Abbiamo intervistato Lucio Boschi di Antico Seme, una startup specializzata nella coltivazione e lavorazione della canapa sativa.



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Di stupefacente la canapa industriale ha solo il primato di essere una delle piante più versatili della Terra. Contiene per legge un quantitativo massimo di THC  minore dello 0,2%, che da quest’anno verrà alzato allo 0,6%. In questi ultimi decenni la legge è stata male interpretata per quanto riguarda le conseguenze legali della coltivazione, causando una drastica riduzione dei coltivatori. Ma dal 2013, in Italia, i produttori sono aumentati del 500%, e con loro le superfici coltivate con l’obiettivo di tornare al primato degli anni Cinquanta-Sessanta, quando il nostro Paese era al secondo posto per produzione mondiale di canapa industriale.

Il 22 novembre 2016 il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha approvato la legge per la promozione della filiera della canapa che identifica le varietà di canapa utilizzabili nei diversi settori produttivi, dall’edilizia alla cosmesi.

Abbiamo parlato degli utilizzi e delle qualità della canapa con Lucio Boschi, nato a Pescara, studente di Scienze Agrarie all’Università Statale di Milano e co-founder della start up Antico seme, che si occupa di lavorare la canapa industriale e commercializzarne i derivati.

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Da dove nasce l’idea?

Prima di iniziare il progetto e trasferirmi a Milano facevo il cuoco: mi sono avvicinato ai prodotti della canapa interessandomi alle proprietà organolettiche e nutrizionali, per poterla utilizzare come ingrediente. La fiera della canapa a Fermo nelle Marche, a cui ho partecipato, ha contribuito alla decisione di aprire l’azienda. Per approfondire la parte tecnica, ho deciso di iscrivermi alla Statale di Milano. Il mercato della Canapa sativa stava esplodendo, soprattutto nel Sud Italia. Da questo momento, si è aggiunto un terzo socio, che ci ha fornito il contatto di un imprenditore agricolo con 200 ettari di terreno. Nonostante l’età avanzata, il proprietario del lotto si è mostrato molto al passo con i tempi. Si è aggiunto poi un economista di Bologna, che ha redatto il business plan e ha permesso la nascita della società nell’aprile 2015 — a maggio dello stesso anno è iniziata la prima coltivazione di Antico Seme, che ad oggi conta 4 ettari.

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Qual è la vostra missione?

L’obiettivo principale è di ricondurre l’Abruzzo al primato sulla canapa. Lo scopo è dunque quello di ricreare un meccanismo virtuoso per fare rinascere la mia terra. Ci rivolgiamo alla ruralità, per combattere l’abbandono delle terre di origine. Vorremmo creare dei piccoli centri dove coltivare la canapa, per avvicinare i giovani e alimentare il turismo nelle piccole città della nostra regione, rilanciando così l’economia rurale.

Quali sono i vostri prodotti e cosa li valorizza di più?

Produciamo olio e farina, entrambi organoletticamente molto apprezzati, l’olio è il più ricco di omega-3 e omega-6, superando anche quello di lino; inoltre è notevolmente ricco di proteine, con ottima presenza amminoacidica. La farina prende le caratteristiche del seme, è ricca in fibre ed è senza glutine, dimostrandosi molto versatile nelle diverse diete.

Perché si dice che la canapa sia il maiale dell’agricoltura?

Perché non si butta via niente. Dal punto di vista produttivo, abbiamo lo 0% di scarto. Viene utilizzata tutta, i residui colturali vengono lavorati in rotoballe e poi destinati ad altri usi tra cui quello edilizio, con la formazione di canapulo, un materiale coibentante che permette la riduzione dei consumi o quello di biocarburante. Per la mia regione, la bioedilizia potrebbe essere molto utile a migliorare le case in una zona altamente sismica; già nell’aquilano è nato un paese con soli mattoni di canapa.

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La canapa è ecosostenibile?

La pianta è in origine un infestante, e dunque non ha bisogno di diserbanti, soffoca le malerbe ed è anche resistente agli attacchi entomologici. Si integra perfettamente nella rotazione con il frumento, incrementandone la crescita del 20% nell’anno successivo. Da un punto di vista idrico, è una pianta che ha uno scarso bisogno di acqua, e non viene irrigata durante tutto il tempo in campo. Infine, è una potente risanante del terreno (purifica i terreni dai metalli pesanti, ndr) e avendo un apparato radicale a fittone può ridurre la franabilità tellurica.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Sicuramente ampliare la gamma dei prodotti, abbiamo fatto molte sperimentazioni su pasta, taralli, biscotti, friselle e prodotti da forno. Un altro aspetto interessante su cui vorremmo investire è la produzione di birra. A breve termine stiamo pensando all’aumento delle dimensioni aziendali ed al controllo di tutta la filiera. Stiamo anche cercando di ottenere le certificazioni ISO 9000 e 14000.

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