Inizia oggi il processo a Christine Lagarde nel contesto dello scandalo Tapie. Lagarde, oggi direttore operativo del Fondo Monetario Internazionale, è indagata per negligenza nell’ambito del suo ruolo di Ministra dell’Economia, dell’Industria e dell’Impiego del governo Sarkozy.

Lo scandalo, in realtà, la precede di piú di 10 anni, e coinvolge due generazioni di politici francesi.

1993—L’allora Ministro delle città del governo Mitterand, Bernard Tapie, deve cedere la Adidas, di cui era stato proprietario dal 1990, per evitare conflitto di interessi. Il ministero delle città infatti opera soprattutto in ambiti assimilabili alle politiche giovanili e allo sport.



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Tapie, che veniva dal mondo dello sport, con una gestione di enorme successo dell’Olympique Marsiglia, poteva vantare un enorme seguito personale. Conclusa l’esperienza col governo Mitterand, si sarebbe inventato un partito personale, Energie Radicale, in grado di incassare un notevole 12,03% alle successive elezioni.

Dopo essere stato condannato a 2 anni di detenzione, 20 mila franchi di multa, e dichiarato ineleggibile per 3 anni nel contesto del Caso Valenciennes–Olympique Marsiglia, una vicenda di frode sportiva che aveva visto l’OM cercare di comprare una partita d’anticipo del Campionato in modo da poter risparmiare le forze in vista della finale di europei col Milan, Tapie è condannato (1995) e si ritira dalla politica. (Per darsi alla tv, diventando l’ispettore protagonista di un poliziesco che si concluderà bruscamente dopo una sola stagione. Ma questa è un’altra storia)

Ma seguiamo i soldi. Tapie cede tutte le proprie azioni a Crédit Lyonnais, all’epoca sotto controllo statale nel tentativo di scampare una bancarotta, per 472 milioni di euro. E per la banca è un colpo grosso: solo un anno dopo rivende l’intero pacchetto a quasi il doppio del valore che aveva pagato a Tapie.

Tapie, ovviamente, porta subito il caso in tribunale, sostenendo di meritare parte del guadagno prodotto dalla banca, o di vedersi rivalutata la sua proprietà originale. Inizialmente i giudici sembravano orientati a accontentarlo, chiedendo a Crédit Lyonnais di pagargli 100 milioni di danni. Ma il pagamento venne poi bloccato in secondo grado, quando emerse il dubbio che Tapie avesse corrotto almeno un membro della corte — non sarebbe stata la prima volta, d’altro canto. Il giudice, Tapie, e altri quattro persone sono state accusate di frode e appropriazione indebita di fondi pubblici.

Quando Lagarde arriva nel proprio ufficio, insomma, si trova di fronte ad un caso aperto da piú di dieci anni, che coinvolge persone che hanno in passato dimostrato di non attenersi strettamente alla sfera della legalità. Il non piccolo costo della vicenda per lo Stato, 30 milioni di dollari secondo la difesa di Lagarde, non giustifica in nessun caso il modo in cui il Ministro ha infine deciso di chiudere la questione con Tapie: staccandogli un assegno statale da 400 milioni per la totalità del guadagno in eccesso prodotto da Crédit Lyonnais — soldi che non erano mai entrate nelle casse dello Stato, tra l’altro.

La Corte di Giustizia della Repubblica — l’organo predisposto a giudicare ministri e pubblici ufficiali per crimini compiuti in ufficio — non accusa Lagarde di essere collusa in nessun modo con il caso Tapie, gentilmente ignorando come il magnate-attore-politico abbia mollato la sua provenienza progressista per spostare tutto il proprio supporto da Ségolène Royal verso il partito di Sarkozy, in uno storico voltafaccia pochi mesi prima delle elezioni che avrebbero portato la Lagarde ad essere nominata Ministro.

L’accusa è invece di negligenza — mirando a risolvere il problema in fretta, senza valutare le conseguenze. La difesa di Lagarde, che ha già cercato più volte di far rinviare il processo, fa notare alla stampa come “negligenza indica che non fosse presente nessun intento malevolo” ma non nega strettamente l’accusa, per la quale Lagarde potrebbe essere condannata a due anni e a una multa di 15 mila euro.

Lagarde, che ha annunciato di non aver intenzione di dimettersi dal proprio ruolo alla guida dell’FMI, ha sostituito Dominique Strauss-Kahn dopo che il politico francese era stato travolto da un’ondata inarrestabile di scandali sessuali.

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