggiungere un livello minimo per dire ‘questa cosa qua possono ascoltarla anche gli altri.’

Un tema ricorrente e abbastanza centrale nelle tracce mi sembra sia il rapporto tra te e il produttore, Zteph.

La cosa bella è che anche Ngawa si chiama Ste quindi a volte parlo di uno Stefano e a volte dell’altro. (ride)

Però diciamo che con Zteph, il produttore, ci siamo conosciuti nel 2018.  Negli ultimi mesi è la persona che ho visto di più, sia per necessità che per voglia. Dopo un po’ di mesi in cui abbiamo approfondito la conoscenza e l’amicizia abbiamo iniziato a fare dei pezzi, anzi a farne uno, “Settembre”, e da lì abbiamo cominciato a vederci settimanalmente. Io abito in zona Crescenzago, lui in zona Abbiategrasso, quindi facevo capolinea-capolinea tutti i giorni ritornando spesso con l’ultima metro da Abbiategrasso. Anche quelle cose un pochino più faticose fanno si che il rapporto si stringa ancora di più e si condividano un sacco di momenti e situazioni, per cui io quando scrivo cerco sempre di includere anche quello che mi sta attorno.

Cosa ti manca di Roma che non ritrovi a Milano?

Sicuramente come struttura di città ho un attimo una sensazione di claustrofobia, ma semplicemente perché Roma è immensa e mi sembrava di respirare di più. Mi mancano la famiglia, un po’ di amici e l’aria, intesa come l’insieme di situazioni e di cose. Perché comunque qui a Milano io esco di meno per “non far nulla,” a Roma il non far nulla è molto più caotico e ti può portare o in situazioni belle o in situazioni brutte, mentre a Milano è tutto più locale e programmato con appuntamenti fissi e diciamo che non sono ancora abituato a vivere in quella maniera. Però non direi che mi trovo male, ho semplicemente un’altra routine. Poi conta che io in due anni e mezzo ho cambiato cinque volte casa quindi il quadrante est di Milano l’ho vissuto tutto, da Ortica a via Padova a piazzale Lodi. Ho fatto pure il rider quindi tutte le viette le conosco benissimo.

Il tono dei tuoi pezzi è spesso malinconico, a che cosa è dovuto il mood del disco?

Quella credo sia una prerogativa mia e di Zteph. Entrambi veniamo da un background di ascolti molto vari. Al liceo ascoltavo prevalentemente rap, post-rock ed emo e andando avanti ho portato in concomitanza questo tipo di ascolti, Gazebo Penguins, Do Nascimiento, Riviera, tutte queste cose qui.

La cosa che volevo fare io, già da prima, con un’attitudine molto malinconica, era riportare tutto quanto su un beat, ma finché non ho trovato Zteph mi era difficile farlo perché comunque andavo su YouTube e cercavo un po’ di cose a caso. Però poi entrambi ci siamo riscoperti fan dell’emo italiano, quindi ancora meglio, perché un conto è riprendere le sonorità e un conto è riprendere anche il modo di scrivere i testi nell’emo italiano, che io apprezzo tantissimo. Mi sembra anche un pochino di poter fare qualcosa che quando ero più giovane avrei desiderato di fare ma non avevo le velleità.

Poi Zteph, che ha un’anima un po’ più hardcore della mia, ha fatto sì che dopo imparassi a conoscere anche quei lati malinconici più rabbiosi che forse non avrei tirato fuori prima di uno o due anni. Il carattere riflessivo dei brani però mi ricorda anche Dargen D’amico, alcuni incastri invece li collegherei a Tedua.

Quando è uscito Tedua ho pensato ‘ok, anch’io posso portare la mia versione delle cose.’ Di tutti questi ragazzi, da Tedua a Rkomi a tutta la Wild Bandana e Zona 4 Gang io sono super fan, un sacco proprio. Dargen D’amico uguale, “Nostalgia Istantanea” mi piace un casino, così come un sacco di altri pezzi. Nel momento in cui decidi di fare una cosa poi sembra che tutti gli ascolti abbiano a che fare con quello che fai. Tedua, a livello di temi, magari non lo accosteresti a me, io però mi ritrovo molto vicino per una serie di cose che però magari sono molto personali e colgo solo io.

Un brano come “Montella” sappiamo tutti a cosa fa riferimento, ma il titolo è legato al fatto che tifi Roma o alla figura del campione?

No no io tifo Roma! (ride)

Non sono un super tifoso, proprio perché sono già ultrasensibile verso un sacco di cose, se io tifassi Roma con tutto il cuore probabilmente sarei già morto! Guardo le partite, tifo, seguo, mi piaceva un sacco giocare a calcio. Montella non l’ho voluto prendere neanche come la figura del campione, però l’esultanza che aveva mi sembrava talmente catartica…

Infatti mi chiedevo perché lui e non Totti.

Solo per l’esultanza, e poi perché con il lavoro l’ho conosciuto, ma c’è stata solo una stretta di mano.

Adesso che le canzoni sono fuori cosa succederà?

Intanto suoniamo al MI AMI il 24 maggio e sarà un debutto live!

Ci saranno anche un sacco di artisti fighi, immagino sia una bella soddisfazione per te.

Si mi piace perché il nostro giorno sul palco ci sono un sacco di artisti che io ascolterei comunque, Massimo Pericolo, Franco126, Ketama126, i Gomma. C’è un po’ tutto il mio panorama di riferimento. Dato che il tuo è un debutto mi verrebbe da chiederti, come ci si prepara a un evento così?

Guarda, diciamo che quando mi hanno chiesto se avrei voluto suonare al MI AMI io ho detto si perché mi sembrava la cosa più logica da fare. Poi dopo quel momento sono arrivate un po’ le vertigini. Adesso sto facendo un po’ di prove in saletta per il live, stiamo vedendo la scaletta e tutte queste cose qua. Sono una pippa a cantare, quindi ho iniziato a prendere qualche lezione di canto, perché comunque nel momento in cui non vuoi solo rappare ma fare anche qualcosa di vagamente melodico o con l’autotune devi saperlo fare. Al primo live potrò anche steccare, pazienza, intanto io imparo.

Ci farai ascoltare anche dei pezzi nuovi?

Qualcosa ci sarà, perché comunque sto scrivendo un sacco. In due tre anni ho scritto tante cose a cui adesso stiamo lavorando, però chiaramente adesso che possiamo lavorarci meglio e non in cameretta o in salotto è ancora meglio.

Maggio esordirà venerdì 24 maggio al MI AMI.

Leggi anche: “Arturo” è il nuovo battesimo di Side

Se ti piace il nostro lavoro e vuoi sostenerci, abbonati alla newsletter di Hello, World!, la nostra rassegna stampa del mattino.

Se invece vuoi discutere con la redazione, ci trovi su Ogopogo, il nostro gruppo Facebook.

Share via

 

Ti piace il nostro lavoro? Sostienici!

Abbonati alla newsletter

di Hello, World!

 

Ogni mattina, una rassegna di link da leggere, vedere e ascoltare, direttamente nella tua inbox.