Il 12 dicembre l’Unione Europea ha siglato un accordo con il governo del Mali per rimpatriare i migranti irregolari provenienti dal Paese.

L’intesa è stata firmata a Bamako da Bert Koenders, ministro degli Esteri olandese, per conto di Federica Mogherini, l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri.

koenders

Bert Koenders

L’accordo si inserisce nel piano adottato in un vertice a La Valletta nel novembre 2015 che prevede un finanziamento di 1,8 miliardi di euro da parte della UE ad alcuni Paesi africani.

A Bamako sono state stabilite misure per facilitare il rimpatrio dei cittadini maliani irregolari sul territorio europeo. Sono stati stanziati 145,1 milioni di euro per contrastare il traffico di esseri umani, per migliorare i controlli di frontiera e per agevolare i giovani nella ricerca di lavoro in Mali. Inoltre, alcuni operatori del Paese africano avranno il compito di identificare sul suolo europeo i loro connazionali per poi avviare le pratiche di rimpatrio.

L’intesa con il governo maliano è la prima di una serie di accordi che l’Unione Europea ha intenzione di negoziare con altri Stati africani, come Senegal, Etiopia, Nigeria e Niger.

L’Europa ha deciso di siglare questo accordo perché la situazione degli allontanamenti dei migranti irregolari va a rilento ed è quasi bloccata.

Per legge un migrante che non ha ottenuto la protezione internazionale è tenuto ad allontanarsi dallo Stato in cui si trova. Tuttavia, la maggior parte dei migranti a cui è stato negato l’asilo politico non lascia l’Unione e continua a vivere sul territorio in clandestinità. Questa situazione si verifica perché i rimpatri effettivi avvengono solo se il Paese europeo in cui si trova il migrante irregolare ha precedentemente stretto accordi con il Paese di origine della persona in questione.

“Gli Accordi di riammissione impongono alle parti contraenti l’obbligo reciproco di riammettere i loro cittadini ed, a determinate condizioni, anche i cittadini di paesi terzi e gli apolidi, specificando i criteri operativi e tecnici applicabili” si legge sulla Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio, 76 definitivo, del 23 febbraio 2011, sulla valutazione degli accordi di riammissione.

L’EU ha siglato solo diciassette Accordi di riammissione, ma gli Stati membri vantano altri Accordi bilaterali, conclusi prima che entrassero in vigore quelli europei. Anche questi continuano a essere applicati in alcuni Paesi, mentre la maggioranza degli Stati dell’Unione ricorre alle intese europee.

Bamako, capitale del Malì

Bamako, capitale del Malì

Il migrante irregolare viene identificato e riconosciuto presso il consolato del suo Paese di origine che poi ne fornisce i documenti di viaggio per rendere possibile la riammissione in patria. Il rimpatrio avviene attraverso charter, traghetti o voli di linea ed è forzato: si è riaccompagnati alla frontiera dalla Questura tenuta a eseguire l’allontanamento, con o senza scorta, a seconda dei casi.

Durante il viaggio, il migrante irregolare è accompagnato da uno o più agenti.

L’Italia, ad esempio, ha siglato accordi con la Tunisia, la Nigeria, l’Egitto e il Marocco. Per cui un cittadino nigeriano che non ottiene la protezione internazionale può essere rimpatriato. Invece, se un migrante senegalese non ottiene asilo politico, non essendoci alcun accordo fra Italia e Senegal, non è costretto a farvi ritorno.

L’allontanamento dei migranti irregolari provenienti da Paesi con cui non si sono siglati accordi, invece, spesso non avviene. In questo secondo caso, al migrante in questione viene rilasciato un documento, il cosiddetto “foglio di via”, con scritto che la persona è tenuta ad abbandonare il paese in tot giorni. Però, non essendo forzato, l’allontanamento solitamente non è effettivo.

Se da un lato l’accordo siglato con il Mali permetterebbe di affrontare meglio la questione dei migranti, ci si domanda come sia possibile rimpatriare dei migranti in un Paese in cui gli attacchi dei jihadisti sono all’ordine del giorno.

Il Nord del Mali, infatti, dal 2012 è in mano ai ribelli islamisti che hanno imposto la sharia e vietato la musica. I continui attacchi terroristici, inoltre, hanno causato il rimando delle elezioni. Il voto, poi, è stato considerato illegittimo dal momento che non ha considerato l’opinione politica della maggioranza della popolazione che non ha potuto votare, trovandosi nei campi profughi.

Solo nei prossimi giorni potremo vedere se questo accordo effettivamente funzionerà.

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