Cosa sappiamo finora

Nella notte è stata diffusa la notizia di una sparatoria, avvenuta intorno alle 3 di notte a Sesto San Giovanni, periferia nord di Milano. Si sarebbe trattato di un semplice controllo di polizia: l’uomo fermato — a piedi — avrebbe aperto il fuoco sugli agenti, rimanendo ferito a morte.

In seguito, le agenzie hanno battuto la notizia: l’uomo ucciso nella sparatoria è Anis Amri, il responsabile dell’attentato di lunedì sera a Berlino.

Poco dopo le 11 ha parlato in conferenza stampa il nuovo Ministro dell’Interno Marco Minniti, che ha confermato che si è trattato di una “normale operazione di pattugliamento del territorio.”

Sparando “senza esitazione” contro gli agenti di polizia, Amri avrebbe gridato “Allah-u Akbar” — com’era riportato dai giornali prima ancora che si conoscesse l’identità dell’uomo. Identità che, sempre stando alle parole del Ministro, è stato “confermata oltre ogni ragionevole dubbio,” grazie al confronto con le impronte digitali trovate sul camion della strage di Berlino.

Successive ricostruzioni parlano invece di una prima sparatoria (non è chiaro dove, contro chi), a cui gli agenti sarebbero accorsi, sorprendendo Amri.

Minniti ha detto di aver fatto gli auguri di Natale a Christian Movio, l’agente rimasto ferito nello scontro a fuoco — ora ricoverato, non è in pericolo di vita — ma non ha voluto specificare ulteriori dettagli sull’indagine, in attesa di “ulteriori sviluppi.”

 

Amri sarebbe arrivato in Italia in treno, passando dalla Francia, via Torino.

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