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L’economia italiana è sempre più nera: al 13,0% per la precisione — sono i dati pubblicati questa mattina dell’Istat che rivelano un costante, inarrestabile aumento dell’economia sommersa e illegale dal 2011 al 2014.

Il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta ad un totale di 194,4 miliardi di euro. Quasi metà (il 46,9%) di questa cifra deriva da sotto–dichiarazione da parte di operatori economici. Cresce anche sostanzialmente dal 2013 l’impiego di lavoro irregolare, le integrazioni e i fitti in nero, dal 34,7% al 36,5% del totale.

A questi 194,4 miliardi vanno aggiunti altri 17 da attività illegali: prostituzione, droga e contrabbando – principalmente di tabacco — contribuiscono l’equivalente dell’1% al pil nazionale.

Le fonti del valore aggiunto sono i soliti ignoti: servizi (33,6%), Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (25,9%) e Costruzioni (23,5%), che regolarmente impiegano manodopera irregolarmente.

La crescita del lavoro dipendente in nero è forte, +157mila sul 2013, per un totale di 2 milioni e 595mila persone. Crescono anche le altre forme di lavoro irregolari, categoria dominata dai servizi alle persone — in particolare il lavoro domestico e l’agricultura, per un totale di 3 milioni e 667mila.

Signori della sotto–dichiarazione restano i professionisti (17,5%), ma ampiamente diffuso anche in Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (13,8%) e Costruzioni (13,2%).

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