Lo scorso 7 marzo la holder XTO Energy della ExxonMobil ha annunciato di aver bloccato solo da poco una perdita di gas naturale dal pozzo di estrazione di Powhatan Point, in Ohio.

Secondo un “report d’emergenza” stilato dall’EPA (l’ente nazionale di protezione ambientale statunitense) il pozzo sarebbe esploso il 15 febbraio, sprigionando un volume di idrocarburi (principalmente metano) colossale: 2.8 milioni di metri cubi al giorno – per averne un’idea, immaginate 112 dirigibili Zeppelin che ogni giorno si alzano in volo contemporaneamente.

Da allora fino alla riparazione del 7 marzo (tre settimane), l’infrastruttura divelta avrebbe continuato ad immettere in atmosfera il gas climalterante, mentre l’esplosione dell’impianto avrebbe provocato lo sversamento immediato di oltre 5000 galloni (19mila litri) di acqua contaminata da idrocarburi nel fiume Ohio.

Nonostante il metano non sia un composto particolarmente pericoloso per l’uomo, la spaventosa massa di inquinante liberatasi ha spinto le agenzie di monitoraggio ambientale locali a ordinare l’evacuazione di una trentina di abitazioni presenti nel raggio di un miglio dal campo di estrazione, mentre gli stessi enti territoriali hanno stabilito una distanza di sicurezza di un miglio e mezzo per la messa in atto delle operazioni di salvaguardia.

Prima di abbandonare le proprie case, i residenti hanno segnalato l’accaduto alla NPO Earthworks, che il 3 marzo è intervenuta filmando da lontano il luogo dell’incidente con una telecamera ad infrarosso termico, in grado di riprendere le particelle di gas caldo, invisibili all’occhio umano.

La direttrice generale di Earthworks, Jennifer Krill, ha puntato il dito contro la XTO – che ha impiegato tre settimane per risolvere il problema – e ha ribadito che l’unico modo di evitare disastri di questo genere è quello di lasciare gli idrocarburi nel sottosuolo.

Infatti, oltre al disagio per la popolazione di Powhatan Point e alle conseguenze sull’ecosistema locale, si teme per l’impatto climalterante sull’atmosfera.

Il metano infatti è uno dei principali gas serra e nel breve periodo alimenta il cambiamento climatico in modo più incisivo dell’anidride carbonica (anche se poi si degrada molto più in fretta).

Questo terribile incidente – che secondo Earthwork è paragonabile per gravità a quello avvenuto nel 2016 nell’Aliso Canyon – e il rischio di terremoti indotti dalle attività di estrazione petrolifera (fracking), pongono ancora una volta il punto interrogativo sul futuro dello shale gas come fonte di energia, in un momento in cui l’amministrazione Trump sta facendo di tutto per rendere trivellabile ogni centimetro di suolo pubblico statunitense.

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