Benvenuti a Eco 

la rassegna stampa settimanale dedicata a energia, ambiente, ecologia e sostenibilità.

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In questa puntata: robot estrattori di petrolio, disavventure dell’OPEC, gas liquefatto, mappe dell’energia eolica.

1. Texas, robot e petrolio

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Un miliardo e duecentomila barili estratti tra petrolio e gas, il prezzo del greggio stabile sopra i 50$ da mesi e la produzione destinata ad aumentare: benvenuti in Texas, dove un mercato florido parrebbe non essere sinonimo di nuovi posti di lavoro. Dal 2014 ne sono stati persi quasi 100mila nel settore dell’Oil&Gas e la situazione non sembra destinata a migliorare. I responsabili? Sempre loro, i robot, di cui avevamo già parlato. Non si stancano, non sbagliano e — almeno per ora — le uniche spese da sostenere consistono nel loro acquisto. Nei campi petroliferi, così, non sono più richiesti uomini di fatica, bensì ingegneri e programmatori, che spesso operano da remoto e che tramite un continuo flusso di dati dalle piattaforme alle centrali di comando possono tenere sotto controllo i trend di produzione di centinaia di siti, oltre a valutare se e quando un pozzo necessiterà di manutenzione. Il problema è che i rapporto operaio licenziato/ingegnere assunto non è affatto di 1:1 — vi lasciamo immaginare chi avvantaggi.

2. L’OPEC fa sul serio?

A novembre scorso OPEC e paesi non-OPEC hanno deciso di tagliare la produzione di petrolio — non accadeva da quindici anni — nel tentativo di spingere verso l’alto i prezzi; in molti credevano che la riduzione non sarebbe realmente avvenuta. In questa serie di grafici possiamo vedere come sono andate le cose finora. Tra i membri dell’OPEC solamente Arabia Saudita, Angola e Qatar hanno raggiunto gli obiettivi fissati, mentre tra i paesi non-OPEC figura solo l’Oman. Precisazioni: la maggior parte dei membri OPEC che non hanno raggiunto il taglio previsto non è eccessivamente lontana dall’obiettivo finale — fatta esclusione per Iraq ed Emirati Arabi. I restanti paesi non-OPEC dovrebbero comunque diminuire la produzione nei prossimi mesi — e, a quanto pare, sarebbe nell’interesse di tutti i produttori.

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3. Ma anche gli Stati Uniti non scherzano

Il prezzo del petrolio, seppur lentamente, inizia a salire? Bene, come avevamo scritto su the Submarine, i produttori di shale festeggiano — guardare i dati per credere — e ricominciano a estrarre gas e petrolio. Quindi, o OPEC e paesi non-OPEC ridurranno sensibilmente la produzione o, secondo i pessimisti, prepariamoci a comprare un barile di petrolio per 30$. Non stupisce, quindi, che Mohammed Barkindo, segretario generale dell’OPEC, abbia amichevolmente dichiarato di considerare gli Stati Uniti “un partner strategico nel processo di ribilanciamento” del mercato del petrolio — d’altronde, cosa avrebbe potuto dire (o fare)? — e sostenuto che i prezzi nelle ultime settimane siano rimasti stabili per via di una forte aumento della domanda di petrolio — affermazione opinabile. È certo che il cartello sia in una situazione difficile, anche per gli enormi problemi legati al non aver, in ultima analisi, un’economia al di fuori dell’estrazione del petrolio — che 1) finirà e 2) diminuirà la propria importanza nei prossimi decenni.

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4. Che cos’è l’LNG

Estraiamo gas naturale dal sottosuolo, in appositi impianti eliminiamo le impurità — principalmente diossido di carbonio, acido solfidrico ed acqua — e raffreddiamo fino a -162 ℃: il gas si liquefa e il suo volume diminuisce di circa 600 volte, rendendo possibile il trasporto su metaniera. Una volta giunto a destinazione, tramite un impianto di rigassificazione lo si riporta allo stato gassoso, pronto ad essere nuovamente movimentato via terra e/o distribuito per l’utilizzo finale. In questo modo si aggirano i due classici problemi di un gasdotto, ovvero l’impossibilità di coprire qualunque distanza e — per motivi geopolitici — di attraversare qualunque stato sul planisfero. Questo, in breve, il principio dietro il liquefied natural gas (LNG), e qui una mappa che aiuta a rendersi conto di quanto ne venga trasportato annualmente — curiosità: i Giapponesi lo adorano. Secondo l’IEA, l’LNG aumenterà la propria quota sul mercato del gas nei prossimi anni, contribuendo a velocizzare il passaggio dal petrolio al gas come principale fonte energetica — step ritenuto fondamentale per diminuire la produzione globale di CO2.

5. La prima carbon tax del Sud-est Asiatico

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Questa settimana il governo di Singapore ha annunciato che entro il 2019 sarà implementata una tassa sulle emissioni di CO2, che aumenterà il costo di raffinazione del petrolio sul suolo nazionale. Dato che la gran parte dell’energia generata nel Paese deriva dal gas naturale, il costo dell’elettricità per gli utenti aumenterà solo del 2-4%. Secondo gli analisti, saranno le compagnie petrolifere a subire le conseguenze peggiori, vedendo diminuire il proprio margine di ricavo del 10-15% — per la cronaca: Royal Dutch Shell e ExxonMobil, proprietarie di due raffinerie in Singapore, si sono dette favorevoli alla tassa, ma solo nel momento in cui sia garantita la competitività del mercato. Nel 2015, alla Conferenza di Parigi, la piccola città stato — sede del più importante mercato finanziario di commodities dell’area e molto esposta alle possibili conseguenze del cambiamento climatico, come l’innalzamento del livello del mare — si è impegnata a ridurre del 36% il livello di emissioni (rilevate nel 2005) entro il 2030, e questa nuova carbon tax parrebbe dimostrare che alle parole stanno seguendo i fatti.

6. Quanta energia eolica abbiamo prodotto?

Ogni settimana mappe più belle: oggi tocca a questa, che mostra quanta energia elettrica è stata prodotta tramite eolico in Europa, oltre a segnalarvi l’electricity mix della UE e parecchi altri dati interessanti. Il nostro continente ha cominciato a investire seriamente su questa fonte, e nel 2016 quasi il 90% della nuova capacità di generazione di energia è provenuto dal vento — solamente la Germania ha prodotto il 44% della nuova capacità eolica europea. Di questo passo parrebbe non essere troppo lontano l’obiettivo, fissato a livello europeo, di raggiungere, tra le altre cose, un consumo di energia totale che per il 20% derivi da energie rinnovabili — qui i dettagli.

 


Eco è a cura di Giovanni Scomparin, Nicolò Florenzio e Tommaso Sansone.

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