Abbiamo provato a fare i conti in tasca alla presunta ingerenza russa sul dibattito politico italiano.

Dopo l’editoriale di Joe Biden per Foreign Affairs, fake news e ingerenza russa sono tornate al centro del dibattito politico italiano.

Paolo Mastrolilli, inviato a Washington della Stampa, ha intervistato Michael Carpenter, coautore del pezzo con Biden, per cercare di far chiarezza sulla presupposta campagna di propaganda russa durante il referendum, e cosa possiamo aspettarci per i prossimi mesi di campagna elettorale.

Pur essendo una lettura interessante, l’intervista contiene soprattutto fatti non sostanziati e sta infiammando un dibattito in cui tutti hanno torto, e rischiano solo di avere piú torto.

Riguardo al referendum dello scorso dicembre, che è indiscutibile abbia aperto una frattura ampissima nella politica italiana, Carpenter cita specificamente operazioni dell’Internet Research Agency di San Pietroburgo, che non possiamo verificare. Ma nomina altri “buoni parametri,” ovvero Rt e Sputnik, “per capire che tipi di messaggi vuole propagare il Cremlino.”

Le versioni internazionali di Rt e Sputnik parlano spesso d’Italia, e lo fanno con il proprio consueto tono sensazionalistico, ma in maniera non diversa da come può fare qualsiasi giornale schierato. È difficile che questi articoli possano avere qualche tipo di influenza sul pubblico italiano, dove la penetrazione della stampa estera è risibile. Viceversa, Sputnik ha un’edizione della propria testata anche in italiano.

Cosa scriveva Sputnik nei mesi e nelle settimane precedenti al voto?

Non avete bisogno di the Submarine per scoprire che Sputnik è un blog online altamente schierato, che propaganda terrorismo anti-migranti. Il taglio degli articoli di politica sul portale è abbastanza uniforme: un gentismo di destra  abbastanza qualunquista. Riguardo al presunto allineamento con Lega e Movimento 5 Stelle, si trovano esempi in realtà piuttosto banali, come “Salvini a Mosca, sogno il primo incontro Putin-Trump in Italia” o “Da Mosca il NO dei 5 stelle al referendum e a ‘a chi ci chiama la mano di Putin in Italia.’

Il tono generale è quasi da meme: c’è “Italia sull’orlo del baratro, ma il Governo pensa al referendum,” ma anche “Le Destre “populiste” sono la salvezza della democrazia.

screen-shot-2017-12-10-at-14-46-19

100% Photoshop challenge

In generale non si tratta di fake news, ma di deformazione politicizzata della verità: sono tutti tecnicamente articoli di commento. Molti sono privi di firma, con l’eccezione di due nomi che ritornano con frequenza, e una comparsa, tale German Carboni (@Svetopolk3 su Twitter), un trumpista così prototipico da far davvero pensare sia un bot. (Ma ci sembra sia una persona vera)

Una delle due firme ricorrenti è quella di Tatiana Santi, giornalista italo-russa che penna molti dei pezzi di politica del sito. Emblematica del posizionamento di Sputnik in Italia è la sua intervista a Augusto Grandi, ex giornalista del Sole 24Ore di simpatie poundine. (Attenzione, link a CasaPound Piemonte)

Santi ha scritto lo scorso 18 novembre anche un editoriale proprio contro la presupposta “ossessione” dei media italiani per la testata controllata dal Cremlino, e ha parlato per la testata anche del “pericolo del ritorno del neofascismo.” Per la copertura referendaria ha scritto due explainer abbastanza innocui — se non per qualche artificio grafico — entrambi improntati sotto forma di intervista. “Referendum, basta un… voto consapevole” e “Referendum, perché votare Sì o No.”

Diversa è la storia dei pezzi firmati da Marco Fontana, giornalista piemontese che usa Sputnik per pubblicare quasi esclusivamente articoli al vetriolo contro migranti, Governo, Unione Europea, i soliti sospetti. Se avete in mente alcuni dei titoli che hanno portato a Sputnik la fama che ha oggi in Italia, ci sono buone probabilità che la firma sia la sua — dal recente “Italia, un migrante può violentare perché non conosce la legge” ai grandi classici “Evitato il Grexit, ma continua la Terza guerra mondiale” i pezzi di Fontana sono garanzia di propaganda islamofoba e “anti-globalista.”

True story

True story

Secondo il suo sito internet personale, Marco Fontana è stato educato “secondo i valori della famiglia, della solidarietà e del cattolicesimo liberale.” Vanta 5 anni come addetto stampa all’assessorato del Lavoro della Regione Piemonte, e quando non scrive per Sputnik manda comunicati stampa per la Federazione Italiana Medici Pediatri del Piemonte. Fontana è anche direttore del giornale online “La Svolta,” dove si possono leggere tra le altre cose editoriali scandalizzati perché il Comune di Torino non permette piú di concedere sale riunioni e suolo pubblico a gruppi fascisti, razzisti o omofobi. (Leggetelo, sembra satira ma non la è)

L’analisi di Carpenter, insomma, ha qualche fondamento — è risaputo che Sputnik sia allineato da anni con forze della destra italiana. Quello che non è ancora stato provato, al di fuori di dichiarazioni, è se ci sia o meno un concerto politico con figure locali, e soprattutto, quanto sia rilevante la reale diffusione di post come questi.

Prendiamo qualche misura: l’articolo di Enrico Franceschini su Repubblica.it che raccontava il supporto dell’Economist al “No” ha ricevuto secondo le API di Facebook 14168 “Mi piace”, condivisioni e commenti. Dall’altro lato, la guida al voto di Luca Sappino per l’Espresso, ha raggiunto solo 643 interazioni. La notizia della dichiarazione di voto di Prodi, del 26 maggio, ha ottenuto 15300 “Mi piace”, condivisioni e commenti. L’explainer “tecnico” del Post, 5210.

Ora che abbiamo un senso della misura del successo, secondo i dati di Facebook, di tre testate piú o meno d’area e di diverse dimensioni, vediamo che numeri sposta Sputnik.

L’intervista “Referendum, perché votare Sì o No” di Tatiana Santi incassa sole 68 interazioni, l’altro pezzo sopra citato, “Referendum, basta un… voto consapevole,” 46. Questi sono post tuttavia assolutamente non aderenti alla linea editoriale — vera o presunta — di Sputnik. Il pezzo “Italia sull’orlo del baratro, ma il Governo pensa al referendum” inizia a dare risultati piú interessanti, 1704 interazioni totali secondo le API di Facebook. “L’Italia allo sbando,” intervista a Augusto Grandi, ha ricevuto 408 “Mi piace,” condivisioni e commenti.

Numeri molto superiori muovono storie che interessano di piú ai gruppi razzisti online. Tra quelli che abbiamo misurato, l’unico post di Sputnik che ha raggiunto numeri degni di testate stampa nazionali di rilievo, per lo meno native digitali, è “Italia, un migrante può violentare perché non conosce la legge,” firmato dall’addetto stampa della Federazione Italiana Medici Pediatri del Piemonte.

Posto di fronte alla richiesta di “dare le prove” riguardo l’allineamento delle forze di disinformazione della Russia su Lega Nord e Cinque Stelle, Carpenter risponde così:

Per capire come funziona la propaganda russa devi analizzare bots e troll, e cosa dicono. Se lo fai, vedi che nei media italiani c’è uno spazio preponderante a favore di Cinque Stelle, Lega, e partiti di destra come Fratelli d’Italia. Tra le altre cose, va letto anche il rapporto dell’Atlantic Council “Kremlin’s Trojan Horses”, spiega le tattiche usate sui social per propagare informazioni in Europa.

Ovvero, non risponde. Insomma: è indiscutibile, che sia presente un impegno da parte di forze russe in Italia, ma siamo lontanissimi da poterne misurare in qualsiasi modo gli effetti, o sbilanciarci su considerazioni di collusione politica. In effetti, si potrebbe dire il contrario: da una breve analisi dei contenuti di Sputnik possiamo dire che la copertura referendaria sia stata non solo di molto poco successo, ma anche difficilmente contestabile — certamente non peggiore di quello che regolarmente pubblica la stampa di destra italiana.

È sui temi piú vicini alla propaganda neofascista che l’impegno di Sputnik si fa piú importante, sia come diffusione che come piattaforma per idee pericolose.

Insomma, la passione e la naturale evoluzione dell’argomento in chiave “fake news contro il Pd” sembra sostanzialmente fasulla, frutto, probabilmente, del gusto per l’esotico delle menti della comunicazione del Pd stesso.

L’errore, in questo salto logico, è frutto della confusione tra lo scandalo che il procuratore speciale Mueller sta investigando e le operazioni di disinformazione che tutti i paesi conducono online. La collusione tra il comitato elettorale di Trump con agenti russi ha solo relativamente a che fare con le campagne di psy op della Russia — che invece erano dedicate, negli Stati Uniti, largamente a creare tensione sociale, ad esempio anche attraverso campagne fasulle di Black Lives Matter, che si presentavano del movimento ma ne alzavano i toni violenti.

Joe Biden incontra i mandanti di fake news Silvio Berlusconi e Dmitrij Anatol'evič Medvedev

Joe Biden incontra i mandanti di fake news Silvio Berlusconi e Dmitrij Anatol’evič Medvedev

Sono parti diverse della stessa storia? Sì, ma con funzioni sostanzialmente diverse. Se la Russia sta conducendo campagne simili in Italia — come ha fatto in Germania, in Francia, nel Regno Unito — saranno largamente orientate verso la creazione di disaccordo sociale, alimentando gruppi di estrema destra e propaganda neofascista. Che Lega Nord e Movimento 5 Stelle, che ai simpatizzanti di CasaPound e ai tanti elettori di destra razzisti fanno gli occhi dolci, possano ricevere consenso frutto di queste campagne è possibile, così come è possibile che nei prossimi mesi si scoprano figure che colleghino tra di loro questi diversi schieramenti di produzione contenuti — dopotutto, l’Internet italiano è tutto paese. Oggi, è difficile dire di piú o altro, se non che ogni minuto passato dal Partito democratico in campagna elettorale sull’argomento, è un minuto che dovrebbe spendere su argomenti veri.

In sintesi: come dicevamo la settimana scorsa, il problema non sono le fake news, o l’ingerenza russa — il problema sono i contenuti della propaganda neofascista online. Sputnik contribuisce senza dubbio, ma in piccola parte, ai contenuti di odio presenti sull’Internet italiano: lo fa con una, forse due firme, da una pagina Facebook di relativo successo, alla luce del sole. Non si tratta di psy op, è una media company finanziata con contributi statali, come la Rai, la BBC, Al Jazeera. Il problema non è il giornale online finanziato dal Cremlino, e nemmeno che abbia un orientamento politico dichiarato: il problema è che pubblica spesso contenuti di odio, francamente inaccettabili nel contesto della società civile.

Lo fanno, in Italia, giornali e televisioni legate all’impero di Silvio Berlusconi, da più di vent’anni ormai, e lo fanno in maniera più aggressiva, e pure con maggior successo. Lo fa il Movimento 5 Stelle, che è il braccio politico di una agenzia di comunicazione. E da anni cerca di averla anche il Pd, una fonte multimedia di news politicizzate — solo che non riescono ad avere successo. È un problema sistemico? Sì: ma non ha niente a che vedere con la crisi che si sta consumando negli Stati Uniti, se non nell’ambito del ritorno globale dei fascismi, un ritorno che si combatte accettando il proprio ruolo di forze antifasciste, e non strepitando slogan riciclati.

Unisciti a Ogopogo, il nostro gruppo su Facebook, per discutere con la redazione.
No more articles
Share via