in copertina: Lorenzo Fontana durante un incontro sulla Brexit, e assolutamente non a un game show

Un governo con Fontana al ministero della Famiglia e disabilità non fa presagire nulla di buono per gli anni a venire.

La squadra di governo Lega-5Stelle, variamente definito “gialloverde” o “del cambiamento,” è stata resa nota al pubblico, con l’indicazione in vari ministeri di personalità più o meno note e inquietanti. Tra questi c’è Lorenzo Fontana, al ministero della Famiglia e disabilità.

Proprio pochi giorni dopo che in Irlanda si è votato per abrogare quella parte della Costituzione che stabiliva il divieto di interrompere volontariamente una gravidanza, e che ha visto la vittoria schiacciante del sì, in Italia viene scelta una figura dichiaratamente anti abortista come Fontana per trattare di queste tematiche.

La scelta di Fontana tra l’altro si inserisce nel quadro di scarsa coerenza che le due parti in causa hanno mostrato in passato l’una per l’altra. In passato è stato proprio lo stesso Fontana a schierarsi contro “i grillini che vogliono l’aborto indiscriminato,” dichiarando che: “Il Movimento 5 Stelle vuole liberalizzare in modo indiscriminato la pratica abortiva, riducendo a una quota sostanzialmente rappresentativa il numero degli obiettori di coscienza e adducendo le solite motivazioni care ai radicali e alla sinistra, una di stampo culturale e cioè che lo Stato è laico, e l’altra meramente pratica secondo cui la presenza degli obiettori aumenta il ricorso agli aborti clandestini. Sono tesi semplicistiche e superficiali”.

C’è però un altro aspetto nelle idee di Fontana ad essere preoccupante, un aspetto di cui non si sente parlare da nessuna parte e che rischia di essere sommerso dal clamore — peraltro legittimo — di avere un movimento apertamente razzista al governo.

Il vicesegretario della Lega, infatti, è anche apertamente anti gay.

Durante un convegno sulla famiglia naturale organizzato dall’associazione Pro Vita Onlus dal titolo “La famiglia sotto attacco?”, Fontana ha dichiarato: “Attaccano il valore della famiglia naturale, che è l’anello di congiunzione più importante tra l’individuo e la comunità, per indebolire sia la persona che la società e renderle entrambe più vulnerabili, manipolabili al fine di dominarle. Infatti una comunità composta da famiglie che si tramandano, di generazione in generazione, i propri valori, le proprie tradizioni, la propria identità è una comunità più forte, difficilmente manipolabile e dominabile.”

Quindi, secondo Fontana, c’è qualcuno che attacca la società proponendoci queste nuove figure aliene — le persone LGBTQ — che chiedono modelli di famiglia che sono privi dei veri valori e delle vere tradizioni a differenza della famiglia naturale, unica detentrice del potere per sconfiggere coloro che intendono manipolarci e dominarci.

A chiarire ulteriormente le posizioni di Fontana sul tema della comunità LGBTQ, è un altro suo intervento, più recente, in merito alla questione del “Bus della Libertà.”

Alla fine di febbraio il sindaco di Torino, Chiara Appennino, si era rifiutata di concedere il permesso di occupazione del suolo pubblico all’autobus che partecipava all’iniziativa “Stop-Gender. Bus della Libertà, le Manif pour tous Italia” e recava lo slogan “Non confondete l’identità sessuale dei bambini”.

A parte il chiaro fraintendimento sul significato della parola libertà, il bus cacciato da Torino è invece stato accolto a braccia aperte a Verona — città, tra l’altro, che ha un grosso problema con l’estrema destra — dove il vicesindaco Lorenzo Fontana ha subito espresso la sua solidarietà per il comitato di cittadini CitizenGo organizzatori dell’iniziativa, che sostengono di essere “dalla parte della tutela dei bambini e della famiglia” e che “i bambini sono maschi e le bambine sono femmine punto.”

Se la giunta Appennino aveva considerato omofoba l’iniziativa vietando il transito del bus, Fontana si è invece espresso con queste parole: “Dispiace che l’ideologia gender entri prepotentemente nelle pratiche comunali. Come vicesindaco di Verona, diversamente dagli amministratori di Torino, Domenica mattina sono stato in piazza Bra ad accogliere il pullman degli amici di CitizenGo. Siamo in prima linea per sostenere ogni iniziativa volta a difendere e a promuovere i valori della famiglia, la natalità e la salvaguardia dei nostri figli.”

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Un altro Fontana, Attilio, sempre leghista e neo governatore della Regione Lombardia, ha dichiarato che per lui la regione non dovrebbe patrocinare il Milano Pride, previsto per questo 30 giugno, mentre si mostra molto favorevole alla riorganizzazione del Family Day: “Io sono eterosessuale, ma non è che faccio una manifestazione per accreditare la mia eterosessualità. Le scelte in questo campo devono rimanere personali, sbandierarle è sbagliato.“

La comunità LGBTQ sembra essere sparita dal dibattito pubblico, troppo impegnato a lottare contro gli spennatori di piccioni, nonostante sia evidente che abbia invece bisogno di essere tutelata e rappresentata. Un governo con Fontana al ministero della Famiglia non fa presagire nulla di buono per gli anni a venire, in cui rischiano di dover essere difese le poche conquiste ottenute dalla comunità con così tanta fatica nel corso degli ultimi decenni. Specie visto che nella squadra di governo entrerà con un ruolo di spicco anche Matteo Salvini, che ha già dichiarato di “non voler sentir parlare di genitore 1 e genitore 2, ma soltanto di padre e di madre.”

Leggi anche: Non ci stiamo preoccupando abbastanza per Salvini al Ministero dell’Interno.


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