Negli Stati Uniti, dopo l’11 settembre, sono tornate indagini e fondazioni anti–comuniste. Oggi, sono dietro le quinte della nuova destra di Trump.

La storia dell’anti-comunismo negli Stati Uniti è lunga quanto il comunismo stesso. Le prime operazioni genuinamente anti-comuniste iniziarono immediatamente dopo la rivoluzione bolscevica ed erano colorate di razzismo e classismo. In quegli anni negli Stati Uniti stavano nascendo davvero dei movimenti di classe, operati soprattutto da immigrati dell’Europa dell’Est. È proprio negli anni Trenta che si codificava come il Comunismo fosse esplicitamente opposto ai valori americani — quando nel pieno del New Deal i circoli del partito comunista statunitense iniziavano a essere attivi nelle fabbriche contro Roosevelt per organizzare i lavoratori in sindacati locali.

Parlando di anti-comunismo negli States però si è portati subito a pensare agli anni Cinquanta — quelli del cosiddetto maccartismo — dei controlli isterici dell’FBI di J. Edgar Hoover alla retorica assurda della “paura rossa” di McCarthy: il primo caso di fenomeno propagandistico mass-mediatico a dare luogo a una vera e propria stretta fascista su tutti gli Stati Uniti. Meno noto è come, dopo l’11 settembre 2001, le indagini contro i  “sospettati di comunismo” abbiano scoperto una nuova primavera, e sia Stato federale che privati abbiano ricominciato a finanziare lautamente nuove fondazioni dedicate alla “memoria anti-comunista.”

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Il caso più discusso è di sei anni fa, quando il Comitato per fermare la repressione dell’FBI denunciò che agenti della polizia federale si erano infiltrati in svariate organizzazioni di attivisti — rimanendo dormienti a volte per anche due o tre anni. Durante un raid nell’appartamento di un attivista, la polizia aveva smarrito una cartella che rivelava non solo le operazioni di infiltrazione, ma anche la serie di domande che la sede centrale di Clarksburg aveva preparato per gli agenti. Alcune domande riguardavano strettamente le organizzazioni che la polizia sospettava fossero un pericolo per la sicurezza nazionale, altre erano più oscure, come se stessero investigando su una società segreta, con sistemi iniziativi — chiedendo se avessero un “nome comunista.”

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Ma è il mondo delle fondazioni e delle organizzazioni anti-comuniste quello più interessante: un mondo che è stato risvegliato dagli otto interminabili anni di relativa ragionevolezza della presidenza Obama, che ha saputo pienamente cavalcare la candidatura di Trump, e che ora lavora dietro le quinte della nuova destra di follia e governo.

The Heritage Foundation

The Heritage Foundation è, tra quelle che elencheremo nelle prossime righe, la più abbottonata e dall’aria ufficiale. Heritage vanta di portare al Congresso solo idee conservatrici “ricercate con accuratezza,” comunicandole a politici e pubblico con chiarezza. Fondata nel 1973, Heritage è stato il vero polo centrale di riferimento per tutti i politici contrari alla Obamacare, e l’attuale riforma sanitaria repubblicana è direttamente ispirata dal lobbismo di Heritage, che dichiara fieramente sul proprio sito la propria influenza sulle politiche del presidente — pagate una quota, e anche le vostre idee saranno ascoltate.

Ma la compostezza di Heritage è completamente artefatta: dietro la facciata istituzionale si diverte a produrre materiali che incitano all’odio e che nutrono il pubblico di paura. Nel 2009 Heritage ha prodotto un documentario di un’ora intitolato 33 minutes — il tempo che impiegherebbe una bomba atomica lanciata da qualunque punto del mondo a raggiungere una metropoli statunitense. Insomma, materiale per moderati. Heritage è anche il primo finanziatore di the Daily Signal, uno dei blog trumpisti più borghesi dell’internet, che spiega come Snowden, Manning e Obama siano i responsabili degli ultimi leak della CIA, perché “sia ora che le donne millennial abbandonino il femminismo da campus” e come sia necessario liberalizzare la vendita dei silenziatori per combattere i problemi di sordità tra i cittadini che usano armi da fuoco, una battaglia in cui in prima linea c’è anche Donald Trump jr.

Heritage riceve più di due milioni di dollari all’anno da più di 500 mila sponsor — tra cui c’è anche la Fondazione di Betsy DeVos, la nuova segretaria dell’Istruzione di Trump.

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TFP: l’American Society for the Defense of Tradition, Family and Property

gramscyTradizione, famiglia e proprietà privata: i veri valori americani, secondo la società di carità che si autodefinisce come “il network anticomunista e antisocialista di ispirazione cattolica più grande del mondo.” Secondo la TFP qualsiasi ideologia di sinistra è dichiaratamente incompatibile con il pensiero cattolico — e nel contesto del sempre più acceso dibattito politico, sente di dover difendere strenuamente le proprie posizioni contro “l’avanzata dell’egualitarismo.”

Come Heritage, anche TFP edita blog online — e più d’uno — ma con molto meno successo, probabilmente perché sono così fondamentalisti da essere molto meno avvicinabili. Basta leggere questo thinkpiece sul problema della religiosità nelle Università — o meglio, il fatto che la religiosità sarebbe in diminuzione — che sente il bisogno di aprire con un attacco al noto attivista e blogger Antonio Gramsci, e che propone eventi furbi come il Lady Day, un’anti-festa della donna in cui ci si vesta da donne arricchite di inizio secolo scorso, si parli di ricette e cucito, mentre gli uomini, ad un’altra festa, abbiano tempo di fumare pipa e sigari. Tra le attuali campagne di TFP non si possono non menzionare la “Crociata per il matrimonio convenzionale” e le proteste contro la blasfemia, che sembrano eventi di cosplayer medioevali ma invece no.

Western Hemisphere Institute for Security Cooperation

L’istituto WHINSEC non è semplicemente anti-comunista: ha ucciso comunisti. È un recente rebrand della Escuela de las Americas, un istituto indipendente finanziato dal Dipartimento di Difesa che si occupa di addestrare personale militare nei paesi dell’America Latina. Fondata nel 1946 come centro per l’addestramento di “controinsurrezione anti-comunista”, ha tenuto corsi di tortura fino a metà anni Ottanta. Di fronte alle molteplici accuse di insegnare a violare diritti umani basilari, la difesa del WHINSEC è stata un secco “nessuna scuola dovrebbe essere ritenuta responsabile delle azioni dei propri studenti.”

La continuata esistenza della Scuola delle Americhe è un vero scandalo che dura da decenni, contro cui si è organizzata una intera ONG e svariate manifestazioni negli anni. Nel 2000 lo stato federale invece di chiuderla le ha cambiato nome, appunto, in WHINSEC. Lo scorso anno, di nuovo, la sua stessa esistenza è stata fortemente messa in discussione quando la segreteria del Partito democratico statunitense ha concordato con i responsabili delle campagne di Clinton e Sanders che la chiusura dell’istituto dovesse essere nei programmi di entrambi i candidati.

Non c’è rischio che chiuda, ora.

Victims of Communism Memorial Foundation

La più divertente e determinata in questo brevissimo tour è decisamente la Fondazione del memoriale per le vittime del comunismo, una ONG fondata nel 1993 sotto diretto controllo del Congresso statunitense. Scopo della Fondazione era originariamente costruire un memoriale per le vittime del comunismo — come suggerisce il nome — ma il gruppo ha poi saputo diversificarsi e prodursi in una serie di lavori gradualmente sempre meno sensati e assennati. Lo scorso anno, la Fondazione ha ordinato un sondaggio a YouGov per misurare cosa i giovani millennial pensassero di comunismo e socialismo, realizzando una serie di domande una più divertente dell’altra.

Tra i risultati:

  • 1 cittadino statunitense su quattro (26%) e un terzo dei giovani crede che Bush figlio abbia ucciso più persone di Stalin;
  • Un millennial su quattro apprezza Vladimir Putin (cosa c’entra col comunismo? 🤔);
  • Il 64% degli intervistati si è detto d’accordo con l’espressione “Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni” (Oh no!);
  • Solo il 43% dei millennial considera il capitalismo un modello indiscutibilmente positivo.

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dissyLa Fondazione finanzia anche una testata online e un museo. Il blog, Dissident, è per fortuna mezzo abbandonato, ma almeno vende magliette di Che Guevara con una sbarra sopra, e altri memorabilia fondamentali come il film, che sospettiamo misinterpretino pesantemente, Good bye, Lenin.

Il nostro post preferito di Dissident? Sette cose che non sapevate sul culto della personalità di Stalin, dove i nostri dissidenti elencano tra le altre cose, tutti i titoli onorifici di Stalin. La settima “cosa”? Che Stalin stia tornando di moda.

Lo confessiamo: abbiamo tenuto il meglio per ultimo. Il museo del comunismo della Fondazione si chiama THE GULAG, e oltre a gallerie di foto e dipinti che raccontano gli orrori dei campi di prigionia sovietici, c’è anche un tour videogioco del gulag, scaricabile gratuitamente, dove potrete correre, passeggiare e saltare tra guardie, prigionieri, tutti doppiati in russo con un pesante accento occidentale, sotto una nevicata incessante: un dettaglio importante, necessario per spiegare ai giocatori la differenza con Guantanamo.

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