Fuori tempo per leggere o ripassare il libro di Starnone, in ritardo su comunicati e conferenze stampa, arriviamo a teatro ed è subito sipario.

Una forte luce viola, come una lampada di Wood, descrive un interno borghese: la protagonista si presenta, è una moglie e madre, è una donna abbandonata senza un lavoro e con due bambini, che grida il suo rancore in lettere che il marito, seduto in scena, legge in silenzio, gettandole a terra pagina dopo pagina.

È un monologo teso, violento, infinitamente lungo, dove Vanessa Scalera rende una grande prova di attrice. È un monologo, perché il marito – Silvio Orlando, qui anche produttore – non risponderà mai a quelle lettere, non dando neppure prova di averle ricevute o lette.

whatsapp-image-2016-11-15-at-14-22-19

Backstage sul palcoscenico del Civico di Tortona

In qualche modo Lacci inizia solo dopo questo grande prologo. E prende forma in un registro anche diverso, dove il dramma si alterna alla commedia. Dopo quattro anni, il padre di famiglia torna a casa, ricominciando un’altra vita o riprendendo quella di prima, di prima della lunga parentesi.

Ma la situazione costringe il protagonista a mettere le mani sulle vecchie lettere, e a frugare nelle emozioni di un passato non dimenticato.

Silvio Orlando si trova così tra l’intransigenza della moglie e l’apparente complicità del vicino di casa, a cui confessa i peggiori risvolti della propria scelta. Qui sta la parte più fragile, e al contempo più originale del testo. Perché il fedifrago torna a casa, perché dopo aver lasciato la famiglia, lascia anche l’amore della sua vita?

Lacci sta nelle ipotesi, nelle risposte non coerenti, non univoche, che spesso sono proprio quelle della vita reale. E la riduzione teatrale fa una scelta ancora più radicale. Sarà un’ultima scena, un vero e proprio atto finale a dare, se non delle possibili risposte, almeno delle aperture forse ancora più sconcertanti. Il ritmo della pièce resta intenso, e non cala mai una forte tensione narrativa. D’altra parte Starnone è un grande esperto di Raymond Carver. I suoi lacci sembrano – come una gemma grezza – candidati sia al successo di pubblico, che a quello della critica, perché squarciano veli spesso solo sfiorati dalla prosa contemporanea.

Unisciti a Ogopogo, il nostro gruppo su Facebook, per discutere con la redazione.
Share via

 

Ti piace il nostro lavoro? Sostienici!

Abbonati alla newsletter

di Hello, World!

 

Ogni mattina, una rassegna di link da leggere, vedere e ascoltare, direttamente nella tua inbox.