UPDATE: Un commento a caldo

La direzione del Pd di questa sera poteva non iniziare nemmeno. Forse, sarebbe stato meglio. Se la priorità di Renzi era quella di garantire un’immagine di almeno relativa stabilità per il paese, è difficile immaginare potesse fallire in maniera peggiore.

Renzi è apparso davanti ai colleghi del proprio partito completamente in preda al panico, senza contenuti, senza un piano, nel momento in cui piú serviva.

Le ultime armi rimaste, il sarcasmo, la PlayStation.

È un atteggiamento che conosciamo tutti: chiunque si sia presentato a un esame o a una interrogazione impreparato questa sera è stato certamente in grado di empatizzare facilmente con l’ex-presidente del consiglio.

Perché la direzione Pd si è tenuta così così tardi, costringendo il segretario a fuggire appena concluso il suo intervento? Ha provato a chiederlo Walter Tocci, l’unico coraggioso a provare a prendere la parola dopo il segretario, poi zittito a fischi. Subito dopo l’annuncio che la direzione sarebbe stata “a seduta continua.”

Ma — domani sera alle sei Mattarella darà il via alle consultazioni, oggi in direzione Pd non si è deciso niente, anzi, non si è discusso niente. L’ex-capo del governo ha elencato tutte le belle cose fatte dal proprio governo, e tutte le grosse difficoltà che ha dovuto superare. Ma allora perché ha perso il voto referendario? Che proposte porta il Pd domani a Mattarella? Le uniche due possibilità proposte da Renzi—

  • Un governo di tutti i partiti
  • Elezioni subito

Sono entrambe letteralmente impossibili:la prima perché troppi partiti in parlamento non vogliono, e sfido io il Pd a trovare una testa di legno così dura da accettare di fare il sacrificio di essere il Presidente del Consiglio di quel governo; la seconda, beh, non c’è la legge elettorale per votare, per cui no, non si può andare subito ad elezioni. A fare di corsa si parla di Aprile. Di corsa.

Tirando i fili della giornata:

  • Il capo del governo non ha presentato nessuna analisi sulla sconfitta — non si tratta di elezioni, ma è comunque il terzo test alle urne consecutivo che va male per il suo partito;
  • Il Pd non si è prodotto in nessuna proposta da presentare alle Consultazioni con Mattarella, e le due proposte dal segretario sono non sequitur;
  • Si è deciso di rimandare la discussione sul che cosa fare del Pd, considerato il pieno, totale, irrevocabile fallimento dell’attuale segreteria alla conclusione della crisi di governo — e poi non si è fatto niente per affrontarla, la crisi di governo.

 


Siamo in diretta dalla lunga giornata di Matteo Renzi, che dopo il voto al Senato della legge di bilancio, si prepara allo scontro interno al Nazareno, e in serata porterà le sue dimissioni a Mattarella.

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