Quando la lunga rincorsa del PD a destre e populismi perde ogni freno. Battute, commemorazioni, calcoli politici e altre situazioni ingombranti con i neofascisti.

La corrente legislatura sta per chiudersi e le polemiche dei mesi passati pian piano spariranno o verranno riprese nella prossima campagna elettorale che, nonostante le elezioni siano fra più di tre mesi, sembra essere già iniziata a pieno regime. Tanti gli slogan che si sentono e si leggono quotidianamente. Uno dei più diffusi è sicuramente quello del segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, il quale ha più volte ribadito, durante il suo tour in treno, come il PD sia “l’unico argine a destre e populismi.” Ma l’attuale governo guidato dal suo partito, d’altro canto, è stato più volte accusato di fare politiche “di destra” e di rincorrere i populismi, in particolare sul tema immigrazione, causando una serie di importanti esuberi tra le fila democratiche. Allo stesso tempo non sono mancate le critiche da parte di quella stessa parte politica che il PD era accusato di rincorrere. Alla base di queste accuse incrociate ed apparentemente contradditorie rimane il fatto che un’ambiguità di fondo c’è effettivamente stata e alcuni fatti recenti spingono ulteriormente verso questa direzione.

La pretesa di essere vera alternativa ai populismi, pretesa di cui si può credere il segretario e il partito siano anche in buona fede, è incrinata da ormai piú di un anno di segnali di cedimento, di contaminazione, sia a livello locale che nazionale, proprio con le idee che si giura si vuole fermare.

Delle uscite di Serracchiani, Renzi e in generale di una deriva “leghista” vi avevamo già parlato, e questa dinamica, oltre a riproporsi, sembra essersi spinta ancora più in là andando a lambire la galassia neofascista. Non servono azioni eclatanti, ma piccoli gesti sintomatici di questa tendenza. Come il Ministro degli Interni, Marco Minniti, che durante la festa di Fratelli d’Italia ad Atreju, in cui è stato accolto calorosamente, ha raccontato davanti ad un pubblico compiaciuto di aver avuto per un periodo la scrivania di Benito Mussolini, trovando anche lo spazio per citare Italo Balbo. “Chi vola vale, chi vale vola, chi non vola e non vale è un vile”. Personaggi da cui pare abbia ripreso, oltre a scrivania e battute per rompere il ghiaccio, anche un rapporto burrascoso con l’Africa, come mostra il rapporto di Amnesty International sulle violazioni dei diritti umani in Libia. La stessa Libia con cui il governo italiano, nella persona del Ministro degli Interni, ha stipulato accordi per gestire il flusso dei migranti.

Rimanendo agli apici delle istituzioni, ci sono gli auguri del Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, al centenario di un aviatore italiano pluridecorato, insignito a suo tempo per i bombardamenti in Spagna durante la guerra civile e su Londra in appoggio alle truppe naziste. La stessa ministra a cui, in questi giorni, viene chiesto di rendere conto dell’utilizzo di un aereo di Stato per riportare in Italia la salma di Vittorio Emanuele III, noto, tra le altre cose, per aver firmato le leggi razziali durante il ventennio fascista.

Qualcuno direbbe: errori di forma, frasi di circostanza, buttate lì per accattivarsi il pubblico, per adempiere ai propri ruoli istituzionali, per superare vecchie rivalità ormai anacronistiche. (E proprio su quest’ultimo punto servirebbe un discorso a parte. Walter Benjamin, in un suo scritto, diceva a proposito del fascismo: “La sua fortuna consiste, non da ultimo, in ciò che i suoi avversari lo combattono in nome del progresso come di una legge storica.” Ha senso negare l’esistenza di certi fenomeni o stupirsi di fronte ad essi solo perché “siamo nel 2017”?).

Pur ammettendo tutto ciò, rimane imperscrutabile il senso di queste esternazioni da parte di esponenti del principale partito di sinistra italiano.

Ripercorrendo i fatti degli ultimi mesi si trovano esempi ancora più concreti.

  • È il caso del sindaco di Spinetoli che ha sfilato con l’ex presidente della provincia di Ascoli (anche lui del PD), accompagnato da Lega e Casapound, contro l’accoglienza di 37 migranti nel suo comune di settemila abitanti. Per assurdo solo CPI ha preso le distanze dal PD.
  • Risalgono invece a più di un anno fa le prove d’intesa della giunta PD del comune di Bolzano con CPI, con questi ultimi che si sono astenuti nel votare contro la maggioranza della giunta, a differenza di tutti gli altri partiti d’opposizione.
  • Torniamo al 2015 con la candidatura a Latina di un ex dirigente di Alleanza Nazionale legato a Gabriele Adinolfi, uno dei fondatori di Terza Posizione (movimento eversivo neofascista attivo a cavallo degli anni ’70 e ’80). La giustificazione del senatore che lo aveva proposto in questo caso è stata “ci servono i voti della destra.” Viva la sincerità.
  • Diversamente a Lucca, dove Casapound ha affermato in un comunicato prima del ballottaggio di aver ricevuto un supporto tacito alla propria candidatura da parte del Partito Democratico al fine di togliere voti al centrodestra. Al contrario il sindaco di Nardò, con trascorsi in Casapound, invitava i suoi elettori a votare Michele Emiliano alle primarie dem di questa primavera.
  • Per finire abbiamo il comune di Ostra, in provincia di Ancona, che (come ogni anno) quest’estate ha commemorato la morte di cinque spie nazifasciste. Presenti parroco e sindaco, di cui potete immaginare il partito.

Questi sono solo alcuni esempi emblematici di una serie di convergenze ed incontri documentati dettagliatamente in un’inchiesta del collettivo Wu Ming e Nicoletta Bourbaki, a partire dalla quale anche alcuni simpatizzanti dei “fascisti del terzo millennio” hanno chiesto spiegazioni, visto l’odio che gli stessi manifestano nei confronti del Partito Democratico.

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Senza soffermarsi sulle polemiche che questi eventi hanno suscitato, si tratta di una deriva che ha portato ad intese paradossali. Vantaggiose e sconvenienti ad un tempo per entrambe le parti: se una riesce a persuadere qualche elettore a destra perdendone a sinistra, l’altra acquista legittimità all’interno del gioco politico non senza disperdere parte di quella “purezza” tanto rivendicata. Anche se, tirando le somme, è sotto gli occhi di tutti chi ne sia uscito più forte in termini di consensi e presentabilità, con tanto di ospitate in prima serata.

È difficile conciliare questa elasticità della prassi politica con le posizioni ferme quali quelle della legge Fiano, sull’apologia di fascismo, o della manifestazione di Como dello scorso 9 dicembre, in seguito all’irruzione di un gruppo di skinhead in un centro di accoglienza. Giornata organizzata proprio dal Partito Democratico, in cui ci si è risvegliati tutti improvvisamente antifascisti. Come se questi rigurgiti non fossero anche conseguenza diretta di normalizzazioni e politiche fallimentari. Sono noti i fatti di Ostia, in cui il vuoto politico lasciato dopo il commissariamento del municipio (il cui ex presidente PD è stato arrestato nell’ambito di Mafia Capitale) ha creato terreno fertile per il risultato di Casapound. Peccato che, anche in questo caso, l’attenzione arrivi sempre ad elezioni e testate avvenute.

Un meccanismo riassunto lucidamente da Pasolini in un intervento del giugno 1975, in cui dice, riferendosi all’operato degli “uomini al potere”: «[..] creando così una tensione antifascista per rifarsi una verginità antifascista, e per rubare ai ladri i loro voti; ma, nel tempo stesso, mantenendo l’impunità delle bande fasciste che essi, se volessero, liquiderebbero in un giorno».

Intese, ammiccamenti, vuoti creati e lasciati colmare, politiche bifronti, basi ideologiche sempre più labili e la stagnazione come risultato.
È quasi scontato, poi, che nella palude della politica italiana sguazzi chi si vanta di aver bonificato.

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