Generaliste, specializzate, storiche, neonate: viaggio tra le librerie milanesi

Esiste una creazione tecnologica che ha spalancato all’uomo le porte di infiniti mondi virtuali: il libro.

All’alba del Cinquecento, dopo l’invenzione della stampa grazie all’ingegnere Johannes Gutenberg, Aldo Manuzio, a Venezia, inventò il libro tascabile, fruibile da tutti. Per la prima volta i lettori non erano più soltanto gli studiosi.

In questa rivoluzione ha le radici la cultura letteraria europea che da allora ha avuto l’editoria come fonte di diffusione.

Poi l’editoria è diventata una vera e propria industria: da quel momento ha iniziato a dipendere dalle dinamiche di mercato. Oggi subisce l’influenza delle nuove invenzioni tecnologiche e sembra essere entrata in un periodo di stasi, in attesa di essere reinventata.

La crisi però non è solo economica ma anche di fruizione.

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Libreria Verso, Corso di Porta Ticinese, 40

Gli italiani non leggono: più che negli altri paesi europei, nel nostro la cultura del libro sta via via scomparendo — il 60% della popolazione  compra meno di un libro all’anno.

È essenziale per la crescita personale, per il proprio arricchimento, leggere un romanzo, un saggio o un articolo di giornale? Dai dati sembra di no.

Ce ne parla Samuele Bernardini, direttore dell’associazione Librerie Indipendenti Milanesi: “Faccio questo mestiere da 40 anni e negli anni Sessanta tutti leggevano: dall’operaio all’imprenditore perché era fondamentale per il proprio arricchimento personale. Oggi non è più così.”

Che cos’è LIM?

“Siamo un’associazione che promuove il lavoro del libraio indipendente e favorisce le iniziative attorno alla lettura. Il progetto nasce nel 2013 dal desiderio di librerie che lavorano indipendentemente di mettere assieme le proprie risorse. La spinta iniziale è stata la difficoltà che abbiamo tutti a resistere a una crisi lunghissima, dovuta anche al calo della lettura e delle vendite in un ambito che subisce molto la trasformazione tecnologica e la crisi economica.”

LIM non è un’associazione di categoria di tipo sindacale, ma locale non a scopo di lucro.

È un circuito, una rete di iniziative comuni, un interlocutore locale tra Comune e territorio, impegnata  in attività come Bookcity per arginare la crisi che ha portato tra il 2010 e il 2015 alla chiusura di 288 librerie in tutto il paese.

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Fonte: Aie

 

I lettori non aumentano, alcuni diversificano i propri interessi ma il numero non cresce — piuttosto diminuisce. Secondo l’Istat negli ultimi sei anni l’Italia ha perso 3 milioni e 300 mila lettori. Ad aumentare sono invece i libri: la crisi dell’editoria non è dovuta solo alla scarsità di lettori ma anche dalla grande quantità di titoli. Dagli anni Ottanta, da quando l’editoria è diventata una vera e propria industria che produce surplus, la quantità ha avuto la meglio sulla qualità, e il mercato editoriale ne ha pagato le conseguenze, soprattutto per quanto riguarda la narrativa. Il risultato è che il settore sta soffocando perché quel surplus non è indirizzato a nessuno, se non ad alimentare il circolo vizioso delle rese.

Girando per Milano è nelle librerie di quartiere che ci si rende conto che sta morendo un microcosmo fatto di lettori affezionati di ogni età che entrano in libreria per farsi sedurre dalla carta. Ne abbiamo visitate alcune e tra le più antiche, per esempio, c’è la Libreria Centofiori. Nasce nel 1975 grazie agli studenti di psicologia pendolari che da Milano studiavano nell’unica facoltà di Psicologia del nord Italia, ovvero a Padova.

“A Milano non esisteva né la facoltà né una libreria di psicologia, così è nata Centofiori e inizialmente ha mantenuto questa specializzazione. Poi quando è stata creata la facoltà anche qui abbiamo deciso di trasformarla in una libreria generalista. Resta ancora la cura per il catalogo di saggi psicologici, ma non solo,” ci raccontano le ragazze al bancone.

Come fa a sopravvivere una libreria generalista oggi?

Centofiori ha una lunga storia che la lega al quartiere: il 90% dei suoi lettori sono affezionati e fidelizzati — la categoria più forte e prevedibile. Inoltre le piccole librerie di quartiere possono prescindere maggiormente dalle regole di mercato rispetto alle grandi catene e quindi fare lavori di ricerca più oculata nelle piccole case editrici.

“Conosciamo i nostri lettori, sappiamo cosa proporre a chi e il nostro catalogo si crea anche su questo rapporto sinergico con i clienti. Da questo punto di vista la nostra è una libreria privilegiata perché frequentata da lettori attenti e preparati. Per noi è più stimolante lavorare consapevoli del matrimonio libreria-quartiere.”

Il quartiere in questione è residenziale e si estende nella zona di Piazzale Dateo, lungo viale Concordia, nella parte est della città, a cavallo della circonvallazione.

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Libreria Linea d’Ombra, Via San Calocero 19

Anche la Libreria Linea d’Ombra in via San Calocero ha uno stretto rapporto con il quartiere. Come ci racconta Roberto, che ha fondato la libreria nel 2009 assieme alla moglie Chiara, “l’idea era quella di creare ciò che avremmo voluto trovare sotto casa: una libreria dove potenzialmente poter trovare qualunque cosa. Abbiamo tanta narrativa, libri per bambini, saggistica legata a nostri interessi e passioni, quindi principalmente lettere e filosofia.”

La libreria gode di una posizione fortunata perchè non ci sono concorrenti vicini e la zona è molto frequentata e viva. 

“L’attività che facciamo ci permette di entrare in relazione con le persone, inoltre noi viviamo in questa zona quindi si è creata una sorta di comunità.”

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Libreria Popolare, Via Tadino, 19

Un chiaro esempio del ruolo determinante del quartiere per la sopravvivenza di una libreria è la Libreria Popolare di via Tadino, nata nel 1952. Questa preziosa attività riesce a sopravvivere grazie a un gruppo di cittadini che ha reagito alla crisi con il Manifesto del lettore consapevole in sostegno della libreria di quartiere. Una sorta di contratto di auto-aiuto, di onori e oneri della cittadinanza nei confronti di un servizio fondamentale.

Poiché la Libreria Popolare di via Tadino è un luogo di incontro nel quale anche noi clienti ed amici abbiamo la possibilità di conoscerci tra di noi e interagire, ci siamo messi a ragionare tra di noi chiedendoci se, come lettori, potevamo fare qualcosa affinché la “nostra” libreria non dovesse chiudere, come è avvenuto un mese fa ad un’altra storica libreria milanese.


Manifesto programmatico del Lettore (socialmente) consapevole della Libreria Popolare di via Tadino

• Il Lettore (Socialmente) consapevole [Lsc] non è un consumatore: sceglie. Non solo i libri, ma anche la/le librerie indipendenti

• [Lsc] è parte attiva della Libreria che frequenta: nei confronti del libraio e dei propri simili interloquisce ed interagisce, contribuendo alla vita di una comunità di lettori.

• [Lsc] ritiene, in quanto lettore, fondamentale il rapporto con il/i libraio/i da cui si aspetta una selezione e proposta di libri sugli scaffali accurata e stimolante, ed una competenza che lo aiuti a trovare e a scegliere i libri di cui ha bisogno ed anche di quelli di cui non sospetta ancora di avere bisogno oltre a tutti quegli altri servizi che la sua professionalità può offrire

• [Lsc] frequentatore della Libreria, sa che entra in un luogo aperto socialmente fin dalla propria ragione sociale (una cooperativa) ed accogliente verso tutti, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche di condizioni personali e sociali.”

• [Lsc], consapevole del ruolo sociale e culturale della Libreria, ma anche delle difficoltà economiche della stessa, sentendosi parte in causa, intende contribuire a mantenere la Libreria Popolare di via Tadino un luogo aperto e d’incontro in vari modi : – affiancandosi al libraio e contribuendo con proposte di iniziative e partecipando a quelle organizzate dalla libreria stessa. – sostenendo pubblicamente la Libreria Popolare di via Tadino, facendola conoscere con opportune iniziative – laddove possibile, sostenendola anche economicamente, facendosi promotore di iniziative che apportino un vantaggio economico alla Libreria stessa, (eventi solidali, sottoscrizioni, crowdfunding, etc)

• [Lsc] vuole fare tutto ciò con continuità, come parte di una comunità attiva. A tal fine promuove una forma associativa che possa raccogliere anche formalmente tutti gli altri [Lsc] e che si faccia carico collettivamente di concrete azioni per raggiungere gli scopi sopra indicati: L’Associazione Amici della Libreria Popolare di via Tadino

• [Lsc] invita tutti coloro che condividono questo modo di vedere e gli scopi che si prefigge ad aderire a questo appello e alla costituenda Associazione.

Giugno 2016


Fanno invece più fatica le librerie generaliste abbandonate dal quartiere: è il caso della storica Libreria La Tramite in Porta Romana. Come ci raccontano i gestori, la libreria chiuderà tra pochissimo, il 31 marzo, dopo più di 70 anni di attività.

“Perché il quartiere è diventato con gli anni un’area residenziale di passaggio: tante case di lusso in affitto per brevi periodi, magari a modelle o a lavoratori occasionali che non vivono il quartiere.”

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Libreria La Tramite, Piazzale Medaglie D’Oro, 3

Così La Tramite subirà la stessa sorte di altre due librerie storiche che hanno chiuso nel corso del 2016: la Libreria Puccini e la Libreria del Corso, entrambe affacciate su corso Buenos Aires e affiancate dalla Feltrinelli.

Concorrenti reali e concorrenti virtuali

Il problema della concorrenza tra librerie in realtà non è tanto grave quanto quello sorto con i concorrenti virtuali come Amazon che operano una strategia scorretta.

Come ci spiega Bernardini, “si temeva che il libro elettronico avrebbe rovinato il mercato di carta. In realtà gli ebook hanno sì degli indici di crescita in ascesa, ma su livelli bassi. Inoltre chi legge kindle non abbandona del tutto la carta. Quindi non è un nemico, ma ha certamente cambiato tipo di fruizione e un po’ si sente.”

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1) Libreria Utopia, Via Vallazze 34 2) Libreria Lirus, Via Vitruvio, 43, 20124 Milano, 3) Temporibus Illis, Via Garofalo, 20, 4) Libreria Aleph Srl, Stazione Metro Lima, 5) Libreria Popolare, Via Tadino 19 6) La Borsa del Fumetto, Via Lecco, 16, 20124 Milano, Italia 7) Libreria Partipilo, Viale Tunisia, 4, 8) Libreria Antigone, Via Antonio Kramer, 20, 9) Belleville – La Scuola, Via Carlo Poerio, 29 10) Libreria Centofiori, Piazzale Dateo, 5 11) Libreria di quartiere, Viale Piceno, 1, 12) Libreria delle Donne, Via Pietro Calvi 29 13) Libreria del Convegno, Via Lomellina, 35, 15) Libreria Claudiana, Via Francesco Sforza, 12/A,

“Il problema vero è nato con le librerie elettroniche. Finché c’erano solo Ibs, Hoepli e simili, vendevano sempre libri di carta e facevano concorrenza con librerie materiali, ma quando è arrivato Amazon con sconti sostanziosi e la cancellazione delle spese di spedizione, questo ha creato una situazione di concorrenza sleale e ha aumentato la crisi già in corso.”

Amazon infatti offre libri a prezzi che nessuna libreria fisica potrebbe sostenere. Quando con la legge Levi nel 2011 è stato imposto uno sconto massimo del 15% sulla tiratura finale, Amazon ha iniziato a regalare le spese di spedizione e questo fa concorrenza a tutti. Amazon alla fine fa quindi uno sconto che è maggiore del 15%.

“Il libro stampato ha un prezzo imposto come le medicine, forse perché anche i libri hanno in qualche modo a che fare con le questioni che riguardano la salute e quindi vanno salvaguardati.”

La conseguenza principale della concorrenza di Amazon sulle piccole librerie indipendenti è che l’editoria perde pluralismo culturale: saranno pochi soggetti a decidere cosa pubblicare e quindi stabiliranno cosa leggiamo.

Contro la Legge Levi è nato un appello per rilanciare la legge Zampa durante Book Pride 2017, la fiera delle librerie indipendenti conclusasi ieri negli spazi dell’ex Ansaldo di Milano e al Mudec. Il direttore dell’Osservatorio degli editori indipendenti Andrea Palombi ha dichiarato, intervistato da Left, che una soluzione al problema sarebbe “l’abbassamento della soglia dello sconto massimo sul prezzo dei libri al 5 per cento nella legge Giordano Zampa, sulla promozione della lettura, che è in stato molto più avanzato di discussione e che potrebbe arrivare in aula in pochissimo tempo.”

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1) Libreria Il Domani, Piazzale Luigi Cadorna, 9 2) Libreria dello Sport, Via Giosuè Carducci, 9 3) Libreria dello Spettacolo, Via Terraggio, 11 4) Libreria LIBET, Via Terraggio, 21 5) Il Trittico, Via san Vittore 3 6) Libreria Linea d’Ombra, Via San Calocero 19 7) Libreria Militare, Via Morigi 15 8) Libreria Verso, Corso di Porta Ticinese 40 9) Libreria Gruppo Anima – Esoterica Ecumenica, Galleria Unione, 1 10) Libreria del Mare, Via Broletto, 28 11) Libreria Claudiana, Via Francesco Sforza, 12/A,

Come si può vedere dalla mappa, la nostra città è costellata da piccole librerie specializzate, alcune appena nate. Ne abbiamo visitate un po’ per poter vedere da vicino la bibliodiversità della città di Milano.

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Spazio B**K, Via Luigi Porro Lambertenghi, 20

Librerie specializzate

In via Luigi Porro Lambertenghi, nel quartiere Isola c’è Spazio B**K, aperto 4 anni fa da due ragazze molto giovani con la passione per i libri.

“L’idea era quella di creare un posto che unisse il fare e il guardare – ci raccontano – quindi abbiamo aperto una libreria specializzata in illustrazione e poi teniamo corsi di attività manuali, di perfezionamento e workshop.”

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1) Micamera Bookstore, Via Medardo Rosso, 19 2) Spazio B**K, Via Luigi Porro Lambertenghi, 20 3) Isola Libri, Via Antonio Pollaiuolo, 5 4) Libreria les Mots, Via Carmagnola, 4

Il quartiere Isola ha reagito negli ultimi anni al rischio della riqualificazione invasiva.

Inglobato dalla città con il piano regolatore di Beruto nel 1884, resta sempre caratterizzato da una particolare condizione di isolamento da cui prende il nome, tagliato dal centro dalla stazione di Garibaldi che ne impedisce l’integrazione con il tessuto urbano milanese.

Quando le fabbriche hanno chiuso, c’è stata un’importante azione di riqualificazione l’Isola si è trasformata nella periferia del centro.

Di tutt’altro tipo è la Libreria Antigone in via Kramer, in zona Porta Venezia, specializzata in titoli LGBTQ.

Un progetto unico e coraggioso, nato il 23 giugno 2016 da due giovani, Mauro e Veronica.

Ma la prima libreria specializzata ad aprire a Milano è stata la Libreria dello Spettacolo. Aperta nel 1979 da Cristina Spigaglia in via Terraggio, in pieno centro.

“Ero molto giovane quando ho deciso di aprire questa libreria, ma avevo le idee chiarissime. A Milano non esistevano librerie specializzate e mi hanno scoraggiata tutti. Nessuno voleva aprirmi i conti e la frase che mi dicevano era “non mi dirà che non vuole tenere un banco delle novità” oppure “lei si improvvisa” e ora sono ancora qui.”

“Ai tempi avevo lavorato all’Einaudi in Galleria Manzoni ed ero esterrefatta: chiunque entrasse gli proponevi una cosa e ne volevano un’altra perché c’era tantissima scelta. Allora lì ho pensato che c’era qualcosa che non funzionava. Parlandone con Franco Parenti, che era un caro amico, mi ha detto di fare una libreria specializzata in teatro. Ho accolto il consiglio e ho esteso a tutto lo spettacolo.”

La libreria è frequentata da persone che arrivano da tutta Italia, non è una libreria di quartiere “riforniamo le filodrammatiche della Toscana, le piccole compagnie di teatro amatoriali — gente spiritosissima, si divertono come dei matti; poi gli oratori, i gruppi di anziani. Andiamo incontro alle esigenze di tutti”

Con l’avvento dell’editoria online cos’è cambiato?

“Su internet c’è tutto, è vero, ma internet è stupido: non puoi andare a sottilizzare con internet, non si riesce scegliere. Qui i titoli sono già curati e scelti. Arrivano clienti che mi dicono “vorrei qualcosa con tre donne e quattro uomini” e io gli trovo il testo.”

Osteria dell'Utopia & Libreria Zivago, Via Vallazze 34

Osteria dell’Utopia & Libreria Zivago, Via Vallazze 34

Le librerie-bistrò

Un’altra categoria che sopravvive a Milano accanto alle librerie specializzate è quella delle cosiddette librerie-bistrò.

Quando chiedo a Bernardini cosa ne pensa di questo tipo di libreria dove il libro diventa spesso un oggetto estetico mi risponde “ma il libro ha anche il diritto di essere un oggetto estetico” prende in mano un libro di disegni egizi e me lo mostra: “la differenza tra un libro elettronico e un libro di carta è che un libro pesa, profuma: la lettura è un’esperienza anche sensoriale.”

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Spesso la caffetteria che affianca la libreria è un po’ un modo per sopperire alle difficoltà, per crearsi un cuscinetto, una garanzia di riuscita quindi si creano librerie ibride.

A MaMu si respira un’aria nuova. Il Magazzino Musica, nato a settembre 2015 da un’idea di Nicola Kitharatzis e Laura Ferrari.

È un posto poliedrico in una ex fabbrica di borse in una via tranquilla in Porta Romana: nel salone principale organizzano eventi di ogni tipo, dai compleanni dei grandi compositori ai laboratori di ukulele per bambini. Sul retro c’è una libreria di spartiti musicali e libri sul tema, e in fondo a un lungo corridoio pieno di spartiti c’è una liuteria gestita dal maestro liutaio Stefano Gibertoni.

 

MaMu, come tante altre librerie milanesi, fa parte dell’associazione LIM che coordina a livello comunale la rete delle librerie indipendenti. Il Comune ha recentemente creato un altro progetto a sostegno dei librai e in generale della diffusione della lettura a Milano, ovvero il Patto di Milano per la lettura. Grazie a lettori volontari, formati in collaborazione con la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, in diverse zone della città vengono organizzati incontri di lettura in scuole e biblioteche.

Un’altra iniziativa importante che da quest’anno si terrà a Milano è la fiera dell’editoria italiana. Tempo di Libri si trasferisce da Torino a Milano e dal 19 al 23 aprile arriverà in Fiera perché “dobbiamo pensare a modi diversi per comunicare il piacere della lettura” come ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno.

Illustrazione in copertina di ilcanediPavlov.

Foto delle autrici: Elena Buzzo e Susanna Fiori.

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