Bandiere del Kekistan e fiducia incondizionata nel leader, la Lega di oggi è un’accozzaglia di estrema destra che in qualche modo riesce a stare in piedi.

Al comizio di ieri in piazza del Duomo, Matteo Salvini si è lanciato nelle sue trite invettive contro migranti, Boldrini, esperti, legge Fornero e spesometri.

Per capire chi sono gli elettori della Lega (non più Nord) e cosa li spinge a esprimere il proprio voto per un programma elettorale che è un grumo di contraddizioni, con l’unica costante storica della xenofobia, siamo andati a parlare con loro.

Prima di Salvini, sul palco ha parlato il governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha rivolto “un saluto di cuore alle forze di polizia” rivendicando come la Lega manifesti “lasciando le città più pulite come le trova.”

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Nel frattempo noi parliamo con Elda, una ragazza di Potenza, e Andrea, di Milano. Entrambi andranno a votare per la prima volta il quattro marzo.

Chiediamo subito a Elda che cosa la spinga a votare un partito che fino a pochi anni fa faceva della contrapposizione tra “Padania” e resto di Italia uno dei suoi cavalli di battaglia. Ci risponde così: “Tu, chiamandoti Lega Nord, non puoi scendere al sud e voler avere i voti di quelli di giù. Rimodellando un attimo il tuo volto le idee che andavano bene qui, vanno bene anche giù.”

Viene spontaneo chiedersi quali siano queste idee che vanno bene da Nord a Sud. Ci viene in aiuto Andrea: “Secondo me Salvini ha fatto una mossa politica interessante e ha trovato un “nemico” comune [i migranti ndr]. È una nuova figura e ha dato la spinta per far diventare la Lega quello che è adesso. Io non sono razzista, lo dico subito. E non sono d’accordo con l’idea di cacciarli tutti, sono più d’accordo con l’idea di regolare l’immigrazione  in funzione della situazione reale del nostro paese.”

Andrea prosegue: “Le opinioni della Lega sono molto meno utopistiche rispetto ad altre proposte che ho letto in altri programmi.” Elda, invece, si dice “contrarissima a qualsiasi tipo di estremismo, sia di sinistra sia di destra. Per me la soluzione non è mai l’estremismo, mai. La Lega per me non è estrema. Io la vedo come un partito di centro, centro-destra.”

Un partito talmente moderato che a un certo punto è apparsa in piazza una bandiera del Kekistan, lo stato ideale degli adoratori di Pepe the Frog che trae il suo nome da Kek, divinità egizia raniforme. La bandiera è usata negli Stati Uniti da suprematisti bianchi e alt-right, ed è ispirata alla Reichskriegsflagge nazista in uso dal ’38 al ’45.

Ad averla portata in piazza sono gli amministratori della pagina Facebook “Dio Imperatore Salvini” che si dichiarano sostenitori di Trump e di Salvini perché ritengono che “l’immigrazione sia illegale e si devono fare le cose legalmente.”

Il confronto con Elda ed Andrea viene interrotto dalle note di “Va, pensiero” e dall’apparizione di Salvini sul palco. Il comizio di Salvini prende subito la forma di una sorta di cantilena salmodiante senza alcun nesso logico: “La concorrenza sleale e scorretta di quelle multinazionali che con un click mandano tutto a tutti ma stanno rendendo dei deserti i centri storici delle nostre città e magari pagano le tasse all’estero. Noi difenderemo i negozi perché i negozi sono vita. Difenderemo i commercianti perché i commercianti sono sicurezza (wtf? ndr), io penso alla disperazione di quei medici, di quegli infermieri, di quegli operatori sanitari che da trent’anni lavorano in ospedale per aiutare anziani e disabili e che qualcuno vorrebbe mandare in pensione a settant’anni. Cancellare la legge Fornero sarà il primo atto del governo Salvini.” OK.

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Successivamente,  ha giurato sul Vangelo con un rosario in mano,  ricordando le suggestioni religiose di altre estreme destre europee, come quelle del leader del partito austriaco FPÖ Heinz-Christian Strache, più volte criticato per la strumentalizzazione dei simboli religiosi che compie e per la sua retorica sulle radici cristiane dell’Europa.

“Mi impegno e giuro — ha esclamato — di essere fedele al mio popolo, a 60 milioni di italiani, di servirlo con onestà e coraggio, giuro di applicare davvero la Costituzione italiana, da molti ignorata, e giuro di farlo rispettando gli insegnamenti contenuti in questo sacro Vangelo. Io lo giuro, giurate insieme a me?”

Non potevano mancare le citazioni improprie di Pasolini, con l’accusa agli antifascisti di “fare processi ai fantasmi del passato.”

Storditi dalla retorica salviniana, ci fermiamo a parlare con Daniele, di Stradella, che ci dice di votare Lega da ventidue anni.

Proviamo a chiedergli cosa pensa dei fatti di Macerata: “Per me diciamo che era un pazzo. Che poi fosse stato candidato della Lega Nord può anche essere (effettivamente era proprio così ndr), ma la colpa non può essere di Salvini perché se tu guardi questa manifestazione non c’è stato un solo atto di violenza. Il popolo leghista non è per niente violento. Che poi uno non sia a posto col cervello, questa è un’altra cosa.”

Interviene Ezio, un altro militante storico: “Ma figurati, macché Salvini è il mandante morale. Noi siamo sempre stati puliti in tutto. Uno mica può sapere vita morte e miracoli dei suoi candidati.” Quando gli chiediamo conto dei cambiamenti ideologici della Lega ci risponde: “Io sono nato con la Lega Nord e per me sarà sempre Lega Nord. Anche se si chiama Lega Salvini io voto sempre Lega. Per me per adesso non ci sono stati cambiamenti sulle nostre idee.” Non sarebbe d’accordo Umberto Bossi,  che a ottobre 2017 aveva accusato Salvini di essere un “nazionalista fascista.”

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Ma i sostenitori di Salvini mostrano una fiducia totale e incondizionata al leader. Lo ribadisce Daniele:  “Mi fido di Matteo Salvini, mi fido di quello che fa lui, anche se penso sempre alla Lega Nord. Però mi fido di Salvini.”

Una fiducia trasversale, dai militanti storici a chi si è avvicinato alla Lega proprio in virtù dei recenti smottamenti ideologici.

Così, Salvini può tranquillamente contraddirsi, ed essere creduto anche quando fa affermazioni basate su dati inventati di sana pianta, coagulando diverse — e contrastanti — correnti della destra in un’unica creatura xenofoba che a malapena cerca di nascondere il proprio vero volto in un ostentato: “Non sono razzista, ma…”


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