Tra Salvini e Di Maio, Corpo forestale e bicchieri di vino, Mauro Corona è diventato uno degli opinionisti piú in voga nei talk show. Ma a cosa serve la sua presenza in televisione?

Barba lunga, canottiera, vanitoso e trasandato ma sempre pronto a infiocchettare una frase riciclando la solita citazione di Borges, Mauro Corona è uno scrittore italiano di successo — oltre 4,5 milioni di copie vendute — uno scultore e un alpinista affermato. Da qualche anno si è anche trasformato in uno degli opinionisti politici e commentatori tra i più in voga in televisione e da allora è impossibile non imbattersi nelle sue opinioni pressapochiste su questo e quell’argomento più o meno di attualità tutte le settimane.

“Andrea Grieco, uno che ha scritto Vivere alcalini, vivere felici, mi ha dato questi psicofarmaci che io dovevo prendere stando lontano dall’alcol, invece li prendevo con la birra e con il vino e guarda caso sono aumentati di potere e mi hanno fatto bene.” È solo uno dei tanti trascorsi bizzarri raccontati da Mauro Corona a Bianca Berlinguer durante una puntata di Carta Bianca, il talk politico in onda in prima serata tutte le settimane su Rai 3. La conduttrice inizialmente ride, poi rinviene e d’improvviso si fa seria provando a dissociarsi con una frase di circostanza.

Mauro Corona, 68 anni, non era altrettanto entusiasta del cocktail di sostanze quando a farne le spese è stata la sua bottega/antro/abitazione/galleria (cit. Matteo Salvini) di Erto, in Friuli Venezia Giulia, a due passi dalla diga del Vajont. L’estate scorsa il suo studio è stato assalito da “un branco di giovinastri ubriachi, forse eccitati da sostanze che non erano il vino… Ragazzi che non hanno né arte né parte, strafottenti, provocatori, arroganti.” Questi “giovinastri” hanno afferrato una delle sue statue in bronzo e l’hanno scaraventata contro la vetrina del suo studio mandandola in frantumi.

Tutte le settimane, da più di un anno, lo scrittore apostrofa Bianca Berlinguer con il nomignolo di bianchina (o biancuccia) abusando in modo patetico della confidenza data dal suo status di ospite fisso e alimentando periodicamente il chiacchiericcio sulle avance alla conduttrice. Forse il corteggiamento virtuale è solo il prologo dell’ultima fase artistica dello scrittore, che noi possiamo solo immaginare:  il salto definitivo nel trash di un dating show tra anziani condotto dalla De Filippi, il concorrente montanaro ma intellettuale che seduce la signora del Parioli.

Corona ha venduto milioni di libri pontificando sulla natura e la vita semplice, sul “togliere”, come dice lui, sulla decrescita felice, come direbbero altri. Nei festival letterari che continuano a esibirlo tutti gli anni puntella ogni discorso con aneddoti triti e ritriti che includono il più delle volte una birra o un bicchiere di vino, esibendo il solito frasario di citazioni strampalate da gruppo Facebook buongiornista. Ad ascoltare lui Borges diceva anche delle gran banalità come: “non serve inventare nulla, la realtà è molto più potente della fantasia;” oppure “non occuparti dei tuoi personaggi, stanne fuori.” Ma a volte Corona sorprende tutti e rispolvera frasi più antiche, meno verificabili e sempre molto vaghe e di grande valore filosofico: “La Rochefoucauld diceva nelle disgrazie dei nostri migliori amici c’è sempre qualcosa che non ci dispiace affatto” e Bohumil Hrabal affermava: “mi pare che l’educazione e le buone maniere siano scomparse.” — Questo lo dice sempre anche mia nonna ma non la cita mai nessuno.

Nel corso degli anni Mauro Corona ha fatto della provocazione esasperata la sua ultimate televisiva provando a recitare il ruolo dell’intellettuale “dannato” e battagliero, controcorrente e anticonformista. Ma la vera arte dello scrittore, quella da girone dantesco, è il sapersi trasformare a comando nell’ultrasessantenne che sbrocca avventurandosi, quando capita, nella solita invettiva contro la classe politica italiana, o intestandosi cause strampalate come l’opposizione all’accorpamento dell’Arma dei Carabinieri con il Corpo forestale dello Stato — grande cruccio di Corona, questo sì un vero problema per gli italiani — spettacolarizzando talmente tanto la questione (giacca e cappello della forestale indossate in pieno stile salviniano e mail stampate di decine di ex forestali sbandierate come un trofeo) da far venire il sospetto che la causa della tutela dei boschi sia solo funzionale al teatrino televisivo che gli permette di fare lo showman tutte le settimane. D’altronde Corona l’ha anche ammesso, in televisione si va per vendere i libri, perché “se non lo dici in televisione nemmeno tua moglie sa che sei morto.” — Era Borges, giusto?

Poi c’è l’amore-odio con Matteo Salvini. Le loro posizioni politiche sono spesso affini, così come i gusti in fatto di vino. Compagno di bevute al Vinitaly, alcuni video mostrano un Corona paonazzo accompagnare come un paggio il leader leghista tra gli stand della fiera. Ad un certo punto, annusata la telecamera, lo scrittore capisce che è il momento di snocciolare una citazione letteraria ma non coglie l’attimo e fa in tempo solo a dire: “Erri de Luca mi disse…” poi Salvini interviene, gli ruba la scena e il sipario si chiude su un’altra banalità inespressa.

Qualche mese fa il vicepremier ha raccontato, sempre da Berlinguer, di aver letto tutti i suoi libri e di averlo incontrato molte volte, compresa quella cena a Belluno dove “c’era sempre di mezzo un po’ di vino, sano, buono, senza esagerare” e ovviamente di avergli proposto il Ministero della Montagna, perché “l’Italia sono le Alpi, sono gli Appennini.” Per fortuna poi quel Ministero non si è fatto. Ma l’amicizia, per quanto timida, rimane.

“Io frequento una stazione ferroviaria di una cittadina del Veneto molto vicina a casa” racconta Corona  “ne ho contati cinquanta di questi ragazzi, non c’era un vecchio, e stazionano sempre lì davanti. Vorrei capire cosa fanno, dove vanno a dormire, che lavoro fanno, perché io li porterei, pagandoli, a tirare giù i tronchi che sono caduti su nel Cadore. Giorno e notte lì davanti. Tanto è vero che molte persone mi hanno detto ‘abbiamo anche paura’… Ci sono queste realtà, cosa fanno di fronte a quella stazione giorno e notte per giorni, mesi e anni.”

Sostenitore dichiarato del governo giallo-verde, tra lo scrittore e il Ministro degli Interni c’è un’intesa bizzarra. Il Corona pensiero è molto spesso allineato alla retorica leghista, salvo dichiararsi contrario alla Tav, “fosse per me la smantellerei subito” ed esprimere opinioni opposte a quelle di Salvini in altri contesti dichiarando anche, in un commento all’arresto di Cesare Battisti, “le sceneggiate a un Ministro dell’Interno non si addicono” e “i comunisti hanno anche fatto del bene”. Il mondo di principi su cui poggiano i ragionamenti sull’attualità dello scrittore è rigorosamente autobiografico, incoerente e zeppo di frasi fatte. “Bisogna tornare all’agricoltura” e la natura va sempre rispettata ma, come spiega in canottiera, all’aperto, circondato dalla neve — da vero capitano — “sono sempre stato a favore delle figure epiche dei bracconieri.” E fa bene Reinhold Messner a criticare Jovanotti per il concerto in montagna, anche Corona è d’accordo, farà solo rumore e la montagna è il luogo del silenzio, al suo posto “vedo bene un Uto Ughi, un Massimo Brunello, un Plácido Domingo”.

Lo scrittore, che da giovane dice di aver sempre votato a sinistra, quando è richiesto si fa anche interprete delle istanze del nord-est produttivo. In un collegamento a “In Onda” — trasmissione su la7 di cui ogni anno critica pesantemente la conduzione e che ogni estate lo vede puntualmente ritornare tra gli ospiti come il figliol prodigo —  elogia l’estro liberista di Flavio Briatore: “come fare a non dar ragione a Briatore, l’Italia è un paese dove si uccidono le idee perché non si hanno idee, non lasciano fare all’iniziativa privata, e ce n’è [di persone] che hanno iniziativa privata. Non si può stare dieci anni per aprire un bar, un’osteria, una latteria…”

Mauro Corona non è sempre stato così. Prima della svolta ultrasessantenne era già uno scrittore di successo e le ospitate in televisione erano rare e legate quasi esclusivamente alla promozione di un nuovo libro. In una di queste occasioni, durante un’intervista a Le invasioni barbariche, Corona rivelò a Daria Bignardi di aver ottenuto tutto dalla vita e di volersi disintossicare dalla vanità. Uscito dallo studio a quanto pare deve aver cambiato idea.

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