L’inizio della deriva dei diritti umani in Italia è posto da HRW a febbraio, con l’introduzione delle nuove norme contro i ricorsi in caso di responso negativo alla richiesta d’asilo.

Human Rights Watch ha pubblicato oggi il proprio 28esimo World Report, un ricchissimo documento, questa volta di 643 pagine, dove analizza le politiche di diritti umani di piú di 90 paesi.

Il report si apre con un saggio del direttore esecutivo dell’organizzazione Kenneth Roth, che elenca dettagliatamente come così tante potenze del primo mondo abbiano fallito nel proprio ruolo di guardiani dei diritti umani. Roth decide di introdurre il discorso con il taglio piú positivo che può trovare — sottolineando come la crescente organizzazione di movimenti popolari nel primo mondo dia nuova speranza nella lotta contro i fronti autoritari e reazionari la cui avanzata, anche solo fino all’anno scorso, sembrava inarrestabile.

tabella riassuntiva situazione europa

fonte: HRW

Tuttavia, sebbene strettamente le formazioni che vengono considerate come di estrema destra a livello internazionale abbiano incontrato tutte risultati sotto le aspettative ad ogni appuntamento elettorale del 2017, razzismo, xenofobia e islamofobia non sono mai state così diffuse, in particolare nell’Unione Europea.

Human Rights Watch sottolinea come gli attentati subiti in molte città europee in questi anni siano riusciti nel proprio obiettivo di fare arrestare il progresso dei diritti umani in tutta l’Europa. Ma la pretesa della “sicurezza nazionale” è a stento uno schermo dietro cui si nascondono pulsioni molto piú forti per gli stati europei, in particolare l’accesso a risorse naturali in Africa e Medio Oriente, e il controllo delle migrazioni.

Human Rights Watch segnala come particolarmente gravi:

  • L’incorporazione delle misure di polizia d’emergenza nel codice regolare;
  • Gli attacchi dell’Ungheria contro gruppi a favore dei diritti umani e le università indipendenti;
  • La gestione del governo polacco;
  • La crisi dei richiedenti asilo sulle isole greche;
  • La mancanza di qualsiasi tutela di diritti per i migranti durante le procedure per la Brexit;
  • Gli accordi tra Italia e Libia e come lasciano ulteriore mano libera all’Arabia Saudita nella zona.

All’interno del documento, l’organizzazione si sofferma a elencare i fatti piú importanti (sia positivi che negativi) riguardo al condizione dei diritti umani, stato per stato. Ogni scheda è estremamente riassuntiva, e non sofferma in analisi o in raccolta dati statistici mai visti.

Nel caso dell’Italia, però, non serve. Se si isolano gli eventi che riguardano la gestione dei diritti umani in Italia non è necessario nessun commento. Ne riassumiamo di seguito un estratto, disponibile a pagina 224 – 225 del World Reportonline.

L’inizio della deriva dei diritti umani in Italia è posto da HRW a febbraio, con l’introduzione delle nuove norme contro i ricorsi in caso di responso negativo alla richiesta d’asilo. Mentre il governo faticava a trovare sedi dove ospitare profughi e rifugiati, combattendo la presenza massiccia di attività neofascista in tutto il paese, l’organizzazione scrive:

“Il fallimento dell’Italia nel garantire supporto sul lungo periodo a individui a cui era stato offerta protezione internazionale è stato reso evidente in Agosto, quando la polizia ha sfrattato con violenza centinaia di rifugiati eritrei che risiedevano in un palazzo occupato a Roma.”

A luglio il paese è stato redarguito dal comitato ONU per i diritti delle donne per la mancanza di misure di salvaguardia piú rigide contro la violenza di genere, in particolare durante il percorso di richiesta asilo.

HRW sottolinea anche la sconfitta sullo Ius Soli e l’approvazione di una legge che inquadri la tortura come crimine — ma che non rispetta nessuno standard internazionale in definizione e statuto.

La situazione italiana, però, è solo uno degli esempi della gestione retrograda dell’intero blocco europeo. Human Rights Watch scrive, della svolta europea nel trattamento dei migranti:

“Malgrado le richieste internazionali di espansione di canali sicuri e legali, compreso il rilascio di visti umanitari e per la riunificazione delle famiglie, le istituzioni europee e gli stati membri hanno proceduto con le deportazioni, e solo per rifugiati riconosciuti.”

E ancora:

“È stato fatto poco progresso sulla riforma delle leggi europee per l’asilo. Tra le proposte, alcune particolarmente problematiche vorrebbero la possibilità di rifiutare in tronco le richieste d’asilo, la possibilità di deportazione fuori dall’Unione Europea, e la possibilità di revoca dello status di rifugiato. Nel frattempo, il riconoscimento stesso dello stato di rifugiato varia grandemente all’interno del blocco.”

La decisione da parte dei politici europei conservatori di centro di appropriarsi di alcuni dei temi dell’estrema destra nel tentativo di placarne la forza elettorale — gli esempi sono infiniti, dalla gestione poliziesca del ministero da parte di Minniti alla svolta trumpista di Macron, passando per la fissazione per la propaganda “islamista” online di Germania e Regno Unito — non solo hanno sortito effetti molto limitati (o comunque non misurabili) alle urne, ma hanno permesso ai partiti di estrema destra di poter finalmente tornare a parlare la propria lingua con i propri elettori. Da distante è facile riconoscere che si sia trattata di una strategia ottusa, che non solo nell’immediato è costato vite umane, ma che sta lentamente portando il blocco, e insieme il mondo, su posizioni sempre piú retrograde.

Secondo Benjamin Ward, vice direttore per HRW in Europa e Asia Centrale, “È chiaro che durante il 2017 curare i diritti umani era visto dall’Unione Europea come un optional,  [linea] che certamente non aiuterà a sconfiggere gli estremismi, usando le loro stesse idee.”

Human Rights Watch invece riconosce il ruolo di ONG e organizzazioni della società civile che stanno svolgendo attività di resistenza contro questi governi.

Movimenti dal basso però che finora abbiamo visto attivi in massa soprattutto negli Stati Uniti, e che invece tardano a manifestarsi in Europa, mentre l’Italia si prepara ad affrontare una sfida elettorale, una nuova campagna di guerra, e presto, una nuova stagione di sbarchi, preparata solo alla crudeltà.

— FIN —