I Pesce sono la famiglia più potente della ‘ndrangheta. Hanno contatti e affiliati che si estendono lungo tutto lo stivale e gestiscono il traffico di droga da Gioia Tauro a Milano. Il loro quartier generale è la piana di Rosarno, dove ieri è stato arrestato il super latitante e lo stratega della ‘ndrina, Marcello Pesce. Attorno alle 5 di questa mattina la Squadra Mobile di Reggio Calabria ha fatto irruzione in un appartamento nel centro di Rosarno e ha arrestato Pesce e altre due persone, accusate di favoreggiamento. Nessuno ha opposto resistenza.

Un duro colpo all’intera ‘ndrina è arrivato con l’operazione All Inside del 2010 da cui sfuggì Marcello che da allora era latitante. I beni immobili sequestrati dopo l’operazione sono prevalentemente a Milano e Como.



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L’operazione ha portato dopo più di due anni di udienze, iniziate nel Tribunale di Palmi il 12 luglio 2011, alla sentenza nel 2013 — 40 condanne, di cui 14 riguardano membri della famiglia Pesce. Tra questi non c’è Marcello detto “U ballerinu” che si è salvato grazie all’SMS in codice “è nata una bambina, è nata una bambina” guadagnandosi un posto nell’elenco del Ministero dell’Interno tra latitanti più pericolosi del Paese e la condanna a 16 anni e due mesi di reclusione per associazione a stampo mafioso e intestazione fittizia di beni. Inoltre, dal 2015 è stato emesso il il mandato di arresto europeo da parte della Corte di Appello di Reggio Calabria.

La famiglia è attualmente guidata da Antonino Pesce, cugino di Marcello, nonostante sia detenuto nel carcere di Secondigliano. Le ramificazioni della ‘ndrina coinvolgono famiglie che a Milano hanno in mano la periferia Ovest tra Quarto Oggiaro e Comasina — nomi quali Piromalli e Mancuso. Droga, estorsioni a locali notturni e baracchini sono gli affari che i Pesce gestiscono nel Nord Italia.

Nel 2006 viene arrestato a Milano Giuseppe Ferraro all’interno dell’operazione Laguna Blu della squadra mobile di Milano. Sua nipote, Giuseppina Pesce, ha avuto un ruolo chiave in tutte le operazioni che hanno portato agli arresti nella sua famiglia — è stata la prima collaboratrice di giustizia di una ‘ndrina così importante.

Il Comune di Rosarno, la loro roccaforte, è stato sciolto per mafia: le infiltrazioni della famiglia Pesce riguardavano sia l’amministrazione comunale che gli appalti. Ad oggi, all’interno dell’indagine Crimine, Rosarno risulta essere il comune con la più alta densità criminale d’Italia.

Il 17 febbraio 2012, Giuseppe Pignatone, allora procuratore capo a Reggio Calabria, ha dichiarato: “A Rosarno ci sono 15 mila abitanti e da alcune intercettazioni ambientali abbiamo scoperto almeno 250 affiliati e non meno di 7 che se ne affacciano ogni settimana.

Se a questi aggiungiamo parenti, amici o conoscenti, significa che la ‘ndrangheta controlla la vita dei cittadini con un metodo quasi democratico, senza usare la violenza, perché ha la maggioranza.

In un paesino come Rosarno vanno a presentarsi gli affiliati per chiedere consigli e il rispetto delle regole. Parlo di ‘ndranghetisti che arrivano dal resto dell’Italia ma anche dalla Germania e dalla Svizzera per dirimere divergenze o controversie.”

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